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Ansia da separazione nel cane

Ansia da separazione nel cane

Ansia da separazione: cos’è, cosa evitare e come aiutare il cane che ne soffre. L’ansia da separazione, problema comportamentale noto a tante persone, è un disagio che il cane manifesta con una ampia varietà di sintomi quando rimane senza la sua figura di riferimento. La causa dell’ansia da separazione è solitamente il tipo di legame che il cane, in giovane età, ha sviluppato con uno o più componenti della famiglia.Quando viviamo con un cucciolo, infatti, siamo spesso portati a coccolarlo continuamente, accoglierlo quando ci cerca per restare in contatto continuo con noi o addirittura tenerlo molto in braccio e iper-proteggerlo limitandolo nelle sue esplorazioni. Sicuramente è importantissimo essere rassicuranti e presenti con un cucciolo che cresce ed ha bisogno di riferimenti sicuri ma è altrettanto importante dargli delle opportunità per sperimentare le sue capacità di autonomia, facendolo con il giusto metodo e la corretta gradualità e tempistica. Ci sono cani che manifestano ansia anche solo quando perdono di vista il loro referente dentro casa, se non possono seguirlo fisicamente o almeno solo con lo sguardo, ed altri che invece soffrono di questo problema quando la famiglia esce di casa lasciandoli realmente da soli.  I sintomi possono essere diversi e di differente intensità. Alcuni soggetti manifestano sintomi molto violenti anche se restano da soli per pochi minuti, facendo urina e feci sparse per casa, distruggendo cuscini o divani, tirando a terra libri o soprammobili e molto altro ancora.Altri cani, in aggiunta o in alternativa, quando restano da soli possono abbaiare o ululare ininterrottamente, per ore, dimenticando di bere e riposare perché incapaci di calmarsi.  Tutto questo oltre ad essere molto dannoso per la loro salute, può creare problemi con i vicini di casa e danni anche piuttosto seri al mobilio. Cosa accade a questi cani? Qual è l’errore più comune che si commette di fronte a quello che fanno? L’errore più frequente che si commette rientrando a casa è punirli o sgridarli per i danni che hanno fatto.  È vero, non è facile restare indifferenti quando si trova la casa devastata dal cane o il vicino ci ha chiamati per lamentarsi, eppure è fondamentale riuscire a farlo. Ciò che spesso noi chiamiamo “dispetto” in verità è l’espressione di un profondissimo disagio che il cane vive travolto da emozioni negative. Basta comprendere questo per capire quanto possa essere dannosa la punizione o il rimprovero. Ciò che provoca questo disagio spesso è una eccessiva dipendenza da noi, la percezione che il cane ha di insicurezza, una sorta di pensiero angosciante “da solo non riesco a sopravvivere”.  L’ansia, espressa in quei danni che noi erroneamente pensiamo siano dispetti, in questi cani è davvero violentissima e loro cercano di affrontarla come possono: si agitano, ci cercano, annusano in giro, leccano, mordicchiano per provare a calmarsi, hanno dissenteria dovuta ad attacchi di colite e, nei casi più gravi, di panico.Facile immaginare perché sia necessario evitare la punizione. Tutto ciò accade contro la volontà dell’animale, anzi lui eviterebbe ben volentieri di stare così male. E allora se non sono dispetti perché quando rientriamo possiamo trovarlo affranto, come se si sentisse in colpa? Perché la nostra comunicazione non verbale è chiarissima agli occhi dei nostri amici, la nostra reazione di rabbia, seppur silenziosa o peggio se in passato si è tradotta in urla, sculacciate o punizioni, è evidente.Ciò che la rende disfunzionale è che tutto ciò che è stato in nostra assenza avviene a seguito di uno stato ansioso del tutto incontrollabile per il cane e che si traduce in comportamenti che vanno oltre la sua possibilità di interrompersi. Cosa fare, quindi? Attenzione: Inibizione o punizione dei sintomi di ansia provocano esclusivamente un peggioramento del problema. Oltre ad evitare le punizioni sarà importante evitare qualsiasi forma di contenimento come ad esempio chiuderlo in una gabbia in casa oppure in una stanza vuota al fine di limitare i danni.Decisamente più utile, per ridurre l’ansia e i relativi sintomi, sarà dargli supporto chiedendo aiuto a un parente oppure a un dog sitter, per limitare al minimo il tempo che passerà da solo. I sintomi dell’ansia da separazione sono difficili da accettare per noi, talvolta i danni sono veramente molto importanti, ma non dimenticate che esprimono una sofferenza che il cane non può controllare e che si eviterebbe ben volentieri anche lui.Pertanto vi consiglio, in prima battuta, di avere pazienza e comprensione perché il cane sta soffrendo tanto quanto voi patite gli effetti del suo comportamento e quanto prima di rivolgervi al vostro medico veterinario che valutata la situazione vi potrà consigliare un collega veterinario esperto in comportamento che saprà darvi aiuto rapidamente. Med. Vet., PhD, Esperto in comportamento animale riconosciuto FNOVI - Esperto in IAA: Interventi Assistiti con gli Animali - (Medicina comportamentale)Dr.ssa Maria Chiara CatalaniAutore

