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Scopri MyLavForPets: La Rivoluzione nella Gestione della Salute del Tuo Animale

Scopri MyLavForPets: La Rivoluzione nella Gestione della Salute del Tuo Animale

Cari Pet’s Lovers, in un mondo sempre più digitale, anche la gestione della salute dei nostri amici a quattro zampe può beneficiare delle innovazioni tecnologiche. Immaginate di avere sempre a portata di mano tutte le informazioni sanitarie del vostro animale, di poter trovare facilmente il veterinario più adatto alle vostre esigenze e di mantenere un contatto costante con lui. Tutto questo è ora possibile grazie a MyLavForPets, l'app gratuita pensata per semplificare la vita di chi ha un animale domestico. Un medico veterinario sempre a portata di mano Con MyLavForPets, non dovrete più preoccuparvi di cercare freneticamente un veterinario in caso di emergenza. L'app vi permette di trovare un medico veterinario disponibile in base alla vostra localizzazione e alle caratteristiche dell'offerta professionale del medico. Che siate in vacanza o semplicemente fuori città per lavoro, troverete sempre un veterinario pronto ad assistervi. Un contatto diretto e continuo con il vostro veterinario di fiducia Una delle funzionalità più apprezzate di MyLavForPets è la possibilità di mantenere un contatto diretto con il vostro medico veterinario. Potrete chiedere consulenze sullo stato di salute del vostro animale, ricevere consigli e informazioni utili, e continuare a comunicare anche quando seguite una terapia a casa. Questo livello di comunicazione continua garantisce che il vostro animale riceva sempre le cure migliori, anche a distanza. Rimani informato sul mondo dei pet: scarica gli articoli del nostro blog direttamente sull’app Grazie alla nostra app potrai ricevere tutti gli articoli ed i documenti che verranno pubblicati sul nostro blog Il Fatto Veterinario. Mantieniti sempre informato, non perdere neanche un post sul mondo degli animali domestici e tutti gli articoli verificati dai nostri esperti, garantendoti sempre la migliore comunicazione scientifica più affidabile. La Cartella Sanitaria sempre con voi MyLavForPets vi consente di creare la Cartella Sanitaria del vostro amico animale, tenendo traccia di tutta la sua storia sanitaria. Avrete sempre a disposizione le terapie seguite, gli accertamenti diagnostici eseguiti e tutti i dettagli rilevanti. Questa funzionalità è particolarmente utile se dovete consultare più veterinari, poiché la Cartella Sanitaria può essere facilmente condivisa, garantendo una continuità nelle cure senza dover ripetere esami o fornire informazioni incomplete. Risultati di laboratorio direttamente sul vostro smartphone Un'altra caratteristica innovativa di MyLavForPets è la possibilità di ricevere gli esiti degli esami di laboratorio MyLav direttamente sull'app. Non dovrete più attendere telefonate o email: tutte le informazioni saranno immediatamente disponibili sul vostro smartphone, permettendovi di agire rapidamente in caso di necessità. Un'App in continua evoluzione MyLavForPets non è solo un'app, ma un progetto in continua evoluzione. L'obiettivo è diventare il punto di collegamento universale fra i proprietari di animali e tutto il mondo che ruota intorno ai nostri amici domestici. Nuove funzionalità e miglioramenti sono costantemente in fase di sviluppo per garantire che l'app rimanga all'avanguardia e continui a soddisfare le esigenze dei suoi utenti. In conclusione, MyLavForPets rappresenta una vera e propria rivoluzione nella gestione della salute dei nostri animali. Scaricatela oggi stesso e scoprite come può rendere la vostra vita e quella dei vostri amici pelosi più semplice e sicura. MyLavForPets è realizzata per i sistemi operativi mobile di Google e Apple: premi qui per scaricare MyLavForPets per iOS, premi invece qui per scaricarla direttamente per il tuo dispositivo Android. “Amministratore MYLAV ed Editore”Dr. Guglielmo GiordanoAutore

