Image

News

L’esame Holter nel cane e nel gatto

L’esame Holter nel cane e nel gatto

L’elettrocardiogramma è la registrazione della frequenza e del ritmo cardiaco durante la visita clinica e può avere una durata variabile da alcuni secondi ad un massimo di alcuni minuti.L’esame Holter invece è un metodo non invasivo di valutazione del ritmo e della frequenza cardiaca a domicilio durante un intervallo di tempo molto maggiore, solitamente 24-48 ore. Questa metodica prende il nome dal suo inventore, il fisico statunitense Norman J. nel 1950, e successivamente impiegata in ambito veterinario a partire dagli anni ‘90.  Viene proposto un esame Holter quando un paziente (cane o gatto) presenta: Sincopi (eventi transitori di perdita della coscienza)  Intolleranza all’esercizio fisico, dopo che il Medico Veterinario ha escluso altre cause ed è stato eseguito un esame ecocardiografico, con il sospetto della presenza di aritmie intermittenti Riscontro di un’aritmia alla visita clinica  In presenza di patologie cardiache (come la tachicardia ventricolare ereditaria del pastore tedesco, la malattia aritmogena, la cardiomiopatia dilatativa, l'endocardiosi valvolare, la fibrillazione atriale) Per verificare il corretto funzionamento del pacemaker Valutazione dell’efficacia di una terapia antiaritmica  Screening in determinate razze (ad es Boxer e Dobermann)   Come avviene la registrazione Holter?   Per effettuare il monitoraggio Holter occorre applicare su entrambi i lati del torace dell’animale, previa tricotomia (quindi tosatura del pelo fino alla pelle) e pulizia della zona d’interesse con soluzione alcolica che verrà successivamente debitamente asciugata e fatta evaporare, alcuni specifici elettrodi adesivi. Questi, dopo averne assicurato la tenuta, con dello scotch medicale aggiuntivo, sono connessi tramite appositi cavi al registratore, ovvero una piccola unità digitale che viene posizionata sul dorso del paziente e fissata in sede mediante bendaggio o appositi indumenti dedicati. Tutti i cavi verranno ricoperti da passaggi di cotonina ed altra fasciatura, onde evitare che questi penzolino, correndo il rischio che si stacchino o che siano degli agganci per l’animale durante un normale grattamento, invalidando l’esame. Una volta smontato il dispositivo, attraverso un software dedicato si scaricherà tutta la registrazione ed il Medico Veterinario cardiologo si occuperà della lettura e refertazione dell’esame. Il proprietario dovrà tenere un diario delle principali attività del suo animale per tutto il tempo della registrazione. Ciò sarà fondamentale per l’interpretazione del tracciato. Il vantaggio di questo esame è permettere una registrazione di lunga durata oltre ad essere una metodica assolutamente non invasiva, solitamente estremamente ben tollerata e facile da effettuare. Gli animali normalmente tollerano bene l’applicazione degli elettrodi e del registratore perché, come anticipato, ad oggi esistono numerosi abbigliamenti per animali studiati adeguatamente per questa indagine diagnostica con una tasca atta a contenere il registratore. Ovviamente il proprietario dovrà avere alcune accortezze durante la registrazione, quali ad es evitare di far bagnare il dispositivo (ad esempio portando l’animale in passeggiata sotto la pioggia), evitare di condurre l’animale in luoghi frequentati da altri animali, verificare che il cane non tenda a strapparsi tutto e/o a rotolarsi ripetutamente sulla schiena, eccetera, ma nella maggior parte dei casi non vi è la necessità di alcuna azione eccezionale oltre il buon senso. In copertina - Pettorina copri e porta Holter in un cane. In copertina - Le foto sono gentilmente concesse dagli Autori.“Med. Vet., Med Vet, GPCert in Cardiologia - (Cardiologia)”Dr.ssa Marta ClarettiAutore