Il Capodanno per il cane e la fonofobia

Il Capodanno per il cane e la fonofobia

Luci, colori, festeggiamenti e fuochi artificiali. Questo e molto altro è il nostro modo di festeggiare il nuovo anno che arriva. Questo, però, se per noi è festa può diventare una vera tortura per un cane così come per molti gatti ed altri animali. In molte città accade spesso che il bilancio del primo giorno dell’anno sia tragico per quei cani che vivono all’esterno, nei giardini o in campagna perché moltissimi di loro vivono con terrore la notte di capodanno e i fuochi artificiali che illuminano il cielo ma, soprattutto, producono rumori violentissimi. La fonofobia è un problema diffusissimo nei cani ed è facile immaginare il perché se si considera che il cane ha una grande sensibilità acustica e visiva. La notte di capodanno, trovandosi da solo nel pieno di una super-stimolazione sensoriale, fatta di luci abbaglianti e rumori fortissimi, un cane può avere moltissima paura, fino ad arrivare ad un vero e proprio attacco di panico. I soggetti che soffrono di questo problema, quindi, possono manifestarlo a diversi livelli di gravità. Ci sono cani che hanno semplicemente paura durante i fuochi artificiali e la manifestano cercando il contatto fisico, sobbalzano quando sentono i botti, seguono in casa oppure cercano un rifugio negli angoli più appartati dell’abitazione. Altri cani, invece, tremano, cercano una via di fuga o si muovono incessantemente ansimando, possono addirittura ferirsi graffiando contro le porte o un muro, possono avere scialorrea o attacchi di dissenteria. Infine, ci sono quei soggetti che perdono letteralmente il controllo di sé, in preda ad un vero attacco di panico, quelli che più rischiano la vita, inconsapevoli di ciò che fanno e che rischiano di finire investiti se riescono a scappare o di lanciarsi da una finestra se malauguratamente la trovano aperta. È importantissimo, quindi, prestare attenzione al cane quando si nota che soffre di questa paura, magari palesata durante un temporale o ai primi piccoli botti nei giorni che precedono le feste.   Cosa fare per aiutarli? Agire preventivamente può essere letteralmente vitale per l’animale. Per quei cani che solitamente vivono in giardino, sarà necessario trovare una collocazione sicura. Le cronache raccontano di numerosi animali morti investiti nella notte di capodanno, perché stavano vagando disorientati nel traffico e nel frastuono dei festeggiamenti. Questi cani dovrebbero essere abituati già qualche giorno prima ad entrare in casa, così da poterli mettere al sicuro nelle sere centrali delle festività, quando tra le prove e i festeggiamenti si sentiranno gli spari. In questo modo potranno essere collocati in un ambiente sicuro, in casa, scegliendo una stanza quanto più possibile isolata e si eviterà che rischino la vita presi dalla fortissima paura. Per attenuare la paura anche degli animali che vivono all’interno delle nostre abitazioni è possibile fare qualcosa. L’isolamento acustico e visivo è determinante per attenuare il terrore che possono provare questi cani, perciò dovremmo scegliere di adibire per loro una stanza senza finestre, o dove si possano chiudere bene vetri e tapparelle, cercando di creare un ambiente confortevole per loro. Possiamo mettere della musica di sottofondo per attenuare i rumori esterni, questo aiuterà l’animale a ridurre l’iper-vigilanza rispetto a quanto accade all’esterno, predisponendolo meglio ad accogliere il nostro aiuto. Un altro aiuto importante sarà il nostro atteggiamento rispetto al cane e a quanto accade fuori casa. Innanzitutto il cane dovrà sentirsi accolto, fisicamente in casa ma anche rispetto a ciò che prova. Mostrarsi indifferenti o, peggio, sgridarlo non farà che peggiorare le cose.  