TEST GENETICI NEL CANE: COSA SONO ED A COSA SERVONO

TEST GENETICI NEL CANE: COSA SONO ED A COSA SERVONO

TEST GENETICI NEL CANE: COSA SONO ED A COSA SERVONO I test genetici sono strumenti utilizzati al fine di “leggere” particolari sequenze di DNA chiamate geni, per valutare la presenza di modifiche del codice genetico, chiamate mutazioni, che possono in certi casi provocare la manifestazione di malattie genetiche anche invalidanti. Queste mutazioni sono ereditate dai genitori ma non necessariamente la loro presenza indica che un soggetto possa sviluppare una malattia ed a questo proposito intervengono i test genetici, che hanno un duplice effetto ovvero valutare la presenza di mutazioni rischiose, per provare ad avere il miglior approccio terapeutico possibile al fine di alleviare i sintomi della malattia ma anche indirizzare i proprietari a scegliere con consapevolezza eventuali accoppiamenti per evitare che la futura prole possa sviluppare patologie genetiche.COME AGISCONO LE MUTAZIONI DELETERIE Come scritto poc'anzi, le mutazioni sono modifiche del codice genetico che in certi casi possono provocare l’insorgenza di malattie, anche gravi ed invalidanti.  Dovete pensare ad un organismo vivente come ad una fabbrica. Questa sarà a sua volta suddivida in reparti (produzione, amministrazione, etc..) ed in ciascuno di essi lavoreranno degli operai, gestiti da dei capi reparto. Tutti insieme mantengono in opera la fabbrica. In queste fabbriche (gli esseri viventi), ogni reparto è un distretto corporeo (i vari organi ed apparati) con gli operai (le cellule) che a loro volta sono gestiti dai capi reparto (i geni). Se i capi reparto (i geni) sbagliano a dare dei comandi, gli operai (le cellule) non saranno in grado di gestire i reparti (i vari organi), creando grossi problemi alla fabbrica, che nel caso degli esseri viventi si traduce con la manifestazione della malattia genetica.COSA SONO I TEST GENETICI PER IL CANE? In generale, un test genetico consiste nel “leggere” la sequenza di DNA che costituisce il codice genetico, per osservare se sono presenti delle modifiche, le mutazioni già discusse. Queste variazioni rendono i geni meno efficaci nel gestire il loro compito ed innescano tutta una serie di sintomi che portano alla manifestazione della patologia genetica. Negli anni le Scienze Veterinarie hanno fatto notevoli passi avanti in tutti i settori, tra cui la genetica.Numerose malattie sono state individuate e correlate a specifiche mutazioni genetiche. Alcune di queste possono essere specifiche per una determinata razza, come ad esempio quella del cistoadenocarcinoma renale nel pastore tedesco, oppure identificate in più razze, come alcune malattie neurodegenerative (un esempio è l’atassia cerebellare).È probabile che nel tempo patologie genetiche associate ad una o poche razze, saranno identificate in un numero sempre maggiore di esse, rendendo questi test sempre più utili nell’eliminare le mutazioni deleterie dalla popolazione canina.QUALI PROBLEMATICHE E PATOLOGIE INDIVIDUANO? Le malattie indotte dalle mutazioni genetiche possono interessare diversi distretti corporei e possono riguardare ad esempio difetti nella coagulazione, come l’emofilia A nel pastore tedesco e la malattia von Willebrand, le malattie metaboliche ed endocrine come la mucopolisaccaridosi e la deficienza di fosfofruttochinasi, ma anche le oculopatie di cui esistono numerosi esempi, tra cui la prcd-PRA, riscontrata in numerose razze canine. Molto importante è la valutazione dei sintomi da parte del Veterinario, così da scegliere il test più appropriato per impostare la terapia più appropriata in caso di presenza di mutazione.PERCHE’ E’ UTILE EFFETTUARE UN TEST GENETICO AL PROPRIO CANE? In certi casi un test genetico potrebbe risultare vitale, soprattutto in certe razze dove alcune mutazioni sono particolarmente frequenti.Per esempio, nel border collie (ma anche diverse altre razze) una terapia farmacologica o antiparassitaria con determinati farmaci potrebbe essere addirittura più dannosa dell’infezione/infestazione stessa. Questo perché è stato dimostrato che la mutazione nel gene MDR1 provoca l’accumulo di alcune categorie di farmaci nel sistema nervoso inducendo reazioni pericolose per la vita del paziente, tra cui reazioni epilettiche. In questo caso il test genetico diventa un utile strumento di prevenzione, ma come già evidenziato, anche l’opportunità di avere una diagnosi precoce in assenza o presenza dei primi sintomi, potrebbe migliorare l’aspettativa di vita del nostro cane.Quindi, uno screening per le più frequenti patologie genetiche per una determinata razza, fatta anche sui cuccioli potrebbe già far emergere eventuali futuri problemi in età adulta e quindi porsi nelle condizioni di agire immediatamente nel momento in cui dovessero manifestarsi i primi segni clinici.I TEST GENETICI POSSONO ESSERE FATTI SOLO AI CANI DI RAZZA? Gli studi per individuare ed associare le mutazioni genetiche alle patologie, sono stati effettuati soprattutto sui cani di razza, che sono sottoposti a criteri di selezione più rigidi al fine di mantenerne gli standard.Questa selezione ha provocato la riduzione della “diversità genetica” (quello che ci rende diversi gli uni dagli altri), rendendo più frequenti le mutazioni e quindi le malattie.Tuttavia, anche i meticci possono manifestare delle patologie genetiche, ma con una frequenza inferiore perché la loro popolazione è geneticamente più variegata e di conseguenza, la possibilità che mutazioni deleterie possano indurre malattie si riduce.Quindi, si, entro certi limiti (e non per tutte le malattie conosciute) anche in questi cani è possibile effettuare test genetici, ma il tutto deve essere sempre valutato dal Medico Veterinario sulla base delle condizioni di salute del cane e di quello che si conosce al momento su una determinata patologia.QUANDO RICHIEDERE AL MEDICO VETERINARIO UN TEST GENETICO PER IL PROPRIO CANE ? I test genetici sono sempre utili come screening pre-accoppiamento, scongiurando così che mutazioni deleterie possano passare ai cuccioli. Questo è un aspetto molto importante, che migliorerebbe di parecchio la salute dei nostri cani di generazione in generazione, riducendo notevolmente i rischi per la loro salute.    I test genetici possono risultare fondamentali anche quando si vuole in qualche modo “prevedere” se il proprio cane possa sviluppare o meno una malattia tra le più frequenti per quella la razza. Naturalmente, il risultato deve essere interpretato dal Medico Veterinario, che in base allo stato di salute del proprio paziente interverrà nel modo più consono, garantendogli il miglior benessere possibile. “DVM, PhD, Responsabile settori Biologia Molecolare e Genetica - Esperto MYLAV”Dr. Michele MarinoAutore

Iperplasia Prostatica nel cane, cos’è e come posso controllarla?

Iperplasia Prostatica nel cane, cos’è e come posso controllarla?

La prostata è una ghiandola accessoria dell’apparato riproduttore e ha il compito principale di produrre il liquido seminale nel quale verranno immessi gli spermatozoi prodotti dai testicoli nel momento dell’eiaculazione. Sia nell’uomo che nel cane la prostata viene nutrita dalla forma attiva del testosterone, il diidrotestosterone, che ne supporta l’attività e ne favorisce la crescita. Col passare degli anni però l’azione del progesterone porta a un eccessivo accrescimento della ghiandola e si instaura l’alterazione chiamata “iperplasia prostatica”. La conseguenza dell’iperplasia e dell’aumento di volume della prostata nel cane, provoca importanti disagi agli organi circostanti, cioè la vescica, l’uretra, il retto e i nervi pelvici.   Quali sono i sintomi dell’ipertrofia prostatica nel cane rispetto all’uomo?   Nell’uomo i sintomi principali dell’iperplasia prostatica sono urinari perché la ghiandola, che avvolge il collo della vescica, cresce principalmente in senso concentrico e va quindi a comprimere la vescica e la parte iniziale dell’uretra. L’uomo avrà quindi necessità di urinare di frequente, fastidio all’urinazione, sensazione di svuotamento incompleto della vescica ecc. Nel cane, invece, la crescita della prostata ha direzione eccentrica (Fig. 1) e quindi i sintomi principali saranno intestinali.Fig. 1 - cane: crescita della prostata in direzione eccentrica. Il nostro cane potrà quindi iniziare a fare feci schiacciate, “nastriformi”, avere tenesmo fecale (cioè la sensazione di dover defecare anche se l’ampolla rettale è vuota), difficoltà nel defecare. Successivamente il cane potrà mostrare sintomi urinari, dolore alla deambulazione, inappetenza. Poiché spesso all’iperplasia è associata la presenza di cisti prostatiche, inizialmente di piccole dimensioni, è anche possibile che il primo sintomo evidenziabile sia il gocciolamento di sangue dal pene dopo l’urinazione. Fig. 2 - cisti prostatiche in un cane evidenziate tramite esame ecografico. Come si può fare una diagnosi precoce di iperplasia prostatica nel cane ? Per evitare di incorrere in tutti questi problemi è importante, cosi come per l’uomo, effettuare una corretta prevenzione. È noto che la prostata inizia a avere un volume oltre il normale quando il cane arriva circa al 40% della sua aspettativa di vita, quindi i controlli sono consigliati dai 5 anni in avanti. Il Medico Veterinario può controllare la salute prostatica con l’ecografia che permette di evidenziare: le dimensioni della prostata,  la possibile presenza di cisti, la sua corretta struttura, la sua omogenicità e il flusso sanguigno. Come nell’uomo anche nel cane il Medico Veterinario può controllare la prostata attraverso un esame del sangue: il dosaggio della CPSE. Il cane, a differenza dell’uomo, ha un rischio molto molto basso di carcinoma prostatico, mentre circa l’80% dei soggetti oltre i 5 anni soffre di iperplasia prostatica. Per questo motivo, a differenza della PSA, che nell’uomo è un marker tumorale, la CPSE canina è una proteina, prodotta dalla prostata, che indica che la ghiandola sta lavorando eccessivamente o in modo non corretto. Se la CPSE è superiore ad un certo valore (70 ng/ml) significa che la prostata è di volume aumentato e in questo caso il Medico Veterinario potrebbe effettuare un controllo ecografico per valutare la necessità di terapia. Il dosaggio della CPSE si esegue sul siero ematico e può quindi essere eseguito insieme ad altri test ematologici di routine come ad esempio nei controlli annuali di medicina preventiva (malattie endemiche, stato di salute generale, ecc.). In questo modo si riesce a fare un’ottima prevenzione anche per l’iperplasia prostatica del cane e ad impedire che il nostro amico incorra in problemi anche importanti causati da questa condizione. Il vostro Veterinario di fiducia saprà consigliarvi al meglio sia sul momento opportuno per effettuare questo esame sia su come procedere. “DVM, Diplomata ECAR, EBVS ® - European Veterinary Specialist in Animal Reproduction (Fisiologia e patologia della Riproduzione, Ginecologia e Andrologia del cane, del gatto e dei mammiferi non convenzionali, Neonatologia)”Dr.ssa Maria Carmela PisuAutore

Perché il mio pappagallo si strappa la piume?