Passione criceto: quello che non si può non sapere

Passione criceto: quello che non si può non sapere

Il criceto è un simpatico roditore di piccola taglia che grazie al suo carattere e alle dimensioni ridotte viene scelto come animale da compagnia. Dobbiamo rispettare le sue esigenze nutrizionali ed allestire un luogo adatto alle sue necessità per farlo vivere in salute.È onnivoro e in natura mangia semi, cereali, larve di insetti e insetti.  Come animali domestici, i criceti necessitano di una dieta di buona qualità ed equilibrata che contenga tutti i nutrienti e i minerali di cui hanno bisogno. La razione ideale deve essere composta da un buon pellet e da una miscela di semi del commercio formulata per le necessità della specie, evitando di somministrare semi di girasole, snack contenenti semi di girasole, miele, zuccheri e arachidi, poiché questi prodotti sono spesso contaminati da muffe ed essendo ricchi di grassi favoriscono l’obesità. Gradiscono piccole quantità di insetti (camole del miele e della farina, grilli), pollo cotto non condito, ricotta a basso contenuto di grassi e senza sale, pezzetti di uovo sodo, pane integrale e uova strapazzate. La dieta può essere completata da frutta e verdura fresca, come mele, carote, broccoli e pere, lavate accuratamente per rimuovere qualsiasi contaminazione prima della somministrazione. I nuovi alimenti devono essere inseriti gradualmente poiché i cambiamenti improvvisi possono causare disturbi digestivi. L'uva e il rabarbaro non dovrebbero essere somministrati perché sono tossici per questi animali. Altri alimenti pericolosi per i criceti sono: avocado, semi di mela e d’uva, cioccolato, mandorle, caramelle, patatine, patate crude, foglie di pomodoro, arance, mandarini, limoni, anguria, marmellata, spezie, porri, aglio, cipolle, erba cipollina. Il cibo deve essere fornito due volte al giorno possibilmente una volta al mattino e una alla sera.  I criceti hanno bisogno di avere sempre a disposizione acqua fresca e pulita. Come contenitore si utilizza una bottiglia con un tubo di aspirazione senza valvola, quest’ultima deve essere controllata ogni giorno per eventuali perdite o ostruzioni. I criceti non sono in grado di applicare una forte aspirazione e potrebbero avere difficoltà a superare la resistenza del flusso d'acqua nei tradizionali tubi con valvola a sfera.  Si deve scegliere un alloggio spazioso, possibilmente a piani, facile da pulire, sicuro per evitare che si possano ferire. Il fondo deve essere ricoperto da segatura non polverosa, oppure da tutolo di mais o trucioli di legno, non si devono utilizzare fondi con rete metallica o di plastica. Il cibo può essere fornito in piccoli piatti di ceramica direttamente sul pavimento della gabbia, si può posizionare del cibo sul fondo per consentire un comportamento naturale di foraggiamento, in questo caso bisogna rimuovere immediatamente qualsiasi cibo avariato o non consumato. L’alloggio deve essere arredato con una piccola casetta utilizzata come tana e dalla classica ruota che garantisce al criceto serenità ed equilibrio emotivo.Le ruote per criceti non dovrebbero essere tolte durante la notte perché i criceti sono animali notturni che preferiscono essere attivi dopo il tramonto. Se si dovessero notare cambiamenti nell'assunzione di acqua e cibo, feci liquide, regione anale imbrattata di feci o urine maleodoranti è necessario prenotare una visita da un veterinario specializzato. “DVM, GPCert medicina e chirurgia degli animali esotici, Responsabile settore Animali non Convenzionali Mylav La Vallonea”Dr. Gustavo PicciAutore

L’aumento di volume dell’addome nel cane e nel gatto: quali sono le cause?

L’aumento di volume dell’addome nel cane e nel gatto: quali sono le cause?