Un cane spaventato, infatti, esattamente come noi, ha bisogno di sentire che può fare conto sulle persone che rappresentano per lui un punto di riferimento. Nel momento della paura avere qualcuno accanto che può aiutarlo è fondamentale. La paura è un’emozione vitale nelle situazioni che mettono in pericolo la vita e un cane che ha paura dei fuochi artificiali si sente in pericolo di vita quando si trova nel mezzo al “bombardamento” della notte di capodanno.  Il conforto, l’accoglienza, le attenzioni per attenuare luci e rumori sono il primo passo. Quando cominciano i festeggiamenti, poi, sarà importante l’aiuto attivo. Sarà molto utile porsi con un atteggiamento sereno, tranquillo, allegro, perché questo potrà ispirare tranquillità nel cane, se si fida sufficientemente di noi. Può essere utile proporre un gioco che lo diverte, oppure semplicemente sederci accanto al cane accarezzandolo o semplicemente festeggiare cercando di coinvolgerlo in un clima festoso e distrarlo da ciò che accade fuori dalla casa.   Prima e dopo i festeggiamenti. Per evitare di aggravare la paura con ulteriori traumi o, ancora peggio possibili incidenti, sarà necessario scegliere con cura l’orario e le modalità di uscita in passeggiata. È bene evitare le uscite durante le ore clou della sera di festa, scegliendo piuttosto orari tranquilli dove sono minori le possibilità di sentire botti improvvisi. Un'altra importante attenzione è di evitare le uscite in libertà anche per un rapido bisogno, che sia in giardino o al parco. Un botto improvviso potrebbe provocare una forte paura, la fuga, l’aggravamento dello stato di allerta e complicare le ore successive. Prima di uscire di casa è bene accertarsi che il collare o la pettorina siano ben stretti, il guinzaglio andrà tenuto ben saldo tra le mani e nel caso dovessero sentirsi botti all’improvviso potrebbe essere necessario contenere il cane in braccio, se possibile, o direttamente da collare o pettorina ed allontanarsi dal rumore.   Prevenire per curare. Per i cani che presentano sintomi seri a causa dei rumori da sparo, come tremori, tachipnea, tachicardia, dissenteria o che abbiano già messo in atto tentativi di fuga in passato, sarebbe opportuno provvedere per tempo ad una visita veterinaria comportamentale. Esistono in commercio molti prodotti naturali che possono dare conforto all’animale che soffre di fonofobia, molti accorgimenti che saranno da individuare sulla base del soggetto, del tipo di abitazione, delle risorse famigliari. Agire per tempo vorrà dire poter vivere le festività con maggior serenità del cane e di tutta la famiglia, riducendo la paura anche degli eventi futuri. “Med. Vet., PhD, Esperto in comportamento animale riconosciuto FNOVI, Presidente SISCA (Società Italiana Scienze Comportamentali Applicate) - (Medicina comportamentale)”Dr.ssa Maria Chiara CatalaniAutore

Traslocare con il gatto: quali accorgimenti sono importanti per la sua serenità?

Traslocare con il gatto: quali accorgimenti sono importanti per la sua serenità?