Perché il mio pappagallo si strappa la piume?

Perché il mio pappagallo si strappa la piume?  L’autodeplumazione è un comportamento ossessivo-compulsivo attraverso il quale il pappagallo manifesta una condizione di malessere. Il piumaggio risulta sfilacciato, spezzato e consumato, alcune zone del corpo potranno essere interessate da irritazione, infezione ed emorragie. Nelle forme più gravi, se si sviluppano delle lesioni importanti dei follicoli, le piume potrebbero non ricrescere. Questo atteggiamento deve essere distinto sia dalla muta sia dal “preening”. La muta è una fase transitoria in cui le piume vecchie e consumate vengono perse e sostituite da nuove. E’ piuttosto semplice distinguere un pappagallo che sta cambiando fisiologicamente le sue piume da un altro interessato da autodeplumazione, infatti, in quest’ultimo caso le penne della testa sono risparmiate e appaiono perfette e intatte. Il “preening”, invece, è un processo routinario mediante il quale un uccello si pulisce e si prende cura del suo piumaggio. Un pappagallo che si gratta o mastica le piume presenti in un’area localizzata potrebbe esprimere dolore e disagio in quella zona del suo corpo, anche se non sempre la situazione appare chiara e inequivocabile. In generale, le cause possono essere distinte in mediche e non-mediche. Le cause mediche includono: • Allergie da contatto, inalazione e ingestione di cibo. Alcuni uccelli sono allergici ai semi di girasole, alle arance e alle noci, alcune volte si può sviluppare prurito a causa della presenza di muffe negli alimenti. • Acari e pidocchi che possono infestare gli uccelli causando fastidio e prurito. • Contatto con prodotti irritanti – Alcuni prodotti che utilizziamo frequentemente nelle nostre case possono essere causa di prurito negli uccelli, ad esempio il vapore prodotto dagli oli da cucina, l’utilizzo di spray a base di alcol e il fumo di sigaretta possono irritare la pelle dei nostri pappagalli. La bassa umidità ambientale creata dal riscaldamento dell’abitazione è particolarmente irritante per i pappagalli originari della foresta pluviale, come gli Ara, che in natura vivono in ambienti umidi. • Parassiti intestinali – Nelle calopsite (Nymphicus hollandicus) la presenza di parassiti intestinali potrebbe causare prurito su tutto il corpo con una localizzazione a livello delle ascelle e dei fianchi. In questi uccelli l’esame delle feci rivela la presenza di Giardia, un parassita flagellato. Il trattamento della Giardia permette spesso la guarigione della dermatite. L'esatto meccanismo non è noto, ma si pensa che la Giardia produca una tossina che causa prurito. • Malnutrizione – E’ comune nei pappagalli alimentati con diete a base di semi. • Infezioni batteriche o fungine della pelle e/o dei follicoli delle piume. L'infezione batterica causata da Staphylococcus può essere intensamente pruriginosa così come la presenza dei funghi Mucor sp. e Rhizopus sp.. • Neoplasie – Gli uccelli sviluppano tumori della pelle, alcune specie come i pappagallini ondulati (Melopsittacus ondulatus), i cacatua rosa (Eolophus roseicapilla) e i Cacatua galerita sono più predisposte rispetto ad altre. I pappagalli possono beccare la parte interessata ferendosi. La rimozione chirurgica ha successo in molti tumori negli uccelli. Fratture – La presenza di fratture che non sono state trattate e gestite correttamente potrebbero indurre il pappagallo a sviluppare autodeplumazione.  Una volta escluse tutte le cause mediche che causano autodeplumazione, vengono prese in considerazione le cause non mediche, tra cui: • Cambiamento ambientale – Gli uccelli hanno bisogno di routine. Cambiamenti improvvisi o costanti possono spesso portare a stress.  • Noia – Essendo animali molto intelligenti, i pappagalli si annoiano facilmente. Al fine di evitarlo, dobbiamo migliorare la loro qualità della vita considerando tutti i fattori che favoriscono il mantenimento di comportamenti che appartengono alla specie. È importante attuare delle procedure di arricchimento ambientale (nutrizionale, sensoriale, cognitivo, sociale e dell’habitat), prima che si manifestino comportamenti indesiderati. Ad esempio la frutta e la verdura, il legno non tossico, la TV o la radio possono fornire degli stimoli positivi ad uccelli annoiati.  •Paura – Possono sentirsi minacciati da un animale domestico, da una persona troppo invadente e da rumori improvvisi. • Sovraffollamento – L’introduzione di nuovi animali deve essere effettuata lentamente per capire se i nuovi compagni sono graditi al gruppo presente in casa o in voliera. Inoltre, è preferibile testare il nuovo arrivato per la malattia del becco e delle penne (PBFD), il polyomavirus, la Chlamydia psittaci e per gli anticorpi antigangliosidi per ganglioneurite aviare (AG).  • Taglio delle remiganti – Il taglio delle penne remiganti è una procedura che non deve essere effettuata, il taglio può causare fastidio continuo perché le punte tagliate sfregano contro il corpo del pappagallo che cercherà di procurarsi sollievo grattandosi e cercando di strappare i monconi delle penne. • Frustrazione sessuale – La solitudine durante la stagione riproduttiva può indurre il pappagallo a strapparsi le piume.  Un pappagallo che inizia a sviluppare comportamenti di autodeplumazione e autotraumatismo dovrebbe essere visitato in tempi brevi da un veterinario al fine di indagare le cause del problema.Il veterinario, dopo aver effettuato la visita clinica potrebbe proporre un iter diagnostico consigliando lo studio radiografico, il profilo ematobiochimico, l’esame microscopico, citologico e batteriologico delle piume, il profilo per malattie virali, le biopsie cutanee sia della zona anomala che di un’area sana.Al fine di ottenere una diagnosi accurata potrebbe essere necessario intraprendere un iter diagnostico completo. “DVM, GPCert medicina e chirurgia degli animali esotici, Responsabile settore Animali non Convenzionali Mylav La Vallonea”Dr. Gustavo PicciAutore

Il mio cane ha un’ulcera sul tartufo che non guarisce:  Il carcinoma del tartufo del cane.

Il mio cane ha un’ulcera sul tartufo che non guarisce: Il carcinoma del tartufo del cane.

Il mio cane ha un’ulcera sul tartufo che non guarisce!   Il carcinoma squamoso del tartufo del cane è un tumore localmente molto invasivo che origina dalla mucosa della narice, dalla cute cheratinizzata del tartufo o dall’epitelio della parte anteriore del setto nasale. Fattori predisponenti al tumore sono la pigmentazione chiara e l’esposizione cronica ai raggi ultravioletti del sole (raggi UV). I cani colpiti sono più spesso anziani (7-13 anni), di sesso maschile e soprattutto di razza Labrador e Golden retriever (fino al 76% dei casi); più raramente si osserva anche in soggetti di altre razze (ad esempio collie, Pastore australiano, pastore delle Shetland, etc).  Nelle fasi iniziali si può notare un’erosione superficiale/ulcera (che però non tende a guarire) o una tumefazione della regione del tartufo; negli stadi più avanzati la lesione diventa più evidente (Figura A) e il cane può perdere sangue (epistassi) e/o sternutire ripetutamente. Fig A - Lesione erosiva (ulcera) del tartufo di un cane. DIAGNOSI   Per la diagnosi è necessario prelevare un pezzo di tessuto da avviare ad esame istologico. L’esame citologico spesso non è diagnostico. Se l’istologico conferma la diagnosi, è necessaria una TC o una Risonanza Magnetica per stabilire l’entità dell’invasione tumorale e il limite caudale del tumore; tale dato può essere utilmente integrato con i rilievi endoscopici (rinoscopia). Le metastasi in prima presentazione sono molto rare e, se si verificano, sono a livello dei linfonodi regionali del collo. Su questi può essere fatto un esame mediante ago aspirato per analisi citologica e la loro rimozione dovrebbe limitarsi a quelli metastatici. Se non si è eseguito un esame TC completo, i polmoni possono essere controllati con esame radiografico del torace (negativo nella stragrande maggioranza dei casi; metastasi polmonari si possono raramente formare dopo fallimento del trattamento e sono comunque tardive). L’esame ecografico dell’addome è opzionale ma, trattandosi di animali in genere anziani, è comunque consigliabile per escludere malattie concomitanti.   TERAPIA   Se non si opta per alcun trattamento, il cane è in genere sottoposto ad eutanasia entro 2-5 mesi per l’impossibilità a gestire i segni clinici progressivamente più gravi. Il trattamento di scelta è chirurgico ovvero nosectomia completa (planectomia), eventualmente comprendendo anche la regione incisiva (Figura B). Fig B - Cane, esito chirurgia di carcinoma nasale. Un margine di escissione sicuro (da 1 a 2 cm od oltre di tessuto sano oltre al tumore) è l’unico modo per consentire al cane una lunga sopravvivenza (e forse guarire). Per la ricostruzione ci sono diverse tecniche. Complicanze possono verificarsi nel breve (cedimento delle suture) e nel medio-lungo termine (stenosi della neoapertura); molte di queste complicanze possono richiedere revisione chirurgica. Complicanze minori sono sternuti e perdita di secrezioni dal naso, soprattutto nel primo periodo ma potenzialmente anche nel lungo periodo (ma meno frequentemente).  La radioterapia non è un’opzione curativa valida in quanto questo tumore appare radioresistente e la progressione è frequente. Anche l’escissione chirurgica meno aggressiva seguita da radioterapia esita in recidiva in molti casi. L’irradiazione ritarda comunque la recidiva in caso di margini chirurgici incompleti (cioè con ancora cellule tumorali nel punto di resezione); nei casi inoperabili la radioterapia può comunque estendere la sopravvivenza rispetto ai cani non trattati. Riguardo l’elettrochemioterapia non vi sono dati in letteratura ma si presume che l’effetto possa essere solo palliativo e transitorio. Palliazione transitoria può anche ottenersi applicando laser CO2 e criochirurgia. La chemioterapia classica non è indicata. Per la palliazione si possono forse usare gli antinfiammatori (farmaci anti-COX2) e la terapia metronomica (antiangiogenica) ma non ci sono dati che consentano di esserne certi.   PROGNOSI   Lo stato dei margini di escissione (infiltrati o non infiltrati) è fondamentale; questo implica che precocità di diagnosi e trattamento con corretta dose chirurgica sono essenziali per il controllo delle recidive e quindi per la sopravvivenza (fino a 2010 giorni in uno studio, mediana 1542 giorni, con tasso metastatico complessivo [linfonodi e/o polmoni] dopo trattamento del 23%). L’attesa di oltre 8 settimane esporrebbe a una maggior probabilità di recidiva. Si ricorda che le recidive (e non le metastasi) rappresentano la causa dell’eutanasia dell’animale, indipendentemente dal trattamento adottato. La recidiva, se si verifica, si ha in genere entro 6 mesi dal trattamento.   CONSIDERAZIONI FINALI   Per allungare la vita e potenzialmente guarire il tuo cane che si è ammalato di carcinoma squamoso al tartufo è quindi indispensabile portarlo al più presto dal Medico Veterinario per poter far formulare la diagnosi il più precocemente possibile. Far eseguire tutti gli accertamenti e le indagini che ti prescriverà ed accettare il fatto che solo una chirurgia aggressiva è in grado di ottenere la rimozione di tutta la neoplasia ottenendo la condizione di “margini puliti” (cioè non infiltrati da cellule tumorali), per allungare la vita e forse guarire il tuo cane. La modificazione estetica conseguente alla chirurgia non causa in genere problemi funzionali al cane anche se ci potranno essere delle possibili complicanze per alcune delle quali potrebbe essere necessaria una revisione chirurgica mentre altre (occasionali epistassi e sternuti) sono invece in genere gestibili e tollerabili. “DVM, Prof. Ordinario Clinica Chirurgica Veterinaria, Diplomato ECVS, EBVS® - European Specialist in Small Animal Surgery - (Oncologia Clinica, Chirurgia Oncologica, Chirurgia dei Tessuti Molli)”Prof. Paolo BuraccoAutore“Med. Vet., Professore Associato Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie Alma Mater Studiorum, Università di Bologna, Diplomata ECVIM-CA, EBVS® - European Veterinary Specialist in Small Animal Oncology - Animali da compagnia - (Oncologia)”Prof.ssa Laura MarconatoAutore

Il diabete e la vista nel cane: la cataratta diabetica

Il diabete e la vista nel cane: la cataratta diabetica

Il mio cane diabetico è diventato improvvisamente cieco, cosa è successo? Probabilmente ha sviluppato una cataratta diabetica. Cosa è una cataratta?Si definisce cataratta qualsiasi opacità a carico della lente (o cristallino).  Molti cani diabetici a distanza di 6-8 mesi dalla diagnosi della malattia sviluppano una cataratta che ha la caratteristica di comparire molto rapidamente (a volte in pochi giorni), e di diventare matura e intumescente causando una cecità completa. La sua formazione è strettamente correlata allo stato ed al controllo della patologia diabetica ed al valore della glicemia (ovvero lo zucchero nel sangue).Cosa può fare il proprietario di un cane con cataratta diabetica ?Far sottoporre l’animale a chirurgia per rimuovere la cataratta e recuperare la visione.   Che tipo di chirurgia?Una procedura definita facoemulsificazione, che è la stessa utilizzata nell’uomo per eliminare e curare le cataratte (di solito senili).   In cosa consiste questa chirurgia?Nella rottura e aspirazione del contenuto del cristallino e sostituzione con una lente artificiale intraoculare (IOL).   Come viene eseguita la chirurgia nel cane?In anestesia generale ed in regime di day-hospital a volte senza necessità di ricovero.   Quale è la percentuale di successo?Se il cane viene correttamente preparato e la malattia diabetica è sufficientemente controllata la maggior parte (90%) dei soggetti operati recupera presto e bene la capacità visiva (fig. 1). Fig. 1 - Cane un ora dopo la chirurgia di cataratta diabetica La cataratta si può riformare?No, ma possono comparire nel tempo in alcuni pazienti (5-10%) delle complicanze oculari che riducono in parte o totalmente il risultato positivo ottenuto con la chirurgia.   Cosa deve fare il proprietario dopo la procedura chirurgica?Essere in grado di somministrare le terapie mediche previste (alcuni colliri da mettere dalle 2 alle 4 volte al giorno) per diverse settimane/mesi e portare il cane ai controlli programmati (all’inizio settimanali, poi mensili).   Possono essere operati tutti i cani diabetici?Solo quelli non affetti da altre patologie oculari importanti (ad es. distacco o malattie della retina, glaucoma), che risultano in buono stato di salute per affrontare l’anestesia generale e che sono facilmente trattabili dal proprietario e non aggressivi verso gli estranei. I cani affetti da diabete possono nel tempo sviluppare anche secchezza oculare; per tale ragione sono sempre consigliabili integrazioni con sostituti lacrimali in particolare nei soggetti già operati per la rimozione della cataratta.In copertina: cane con cataratta diabetica prima della chirurgia.Tutte le immagini sono gentilmente concesse dall'autore. “DVM, Dottore di Ricerca in Oftalmologia Veterinaria Specialista in Clinica e Malattie dei Piccoli Animali (Oftalmologia)”Dr. Domenico MultariAutore