Accade spesso che il medico veterinario esperto in comportamento sia interpellato quando è in programma un cambiamento importante che coinvolgerà anche il gatto della famiglia. Chiunque viva con questo animale conosce perfettamente le difficoltà che può avere nell’affrontare anche piccoli cambiamenti, apparentemente insignificanti: arredamento nuovo, un ospite che resta qualche giorno in casa, affrontare un breve viaggio. Oramai molti studi confermano quanto sia importante per il gatto la stabilità dell’ambiente di vita così come delle abitudini, della routine. Il gatto ama sottolineare la sua presenza in casa e la destinazione d’uso delle diverse parti dell’ambiente di vita, utilizzando diversi tipi di marcatura olfattiva e visiva e questo gli permette di sentire la casa più sua, lasciando indicazioni che gli danno sicurezza e rendono ogni particolare della casa una certezza da ritrovare ad ogni annusata. Per questo motivo, ad ogni cambio di stanza, ogni movimento, ogni modificazione della compagnia in una stanza può indurre il gatto a lasciare tracce di sé, depositando marcature differenti, paragonabili a dei cartelli stradali o a post it, effettuate attraverso i feromoni.  Questi segnali chimici para-olfattivi portano un messaggio al cervello, passando attraverso un organo senso – olfattorio accessorio posto tra cavità buccale e nasale (Organo Vomero Nasale o di Jacobson), di fondamentale importanza per molti animali perché consente loro di decifrare messaggi lasciati da animali della stessa specie. I feromoni sono quindi una sorta di evidenziatore usato dall’animale per segnalare la sua presenza in zona, eventuali pericoli, lo stato fisiologico, le differenti funzioni di un luogo o l’altro e sono secreti da differenti parti del corpo, a seconda del messaggio da depositare e della necessità individuata dal gatto. Le marcature facciali sono quelle che vengono depositate su oggetti, passaggi, persone con lo scopo di sottolinearne l’importanza e la “proprietà”. Strofinando guance e mento, il gatto deposita delle molecole prodotte dalle ghiandole facciali, talvolta anche visibili come “macchie” untuose sugli spigoli delle pareti. Le marcature con graffio, al contrario di quanto comunemente si pensi, non vengono effettuate per “farsi le unghie” ma per indicare un punto di transito o un luogo in cui il gatto ama appartarsi e appisolarsi. Queste sono molto importanti perché permettono al gatto di lasciare due tipi di messaggi: visivo – il graffio che rimane sul substrato – olfattivo – con la deposizione di feromoni prodotti dalle ghiandole sottoungueali.  Una terza modalità di marcatura del gatto è quella che avviene tramite l’urina (raramente con le feci).  La marcatura urinaria può essere depositata quando qualcosa nell’ambiente non va come il gatto vorrebbe: se ci sono altri felini sconosciuti oppure se vengono eliminate le marcature – ad esempio, quando si tinteggiano le pareti o si cambia il divano perché è stato graffiato. Questa marcatura può comparire anche quando il gatto subisce un trasloco senza le dovute attenzioni e precauzioni, trovandosi catapultato in un nuovo ambiente del tutto sconosciuto. Come prepararsi al cambiamento Il trasloco è un evento impegnativo anche per noi, implica un periodo di confusione in casa, tra scatoloni e gran parte delle nostre cose fuori posto, andirivieni continui tra due case, organizzazione di tempo e spazi, adattamento alle novità.  Per immaginare cosa significhi per il gatto dovremmo poterci immergere nella sua percezione dello spazio e alla sicurezza che questo animale trova delimitando la propria casa con i feromoni e che è strettamente correlata ad una stabile routine accanto a noi.  Per un gatto “trasloco” vuol dire essere stressato e vederci stressati, impegnati nel districarci tra le mille cose da fare e risolvere, distratti rispetto al quotidiano condiviso con lui, sotto sopra da ogni punto di vista. In aggiunta, per il gatto vedere la casa altrettanto stravolta in ogni angolo è un elemento di ulteriore stress e perdita di riferimenti di ogni tipo. Allora prepararsi al cambiamento significa prevenire aiutare il gatto ad accettare il più possibile serenamente questo grande cambiamento. Quando cominciare a prepararlo ai cambiamenti?  Questo è variabile ed è in relazione alla nostra capacità di organizzazione che potrà rivelarsi preziosissima in una situazione del genere.  Se il trasloco andrà fatto in poco tempo e si prevede che al caos, si potranno aggiungere concitazione e un po’ di ansia, sarà bene quanto meno anticipare tutto il possibile per limitare lo stress dell’animale, cominciando ad adottare accorgimenti almeno un mese prima.  Esistono in commercio prodotti specifici, nutraceutici o integratori alimentari, molto validi per supportare l’animale in un momento che potrebbe rivelarsi stressante. Si tratta prodotti utili per ridurre l’ansia e assolutamente sicuri perché privi di controindicazioni. Il medico veterinario potrà consigliare i più adatti all’animale, a seconda del suo profilo comportamentale e della sua adattabilità. Un altro supporto molto importante per aiutare il gatto ad affrontare al meglio il cambiamento sono i feromoni di sintesi, copie di quei messaggi chimici che il gatto deposita quotidianamente nel proprio ambiente e che gli danno sicurezza.  Esistono in commercio feromoni di sintesi, che si diffondono nell’ambiente grazie a un diffusore elettrico, che possono attenuare l’ansia da cambiamento anticipando, nel contempo, l’azione di marcatura del gatto nella nuova casa fintanto che non sarà lui stesso a appropriarsene una volta trasferiti. Questi dovrebbero essere applicati nella nuova casa almeno 7-10 giorni prima del trasferimento del gatto, per offrirgli al suo arrivo un ambiente più confortevole e rassicurante. Nell’attesa possiamo anche inserire attività di preparazione per prevenire lo stress.  Qualche tempo prima può essere utile lasciare in casa scatole e scatoloni vuoti, di diverse dimensioni e in diversi posti, lasciando al gatto la libertà di esplorarli. Questi oggetti, che presto invaderanno tutta casa, possono comparire preventivamente come situazioni di divertimento: il gatto potrà essere incoraggiato a nascondersi dentro lo scatolone, giocarci e abituarsi a ciò che accadrà durante i preparativi. Con estrema semplicità potremo quindi trasformare ciò che potrebbe essere qualcosa di stressante per la modificazione ambientale, la perdita di controllo e di riferimenti domestici, in un divertentissimo gioco. Accogliendo gli agguati e il nascondino tra una scatolone e l’altro, offrendo al gatto qualche scatola creata ad hoc per la ricerca di qualche buono snack o di alcuni dei suoi giochi preferiti, potremo facilmente trasformare i preparativi in un momento di interazione e distrazione, alleviando lo stress di tutti.   Il trasloco si avvicina Buona abitudine sarebbe tenere sempre a portata di gatto il suo trasportino affinché non diventi un oggetto del terrore, associato all’idea che si andrà dal dottore ma un luogo di riposo. Perché la percezione olfattiva di questo luogo sia positiva è importante lavarlo bene dopo ogni trasporto dal veterinario, affinché i messaggi di paura (feromoni di allarme) che il gatto può avervi lasciato durante il tragitto attraverso i cuscinetti plantari, scompaiano insieme alla paura che ha provato. A tale scopo è sufficiente lavare accuratamente interno ed esterno del trasportino con acqua e sapone, per poi passarlo con alcool e, dopo aver fatto asciugare bene ed evaporare ogni odore, sistemarci una copertina morbida o un cuscino. La collocazione del trasportino, preventivamente pulito, in un punto della casa gradito al gatto, stimolerà la sua curiosità e lo incoraggerà ad esplorarlo, entrarci, sdraiarsi sul tetto, portarci qualche giocattolo o andare a farsi un pisolino al riparo da rumori e dal movimento in casa. Questa preparazione, oltre ad essere utile per cancellare l’antipatia per il trasportino, ci permetterà di abituare il gatto a brevi spostamenti senza che questi siano associati esclusivamente alla visita veterinaria e farà sì che il trasferimento dalla casa vecchia alla nuova possa essere più tranquillo. Inoltre, una buona percezione del trasportino ci permetterà di far conoscere al gatto la nuova dimora in più riprese, portandocelo per qualche ora quando andremo a sistemare le nostre e le sue cose, e fintanto che tutto sarà sistemato e tutta la famiglia si ricollocherà nella nuova casa.   Predisporre la nuova casa al meglio Per aiutare il gatto ad adattarsi più rapidamente e con minore stress al cambiamento, può essere utile allestire inizialmente una zona delimitata dell’abitazione dove potrà trovare una o più cassettine igieniche, dei punti cibo ben distanziati dalle cassettine, acqua, giocattoli, cucce e elementi di arredo per arrampicarsi ed appartarsi in alto, tiragraffi e tutto ciò che più gradiva nella precedente abitazione. Nella stessa zona sarà utile applicare, come scritto in precedenza, i feromoni (in una presa di corrente in basso). In questo modo daremo al gatto il tempo per ambientarsi gradualmente, secondo i suoi tempi e gli eviteremo di sentirsi spaesato, sopraffatto da troppe novità. Nel contempo, il nostro amico avrà la possibilità di apprezzare l’effetto dei feromoni di sintesi e di arricchire con marcature di sua produzione il nuovo ambiente, rilassandosi con eventuali nutraceutici consigliati dal medico veterinario e divertendosi a fare la caccia al tesoro tra gli scatoloni in attesa di collocazione. “Med. Vet., PhD, Esperto in comportamento animale riconosciuto FNOVI, Presidente SISCA (Società Italiana Scienze Comportamentali Applicate) - (Medicina comportamentale)”Dr.ssa Maria Chiara CatalaniAutore