Le otiti nel cane

Le otiti nel cane

L’otite esterna, ovvero l’infiammazione del padiglione auricolare e del condotto uditivo esterno, è una malattia molto frequente nel cane e può interessare fino al 20% degli animali portati a visita veterinaria. Meno frequenti sono l’otite media (ossia il coinvolgimento della bolla timpanica) e l’otite interna, con interessamento neurologico. L’otite esterna è causata da fattori primari e secondari, unitamente a fattori predisponenti e perpetuanti, come indicato nella tabella.La mancata identificazione delle cause primarie o il ritardo nella diagnosi possono portare a otiti esterne croniche e ricorrenti, oppure ad otiti medie e interne, molto frustranti sia per il proprietario che per l’animale. Le cause primarie più frequenti sono rappresentate da corpi estranei, ovvero ariste di graminacee durante la stagione primaverile ed estiva nei cani da lavoro e che trascorrono molto tempo all’aperto. Gli acari della rogna otodettica sono più frequenti nei cuccioli e negli animali che vivono in situazioni di sovraffollamento. Negli animali anziani, nel caso in cui sia coinvolto un solo orecchio, dovrà essere ricercata una eventuale neoplasia. Le malattie allergiche, sia ad allergeni ambientali che alimentari, e le malattie ormonali possono manifestarsi molto spesso solo con l’otite esterna. Le malattie allergiche in particolare possono presentarsi con otiti ricorrenti negli anni, sia correlate a stagionalità che periannuali. Più raramente, anche le malattie autoimmuni e immunomediate (come ad esempio il pemfigo foliaceo e l’adenite sebacea) possono avere manifestazioni auricolari. Una attenta raccolta dell’anamnesi da parte del Medico Veterinario è indispensabile per stabilire la causa primaria della malattia.  I fattori secondari consistono in sovracrescite o infezioni sostenute da microbi, che possono essere batteri (cocchi o bacilli) oppure lieviti, ad esempio Malassezia spp. Questi dovranno essere identificati dal Medico Veterinario e trattati con terapia topica o sistemica adeguata, allestita sulla base dei riscontri clinici e dell’esame citologico dell’essudato. Questa procedura è indispensabile per visualizzare al microscopio il tipo di infezione presente. Se necessario, parte del materiale prelevato verrà inviato in Laboratorio per ulteriori indagini come l’esame batteriologico e l’antibiogramma. Esistono inoltre fattori predisponenti che in assenza di una malattia sottostante possono promuovere lo sviluppo di una infiammazione. Questi sono per esempio le conformazioni anatomiche dei canali auricolari di Bulldog Inglesi e Sharpei, molto stretti; oppure i padiglioni auricolari penduli di Bassetthound e Cocker Spaniel. In tutti i cani l’eccessiva umidità determinata da contatti frequenti con acqua e bagni può favorire le sovracrescite microbiche. La pulizia dei condotti auricolari con prodotti non adeguati, come ad esempio alcool o acqua di rubinetto, è sempre da evitare. In caso di dubbi, occorre sempre chiedere consiglio al Medico Veterinario. Tab. 1 - cause di otiti nel cane SEGNI E SINTOMI I cani con otite esterna presentano prurito e dolore, che si manifestano con il grattamento dei padiglioni auricolari o con lo scuotimento della testa. I cani con otite media possono avere gli stessi sintomi descritti per l’otite esterna unitamente alla testa ruotata e altri segni neurologici come perdita dell’equilibrio e procidenza della terza palpebra.   DIAGNOSI Dopo una accurata raccolta della storia clinica per identificare le cause primarie, il Medico Veterinario effettuerà un esame otoscopico con cane sveglio o in sedazione per visualizzare al meglio i canali auricolari e le membrane timpaniche. Il Medico Veterinario potrà anche eseguire un prelievo del cerume per l’analisi al microscopio e, se ritenuto necessario, un tampone per identificare il germe responsabile dell’otite e gli antibiotici da poter utilizzare. Nei casi di otite cronica o in cui si sospetti una otite media, potranno essere effettuate anche endoscopia, radiografia, TAC o risonanza magnetica, a discrezione del Medico Veterinario.   TERAPIA La terapia dell’otite dipende dalla causa scatenante (fattore primario) e dal tipo di germi visualizzati al microscopio o isolati dal Laboratorio. I corpi estranei eventualmente presenti devono essere estratti; i parassiti devono essere trattati con prodotti specifici. Neoplasie o cisti dovranno essere rimosse chirurgicamente. Esistono in commercio numerosi prodotti a uso auricolare per la terapia topica che comprendono associazioni di antibiotici, antimicotici ed antiinfiammatori; in associazione, o alternativa, a seconda del caso clinico, il Medico Veterinario potrà prescrivere prodotti per via orale. Cause primarie di origine allergica o ormonale saranno da gestire con Medico Veterinario Dermatologo od Endocrinologo. Otiti croniche gravi con coinvolgimento sia dell’orecchio esterno che medio potranno essere risolte con trattamento chirurgico.   LAVAGGI AURICOLARI In presenza di notevole quantità di essudato ceruminoso o purulento, è indispensabile effettuare lavaggi dei condotti auricolari con animale sveglio o in sedazione. Lavaggi profondi possono essere effettuati in anestesia generale ed associati ad endoscopia. Fondamentale è la valutazione della integrità della membrana timpanica. In caso di rottura del timpano infatti la maggior parte dei prodotti utilizzati per i lavaggi auricolari e le terapie topiche può provocare gravi danni. Se il timpano non è integro può essere utilizzata solo la soluzione fisiologica sterile. Se il timpano è integro, si possono utilizzare con relativa sicurezza i prodotti di lavaggio auricolare per cani disponibili in commercio. Se l’essudato è purulento, possono essere usati princìpi attivi disinfettanti; i lavaggi dovranno essere ripetuti fino a quando il liquido che fuoriesce non sarà limpido. Se l’essudato è brunastro e denso, sono da preferire princìpi attivi ceruminolitici massaggiando dall’esterno i canali auricolari in modo da favorirne l’azione terapeutica. Il Medico Veterinario saprà consigliare il prodotto migliore a seconda dell’essudato presente.  Alcool, olii, altre soluzioni “fai-da-te” sono assolutamente da evitare poiché dannosi sia sull’epitelio del canale auricolare che del timpano, ed essi stessi predisponenti a otiti. I lavaggi auricolari sono indispensabili anche prima della terapia topica poiché, rimuovendo detriti ed essudato purulento dalle pareti del canale auricolare, permettono un migliore contatto del farmaco con l’epitelio. Nel caso in cui un cane non sia collaborativo e risulti quindi complicata la gestione con lavaggi e terapie topiche, si possono eseguire lavaggi in anestesia ed utilizzare prodotti topici della durata di un mese; in alternativa, farmaci per via sistemica. In conclusione, numerose sono le cause dell’otite; queste vanno identificate e trattate il prima possibile per evitare la cronicizzazione della malattia e il rischio che la sola terapia medica possa non essere efficace. Il Medico Veterinario è l’unica figura professionale in termini di competenze scientifiche e cliniche che possa indirizzare i proprietari verso la gestione di tutti i fattori che contribuiscono all’insorgenza dell’otite.La foto di copertina è stata gentilmente concessa dall'Autrice “DVM,  Dipl. European College of Veterinary Dermatology (ECVD); Esperto MyLav in Dermatologia e AllergologiaDr.ssa Roberta SartoriAutore