VIVERE CON UN CANE CIECO

VIVERE CON UN CANE CIECO

In qualità di oculisti veterinari, spesso, ci troviamo a dover diagnosticare anche malattie oculari gravi che causano in maniera inevitabile ed irreversibile deficit visivi negli animali sottoposti a visita specialistica. Informare i proprietari che il loro “amato” animale ha perso la vista o la perderà definitivamente di lì a breve non è mai facile, perché ci porta ad affrontare il loro dispiacere e sconforto, che può esitare a volte in un pianto irrefrenabile. La cecità per un essere umano è certamente una situazione drammatica e grave, ma pensare che anche per un cane (o un gatto) sia sinonimo di una vita infelice, isolata dai componenti della famiglia, priva di momenti di gioco e normalità non è una corretta concezione! I nostri animali si affidano alla vista in maniera meno importante rispetto alle persone: l’olfatto, l’udito, il tatto sono decine di volte più sviluppati e, molto più spesso di quello che noi potremmo pensare, in “situazioni di compensazione”, cane e gatto si orientano affidandosi totalmente a questi sensi. Se dovessimo immaginare come percepiscono il loro mondo, dovremmo sostituire il verbo vedere con quello sentire, inteso come capacità di descriverlo con odori, sensazioni e suoni. Non ci deve sorprendere quindi se alcuni soggetti non mostrano alcun cambiamento comportamentale pur avendo grossi o totali deficit della visione (talvolta siamo noi specialisti durante la visita oculistica a comunicare al proprietario che il loro animale è già cieco…). Come reagisca un cane al “black out visivo” dipende comunque dalla sua personalità: un soggetto pauroso, fragile, anziano o al contrario abituato a fare il leader, potrà metterci più tempo ad adattarsi alla nuova condizione e potrà manifestare disagio/aggressività o dipendenza nei confronti del proprietario e degli altri animali, oppure potrà cadere in depressione, riducendo le sue attività abituali di gioco e interazione sociale, trascorrendo la maggior parte della giornata a dormire. Quello che può fare la differenza in queste situazioni è proprio l’aiuto da parte del proprietario: tramite un po' di esercizio e tanta pazienza si potrà “insegnare” al proprio cane ad adattarsi alla sua “nuova vita”. Il padrone, dal canto suo, dovrà aver superato le fasi negative del “lutto” (negazione, rabbia, contrattazione, depressione) ed essere approdato alla fase di accettazione della cecità del proprio animale; solo così potrà davvero aiutarlo, motivandolo ed incentivandolo a ritornare ad una nuova normalità. Sarà fondamentale che il veterinario spieghi chiaramente qual è la patologia oculare che affligge l’animale e, qualora sia dolorosa, come ad es. in alcuni casi di glaucoma, consigli la miglior terapia per mantenere una buona qualità di vita; un animale cieco, ma senza dolore oculare, vive bene a volte quasi come un suo simile non malato. Talvolta quando il dolore è acuto e non controllabile con i farmaci la “rimozione chirurgica dell’occhio” (enucleazione) può rappresentare la soluzione più rapida e definitiva; questa azione non deve spaventare o sconvolgere il proprietario poiché il cane non è conscio di aver perso un organo e non lo vivrà come trauma emotivo, come invece accade per gli esseri umani. Cani che risultavano abbattuti e sofferenti da tempo come conseguenza della malattia, riacquisteranno, subito dopo l’intervento, quella vivacità, “giovinezza” e gioia di vivere che sembravano aver perso, e molto spesso i proprietari se ne accorgono e ne sono testimoni.Con il giusto atteggiamento e allenamento sarà possibile insegnare al proprio cane a muoversi di nuovo in sicurezza nello spazio casalingo e all’esterno, inizialmente con l’aiuto di un collare e un guinzaglio, poi anche senza; nelle prime fasi si dovrà evitare di lasciarlo libero per impedirgli di cadere o farsi male. Sarà fondamentale impartire comandi unici e precisi per ogni azione come ad es. “rallenta”, “stop”, “libero”, “sali”, “scendi”, ecc., da scandire con un tono ed un’inflessione della voce diversa a seconda di quello che si vuole richiedere, non potendo l’animale vedere il linguaggio corporeo del proprietario. Se per es. il cane sta per andare a sbattere contro un oggetto bisognerà impartire il comando “stop” in maniera secca e decisa, mentre se l’ostacolo si trova a diversi metri di distanza il “rallenta” dovrà essere pronunciato con una cadenza lenta e ritmata. Non si dovrà mai alzare la voce o perdere la pazienza, facendo avvertire la propria frustrazione se l’animale non esegue un comando: di solito avviene o per mancata comprensione o per eccessiva distrazione (es. all’aperto o in presenza di altri animali). Meglio fermare l’esercizio e prendersi una pausa per evitare che il cane percepisca il nostro sconforto e si deprima; ogni volta invece che completerà l’ordine, si dovrà premiarlo con cibo e carezze oltre che con complimenti verbali. Più tempo si dedicherà all’esercizio, più il soggetto imparerà in fretta.  Per aiutarlo a costruire e memorizzare la “mappa mentale” dell’ambiente in cui vive si potrà marcare il territorio con profumi ed olii essenziali, consigliando il proprietario di spostare il meno possibile i mobili e le altre cose e di allestire una sorta di tragitti fatti di stoffa o altro materiale per differenziare in maniera tattile le varie parti della casa: l’animale imparerà ad utilizzare queste “passerelle” come vie preferenziali per evitare gli ostacoli e nel tempo  riuscirà a farne a meno. Nel caso in cui un minimo di funzionalità visiva sia ancora mantenuta, come negli stadi iniziali della PRA (atrofia progressiva della retina) dove la visione notturna viene persa per prima, si potrà aiutare il cane lasciandogli alcune luci ambientali accese la sera o “spezzando” la monocromia della casa applicando delle strisce nere o bianche in contrasto, per es sui gradini o negli spigoli dei muri.  Tutte le superfici pericolose e le estremità appuntite dovrebbero venire ricoperte con materiale morbido per evitare che l’animale ci sbatta contro e si ferisca, procurandosi per es delle lesioni della superficie corneale. Anche il gioco non potrà essere abbandonato perché parte integrante della componente etologica: l’utilizzo di palline con campanellini o simili, magari marcati con odori e profumi particolari, faciliterà il cane nella loro individuazione.  Se il soggetto è abituato ad interagire con altri animali si dovrà, con tutte le cautele, incentivare questo aspetto, avvisando gli altri proprietari della cecità del proprio cane e chiedendo loro di prestare maggiore attenzione. Infatti gli animali comunicano, oltre che con la voce, anche con un linguaggio corporeo; un soggetto cieco non potrà ovviamente vedere i segnali mandati da un altro cane (es. la posizione delle orecchie, della coda o del corpo stesso) e quindi per questo potrebbe non comportarsi di conseguenza, innescando anche atteggiamenti aggressivi uni o bidirezionali. Queste attenzioni dovranno essere maggiori in spazi ristretti o in ambienti che possono aumentare l’agitazione degli animali, come dal veterinario, dal toelettatore o in casa di parenti e amici. In conclusione, la cecità è sicuramente un forte handicap per qualsiasi essere vivente, ma nel cane non deve essere motivo di abbandono o, peggio ancora, di richiesta di eutanasia. Come citato in un famosissimo libro per bambini “Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi” ricordiamoci che i nostri amici a quattro zampe hanno un cuore immenso, che continuerà a vedere, e sentire, indipendentemente dalla loro vista, anche grazie al nostro prezioso aiuto.     “DVM, Dottore di Ricerca in Oftalmologia Veterinaria Specialista in Clinica e Malattie dei Piccoli Animali (Oftalmologia)”Dr. Domenico MultariAutore