Emorragia addominale (Emoperitoneo) per rottura di milza nel cane

Emorragia addominale (Emoperitoneo) per rottura di milza nel cane

Che cosa è l’emoperitoneo per rottura della milza nel cane ?   Per emoperitoneo si intende l’accumulo anomalo di sangue nella cavità peritoneale che può essere determinato da diversi fattori, traumatici e non. Tra le cause non traumatiche, la causa più comune è la neoplasia.    Quali sono le cause ed i fattori predisponenti di emoperitoneo da rottura della milza nel cane ?   Normalmente risultano colpiti cani adulto-anziani. L' età media dei cani al momento della diagnosi è compresa tra 9 e 11 anni e, al momento, non è stata rilevata alcuna predilezione di sesso. Pastori Tedeschi, Labrador Retriever e Golden Retriever sono razze in cui sono state più frequentemente individuate alcune patologie spleniche (emangiosarcoma ed ematoma splenico) che causano emorragia addominale.   Quali sono i principali sintomi clinici dell'emoperitoneo nel cane ?   I sintomi clinici di emorragia addominale dipendono dalla gravità dell’emorragia e possono essere essere più o meno gravi causando nel cane da depressione ed abbattimento fino ad un grave shock. E’ anche possibile osservare diminuzione dell’appetito fino ad anoressia completa, addome di volume aumentato (appoggiando la mano sulla parete addominale ed eseguendo una lieve compressione si possono notare movimenti ondulatori della parete), dolore addominale, mucose pallide fino a bianche. In caso di qualunque di questi sintomi è indispensabile portare al più presto il proprio cane da un Veterinario.   Come si diagnostica un versamento addominale emorragico nel cane ?   Dopo la visita clinica, il veterinario potrà richiedere alcuni esami aggiuntivi come per esempio Radiografie addominali ed eventualmente toraciche, Ecografia addominale, esami Ematologici e se presente un versamento addominale potrà essere richiesto anche l’esame del liquido prelevato. Con questi esami il Medico Veterinario potrà confermare la diagnosi di emorragia addominale ed eventualmente diagnosticare la presenza di neoformazioni che interessano la milza o anche altri organi.   E’ possibile sapere se la neoformazione è benigna o maligna prima dell’intervento?   Purtroppo no. Diversi studi scientifici hanno cercato un metodo efficace per poter avere una diagnosi pre-operatoria attendibile (esami citologici, esami del versamento addominale, ecografia, Tomografia computerizzata), ma senza risultato. Tali esami diagnosticano molti falsi negativi, sottostimando la diagnosi di neoplasia. L' unico modo per avere la diagnosi di certezza è quella di far analizzare il pezzo anatomico rimosso chirurgicamente mediante esame istologico.   Intervento chirurgico   Per bloccare l’emorragia da rottura di milza nel cane, il Medico Veterinario potrà decidere di stabilizzare il paziente con terapia appropriata e procedere poi ad intervento chirurgico che ha lo scopo di bloccare l’emorragia, il che, molto spesso, prevedere l’asportazione di tutta la milza, soprattutto se è presente una massa. Durante la chirurgia, inoltre, il Veterinario potrà anche eseguire un controllo di tutti gli organi addominali ed effettuare delle biopsie diagnostiche se si riscontrano reperti anomali (esempio biopsie epatiche se si notano noduli sul fegato). Il cane può vivere senza milza, infatti le funzioni svolte dalla milza saranno sostituite da altri organi.   Prognosi dell’emorragia addominale da rottura di milza nel cane   La prognosi risulta correlata alla durata dell’emorragia, all’esito della chirurgia e dell’esame istologico. La prognosi potrà essere “favorevole” nel caso in cui la lesione splenica sia benigna o al contrario  “riservata” (con tempi ridotti di sopravvivenza) in caso di tumori maligni ed in assenza di chemioterapia post operatoria. Nel caso in cui si dovesse trattare di un tumore maligno, si consiglia sempre un consulto con un veterinario oncologo, per poter discutere al meglio delle possibilità mediche correlate alla diagnosi istologica ed allo stadio della malattia in corso.    Medicina preventiva   La prevenzione della rottura di milza non traumatica può essere determinante per la sopravvivenza del proprio amico cane. In base alla razza ed età del cane il Medico Veterinario consiglierà lo screening periodico più adatto al fine di individuare ed eventualmente studiare le neoformazioni della milza (Rx, Ecografia, TC, citologia, biopsia) e poter quindi agire tempestivamente.Articolo redatto in collaborazione con la Dr.ssa Elisa Olivieri Medico Veterinario “DVM,  Dipl. (ECVS) college europeo di chirurgia, GPcert in Endoscopia.,  GPCert in Cardiologia"Dr. Vincenzo MontinaroAutore

Il mio gatto beve ed urina molto: poliuria e polidipsia nel gatto, quali sono le cause?

Il mio gatto beve ed urina molto: poliuria e polidipsia nel gatto, quali sono le cause?