Il cane e l’emergenza COVID-19

Il cane e l’emergenza COVID-19

In questo tempo così particolare, durante il quale saremo chiamati a restare in casa per settimane, a cambiare drasticamente la nostra routine, qualcosa senza dubbio accadrà nella relazione con i nostri animali. Il cane o il gatto che vivono con noi ci vedranno in casa, per giorni e giorni, come se le domeniche si incantassero in un continuo replay. Sarà sicuramente molto bello per loro ritrovarci ed avere del tempo da trascorrere con noi, probabilmente per la prima volta nella loro vita non sentiranno la noia e la monotonia che caratterizza la solitaria attesa che caratterizza normalmente le loro giornate. Cosa accadrà però quando torneremo a correre, alla nostra frenesia, al lavoro, alle giornate di otto, dieci, dodici ore fuori casa? È difficile prevederlo, ma è importante pensarci ora, in particolar modo parlando del cane, che oggi si gode la nostra presenza in casa ma domani potrebbe rimpiangerla tanto da manifestare stati ansiosi molto gravi. Il cane ha una forte propensione per la condivisione e per la ricerca del contatto fisico con i componenti del suo gruppo famigliare. Osservandolo noteremo che il cane agisce sempre nell’ottica del “noi”. Quando ci muoviamo in casa, lui è con noi, con lo sguardo o seguendoci per curiosare. Quando guardiamo la tv o leggiamo un libro, lui vicino è a noi per una coccola o per proporci un gioco. Perché il cane è condivisione, collaborazione, convivenza ed è per questo che questi giorni saranno per lui una boccata di ossigeno e felicità. Attenzione però, questo periodo nasconde delle insidie! Innanzitutto, se ora assecondiamo ogni richiesta di attenzione o contatto fisico da parte dei nostri pet, rischiamo di metterli in difficoltà quando torneremo alla nostra normale vita lavorativa e veder comparire dei problemi di distacco quando la nostra vita tornerà alla solita pressante routine.  Come fare per evitare l’iperattaccamento da quarantena? Provate a scandire le giornate tra condivisione e autonomia, pur dovendo restare sotto lo stesso tetto con il vostro pet. Si potranno fare insieme delle attività in casa o, semplicemente condividere un po’ di dolce far niente nella stessa stanza o, ancora, fare una passeggiata all’aperto, a debita distanza dalle altre persone (non dimenticate il Decreto #iorestoacasa). Allo stesso modo sarà importante chiedere al cane di rilassarsi in una stanza diversa dalla nostra per qualche ora della giornata, oppure di giocare da solo con un nuovo giocattolo sulla sua cuccia o, ancora, prolungare l’assenza da casa per la spesa, ad esempio, in modo da mantenere l’abitudine al distacco.   In sostanza il cane dovrà mantenere la sua capacità di accettare la nostra assenza così come la sua autonomia e la tranquillità necessarie per quando la sua e nostra routine torneranno alla normalità.  “DVM, Phd, Dott. di Ricerca in Fisiopatologia e Medicina degli Animali d'Affezione, Presidente SISCA - Medico veterinario esperto in comportamento animale.”Maria Chiara CatalaniAutore

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