Nel gatto, l’aumento della sete (polidipsia) e della produzione urinaria (poliuria) possono essere conseguenti a diverse cause. In questo articolo andremo ad esaminarne alcune tra le cause più frequenti, fornendo inoltre consigli pratici su come gestire il proprio animale in attesa di una diagnosi nonché su come fornire al Medico Veterinario tutte le informazioni necessarie per un rapido inquadramento del problema.  Con il termine polidipsia si intende un aumento del volume dei liquidi assunti. La polidipsia può essere il sintomo primario, oppure, più frequentemente, può essere la conseguenza ad un aumento delle perdite di liquidi attraverso la minzione (poliuria). L’incrementata produzione di urine o poliuria è infatti un’importante causa di disidratazione, a cui l’animale risponde bevendo maggiormente.    Come posso capire se il mio gatto beve ed urina troppo?   Oggettivare se il proprio gatto ha poliuria e/o polidipsia non è semplice. In condizioni normali, il gatto ha la tendenza ad assumere scarse quantità di acqua durante la giornata. Ciò è ancora più vero se viene alimentato principalmente con alimento umido. Se il gatto manifesta un improvviso cambio di abitudini, in termini di aumento del tempo trascorso presso la ciotola o di ricerca di acqua presso rubinetti o sanitari, potrebbe rappresentare il primo segnale di aumento della sete. Per oggettivare il dato, è possibile misurare la quantità di acqua somministrata nell’arco delle 24 ore riempiendo la ciotola facendo uso di una bottiglia o di un qualsiasi contenitore graduato. Se il gatto assume una quantità di acqua > 45 ml/kg in 24 ore (ad es, per un gatto di 5 kg più di 225 ml in 24 h), è indicativo di uno stato di polidipsia. Avere una comprensione più accurata della quantità di acqua consumata semplificherà la valutazione del Medico Veterinario nel rilevare eventuali alterazioni della sete. La misurazione del peso specifico urinario, effettuabile dal Medico Veterinario attraverso un rifrattometro, completerà la valutazione complessiva al fine di confermare la veridicità del sintomo percepito. Infatti, gli aumentati livelli di sete e minzione nei gatti sono comunemente associati a una ridotta concentrazione delle urine. Il sintomo poliuria/polidipsia, nonostante non debba sempre destare preoccupazioni, potrebbe fungere da segnale di allarme riguardo a una potenziale malattia sottostante. Pertanto, il veterinario consiglierà una serie di indagini per individuare la causa sottostante. Ottenere una diagnosi tempestiva può permettere un trattamento rapido, riducendo sia l'intensità della sete che, soprattutto, l'evoluzione della malattia di fondo.   Può essere utile ridurre la quantità di acqua a disposizione del mio gatto? Ridurre deliberatamente l’accesso all’acqua da parte del gatto è un comportamento da evitare sempre, poiché può portare a rapida disidratazione dell’animale, con possibili gravi conseguenze. Al contrario, a fronte di un aumento della sete, è necessario garantire sempre il libero accesso all'acqua e rivolgersi prontamente al Medico Veterinario per indagare il problema.   Quali sono le principali patologie che portano a poliuria e polidipsia nel gatto?   Nella seguente tabella sono riportate le più comuni cause di poliuria e polidipsia nel gatto.  Tra di esse troviamo le malattie renali, le malattie ormonali, le malattie del fegato e le anomalie degli elettroliti (sali minerali) nel sangue, che a loro volta riconoscono diverse cause.    CAUSE COMUNI DI POLIURIA E POLIDIPSIA NEI GATTI Malattia renale cronica Condizione degenerativa a carico dei reni Diabete mellito Aumentata concentrazione di glucosio nel sangue dovuta ad una carenza nella produzione e/o azione di insulina Ipertiroidismo Aumentata produzione degli ormoni tiroidei Pielonefrite Infezione a carico dei reni Ipercalcemia Aumentata concentrazione di calcio nel sangue, dovuta a malattie ormonali o tumorali, piuttosto che a causa ignota Insufficienza epatica Ridotta funzionalità del fegato, può derivare da diverse patologie epatiche Ipokaliemia Ridotta concentrazione di potassio nel sangue, spesso legata a malattie del rene o dell’intestino Diabete insipido Ridotta produzione e/o azione dell’ormone vasopressina, implicato nel regolare la capacità a concentrare le urine da parte dei reni. Tab. - Malattie più comunemente implicate nell’aumento di sete e minzione del gatto.    Le indagini consigliate dal Medico Veterinario saranno personalizzate in base alla storia clinica, all'età e ai risultati della visita generale dell’ animale. Spesso, verranno raccomandate analisi del sangue e delle urine, comprese urinocolture per identificare eventuali batteri responsabili di infezioni urinarie. A seconda dei risultati, potrebbero essere necessari ulteriori esami per individuare anomalie ormonali o problemi di funzionalità epatica. Esami di diagnostica per immagini, come radiografie toraciche o ecografie addominali, potrebbero essere cruciali per una valutazione completa del paziente.   Malattia renale cronica Benché possa colpire gatti di ogni età, questa malattia è di riscontro molto frequente nel gatto anziano, colpendo circa 8 gatti su 10 al di sopra dei 15 anni. I reni svolgono un’azione di “filtro” per l’organismo. La loro progressiva degenerazione è seguita da perdita della funzionalità e di conseguenza l’accumulo nel sangue di alcuni cataboliti, ovvero sostanze di scarto normalmente eliminate attraverso le urine. I reni sono inoltre implicati nel bilancio idrico ed elettrolitico. Pertanto, la disfunzione renale comporta la produzione di abbondanti quantità di urine e poco concentrate, cui consegue disidratazione dell’animale, che manifesterà di conseguenza un notevole aumento della sete.  Altri sintomi frequenti di malattia renale cronica sono la perdita di peso, la riduzione dell’appetito, la letargia e, negli stadi più avanzati, la comparsa di alitosi e vomito ricorrente. Il Medico Veterinario può efficacemente diagnosticare la malattia renale cronica attraverso la raccolta di una dettagliata storia clinica, la visita generale (comprensiva della misurazione della pressione sistemica), analisi del sangue e delle urine, e l'esecuzione di un'ecografia addominale.  Essendo una condizione progressiva e irreversibile, la malattia renale cronica non può essere completamente guaribile. Tuttavia, una diagnosi tempestiva consente di rallentare significativamente la sua progressione mediante opportune modifiche dietetiche e trattamenti farmacologici.   Ipertiroidismo Questa malattia è caratteristica del gatto adulto/anziano e rappresenta la malattia endocrina più comune del gatto. L’ipertiroidismo è causato dalla presenza di un tumore tiroideo, generalmente benigno, che produce un eccesso di ormoni tiroidei. Questo incremento ormonale provoca diverse conseguenze nei gatti affetti, tra cui aumento della sete e della minzione, eccessivo appetito, progressiva perdita di peso (dimagrimento) e la comparsa di un mantello di aspetto scadente dovuto alla disidratazione. Inoltre, possono manifestarsi alterazioni comportamentali, come irrequietezza ed iperattività, nonché sintomi gastro-intestinali ricorrenti, quali vomito e diarrea. La diagnosi di questa malattia si basa sulla raccolta di una dettagliata storia clinica che il proprietario potrà raccontare e sulla visita generale del Medico Veterinario che potrà effettuare anche la palpazione del collo, la misurazione della pressione sistemica, l'auscultazione cardiaca, oltre all'esecuzione di analisi del sangue e delle urine. In caso di sospetto clinico di ipertiroidismo, il Medico Veterinario consiglierà la misurazione degli ormoni tiroidei nel sangue, necessaria per ottenere la diagnosi. Ottenere la diagnosi di questa malattia è essenziale poiché esistono diverse opzioni terapeutiche in grado di gestire i sintomi o, in alcuni casi, di consentire la completa guarigione del gatto. Nei gatti adulti con una buona prospettiva di vita e in assenza di altre malattie debilitanti, è possibile individuare la localizzazione e le dimensioni del tumore tiroideo attraverso tecniche avanzate di diagnostica per immagini (scintigrafia tiroidea). La radioiodoterapia, che comporta la "distruzione" del tumore mediante l'uso di iodio radioattivo, rappresenta in tali situazioni la terapia preferenziale, portando a una risoluzione definitiva del quadro nel 95% dei casi. Altre opzioni terapeutiche, come l'intervento chirurgico, la terapia medica o l'adozione di una dieta a basso o nullo contenuto di iodio, potrebbero essere considerate dal Medico Veterinario in base alle caratteristiche specifiche del quadro clinico del gatto.   Diabete mellito È la seconda patologia endocrina più comune nel gatto. Alla base di questa endocrinopatia si riscontra una produzione insufficiente di insulina e/o la sua perdita di efficacia, che comportano un aumento dei livelli di glucosio (uno zucchero semplice) nel sangue e nelle urine. La presenza di glucosio nelle urine, definita glicosuria, oltre a predisporre il gatto a possibili infezioni batteriche, provoca la produzione di grandi quantità di urine poco concentrate. In questa situazione, la disidratazione conseguente spinge l'animale a bere in modo eccessivo. Nei gatti diabetici, ulteriori manifestazioni cliniche associate all'aumento della sete e della minzione includono un eccessivo appetito e una progressiva perdita di peso. Nel caso in cui la diagnosi venga ritardata, il diabete mellito potrebbe causare un appoggio anomalo sulle zampe posteriori (plantigradia).  L'iter diagnostico, anche in questo contesto, prende avvio dalla racconto scrupoloso dei sintomi, con particolare attenzione alle abitudini alimentari e all'attività fisica del paziente. La visita clinica e le analisi del sangue e delle urine risultano indispensabili per formulare la diagnosi. La presenza di iperglicemia persistente associata a glicosuria, ossia livelli elevati di glucosio rispettivamente nel sangue e nelle urine, rappresenta di per sé la diagnosi di diabete. Inoltre, la misurazione delle fruttosamine, proteine nel sangue che si legano al glucosio durante iperglicemie prolungate, può ulteriormente assistere il Medico Veterinario nella conferma del diabete mellito e fornire strumenti per il monitoraggio terapeutico. Quando il Medico Veterinario avrà confermato la diagnosi di diabete mellito, il gatto dovrà essere trattato con insulina e una dieta apposita. Saranno previsti frequenti monitoraggi clinici e glicemici nella fase iniziale, al fine di stabilire la dose di insulina più appropriata per l’ animale. Riconoscere e trattare tempestivamente il diabete è cruciale, poiché, se trascurato a lungo, questa patologia può evolvere in una condizione d’urgenza nota come chetoacidosi diabetica. Inoltre, è importante sottolineare che, con un tempestivo e corretto approccio terapeutico, il 20-30% dei gatti diabetici può andare incontro a remissione.   Cause meno comuni di Poliuria e Polidipsia nel gatto   Il sintomo poliuria/polidipsia nel gatto può dipendere anche da altre cause meno comuni. Ad esempio,  alcune diete o determinati farmaci possono essere associati a questo sintomo. Pertanto, è opportuno informare il veterinario su tutti i farmaci somministrati di recente (compresi colliri e creme topiche) e fornire una descrizione dettagliata della dieta che sta assumendo l’animale e delle eventuali supplementazioni.    Conclusioni Considerate le molteplici cause di aumento della sete e della minzione nel gatto, l’iter diagnostico potrebbe apparire complesso, articolato ed impegnativo dal punto di vista economico. Va tuttavia precisato che normalmente si procede in maniera sequenziale, escludendo dapprima le cause più comuni, che spesso sono già evidenti con esami ematici e urinari di base. Nei casi più complessi si renderanno necessarie indagini più approfondite. È importante sapere che alcuni degli accertamenti diagnostici necessari potrebbero richiedere l'ospedalizzazione dell'animale. Identificare la causa specifica alla base dei sintomi di poliuria e polidipsia nel gatto è nel pieno interesse dell’animale e potrebbe comportare diversi tentativi diagnostici non sempre garantendo una risposta definitiva. Il raggiungimento di una diagnosi e l’impostazione di una terapia adeguata può tuttavia comportare un netto miglioramento nella qualità di vita del proprietario e dell’animale stesso.   “DVM, PHD, Diplomata ECVIM-CA, European College of Veterinary Internal Medicine – Companion Animals.Dr.ssa Francesca Del BaldoAutore

L’esame Holter nel cane e nel gatto

L’esame Holter nel cane e nel gatto

L’elettrocardiogramma è la registrazione della frequenza e del ritmo cardiaco durante la visita clinica e può avere una durata variabile da alcuni secondi ad un massimo di alcuni minuti.L’esame Holter invece è un metodo non invasivo di valutazione del ritmo e della frequenza cardiaca a domicilio durante un intervallo di tempo molto maggiore, solitamente 24-48 ore. Questa metodica prende il nome dal suo inventore, il fisico statunitense Norman J. nel 1950, e successivamente impiegata in ambito veterinario a partire dagli anni ‘90.  Viene proposto un esame Holter quando un paziente (cane o gatto) presenta: Sincopi (eventi transitori di perdita della coscienza)  Intolleranza all’esercizio fisico, dopo che il Medico Veterinario ha escluso altre cause ed è stato eseguito un esame ecocardiografico, con il sospetto della presenza di aritmie intermittenti Riscontro di un’aritmia alla visita clinica  In presenza di patologie cardiache (come la tachicardia ventricolare ereditaria del pastore tedesco, la malattia aritmogena, la cardiomiopatia dilatativa, l'endocardiosi valvolare, la fibrillazione atriale) Per verificare il corretto funzionamento del pacemaker Valutazione dell’efficacia di una terapia antiaritmica  Screening in determinate razze (ad es Boxer e Dobermann)   Come avviene la registrazione Holter?   Per effettuare il monitoraggio Holter occorre applicare su entrambi i lati del torace dell’animale, previa tricotomia (quindi tosatura del pelo fino alla pelle) e pulizia della zona d’interesse con soluzione alcolica che verrà successivamente debitamente asciugata e fatta evaporare, alcuni specifici elettrodi adesivi. Questi, dopo averne assicurato la tenuta, con dello scotch medicale aggiuntivo, sono connessi tramite appositi cavi al registratore, ovvero una piccola unità digitale che viene posizionata sul dorso del paziente e fissata in sede mediante bendaggio o appositi indumenti dedicati. Tutti i cavi verranno ricoperti da passaggi di cotonina ed altra fasciatura, onde evitare che questi penzolino, correndo il rischio che si stacchino o che siano degli agganci per l’animale durante un normale grattamento, invalidando l’esame. Una volta smontato il dispositivo, attraverso un software dedicato si scaricherà tutta la registrazione ed il Medico Veterinario cardiologo si occuperà della lettura e refertazione dell’esame. Il proprietario dovrà tenere un diario delle principali attività del suo animale per tutto il tempo della registrazione. Ciò sarà fondamentale per l’interpretazione del tracciato. Il vantaggio di questo esame è permettere una registrazione di lunga durata oltre ad essere una metodica assolutamente non invasiva, solitamente estremamente ben tollerata e facile da effettuare. Gli animali normalmente tollerano bene l’applicazione degli elettrodi e del registratore perché, come anticipato, ad oggi esistono numerosi abbigliamenti per animali studiati adeguatamente per questa indagine diagnostica con una tasca atta a contenere il registratore. Ovviamente il proprietario dovrà avere alcune accortezze durante la registrazione, quali ad es evitare di far bagnare il dispositivo (ad esempio portando l’animale in passeggiata sotto la pioggia), evitare di condurre l’animale in luoghi frequentati da altri animali, verificare che il cane non tenda a strapparsi tutto e/o a rotolarsi ripetutamente sulla schiena, eccetera, ma nella maggior parte dei casi non vi è la necessità di alcuna azione eccezionale oltre il buon senso. In copertina - Pettorina copri e porta Holter in un cane. In copertina - Le foto sono gentilmente concesse dagli Autori.“Med. Vet., Med Vet, GPCert in Cardiologia - (Cardiologia)”Dr.ssa Marta ClarettiAutore

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