L’aumento di volume dell’addome è un evento che nel cane e nel gatto può riconoscere numerose e diverse cause.In questo articolo andremo a descrivere le principali motivazioni e come riconoscere alcuni sintomi che, associati ad un ingrandimento dell’addome, possono rappresentare un’urgenza medica. L’addome contiene al suo interno diversi organi vitali: lo stomaco, l’intestino, il fegato, la milza, la vescica, i reni, il pancreas, la prostata e l’utero. Alcune malattie a carico di questi organi possono, in certi casi, determinare un aumento di volume dell’addome. Bisogna innanzitutto ricordare che le diverse razze (soprattutto nei cani) possono avere un addome con diverso aspetto: in alcune razze è stretto e alto, in altre appare normalmente più ampio e profondo (FOTO 1).Per poter riconoscere un’eventuale dilatazione addominale è importante ricordare queste importanti differenze di razza. FOTO 1 - Un cane di razza Galgo español (levriero, a destra) e un cane Bovaro del bernese (molossoide, a sinistra).Si può notare come l’ampiezza e la profondità dell’addome sia differente tra le due razze di cani.QUALI SONO LE PRINCIPALI CAUSE DI AUMENTO DI VOLUME DELL’ADDOME? GRAVIDANZA Nel caso più ovvio di un cane o gatto femmina, non sterilizzata, in cui si instaura una gravidanza, si può notare un progressivo aumento di volume dell’addome con il passare delle settimane (FOTO 2).A meno che non sia stato possibile osservare l’avvenuto accoppiamento, cani e gatti con stile di vita prettamente outdoor possono sviluppare una gravidanza inaspettata.FOTO 2 - immagine radiografica dell’addome di una cagna in corso di gravidanza.Le frecce indicano la presenza di alcuni feti, evidenti dai profili delle ossa della colonna vertebrale e della testa.ECCESSO DI ALIMENTI, FECI O PARASSITI NEL TRATTO GASTROENTERICO Un’eccessiva alimentazione, soprattutto in cuccioli o in cani/gatti sottopeso, può causare un transitorio aumento di volume dell’addome che si risolve al termine della digestione.  Un accumulo eccessivo di feci nell’intestino può, invece, essere una condizione patologica, come causa o come conseguenza di alcune patologie gastroenteriche (costipazione, megacolon (Leggi), paralisi intestinale). Un’infestazione da parte di parassiti intestinali (solitamente vermi tondi, gli ascaridi), che si sviluppa tipicamente in cuccioli non adeguatamente trattati con farmaci antiparassitari, può determinare la presenza di un addome più dilatato, evidente anche durante il digiuno (FOTO 4).FOTO 4 - addome dilatato in un cucciolo di gatto affetto da un’infestazione di ascaridi (vermi) intestinali. NEOFORMAZIONI IN ADDOME Lo sviluppo di alcuni tumori o neoformazioni negli organi addominali può portare ad un aumento del suo volume. I tumori possono essere di diverso tipo, con diverso comportamento (benigno o maligno) in base all’organo in cui esso si sviluppa e in base alla propria natura. Altri tipi di neoformazioni che si possono sviluppare in addome sono le cisti, delle strutture composte da una capsula che contiene al suo interno un materiale fluido (vedi paragrafo successivo per la natura dei fluidi). Quando queste cisti contengono del pus (fluido composto da globuli bianchi degenerati e batteri) si tratta di una reazione dovuta ad un’infezione, solitamente causata da batteri, e la neoformazione prendono il nome di ascesso. In caso un’infezione cronica (che dura da diverse settimane o mesi) o causata da parassiti, funghi e oggetti solidi che sono penetrati in addome (es. spighe vegetali) si può avere la formazione di granulomi, strutture formate da cellule infiammatorie e tessuto cicatriziale. FLUIDI IN ADDOME In alcuni casi l’addome può aumentare di volume se al suo interno si accumulano dei fluidi patologici. La natura di questi fluidi e le cause del loro accumulo possono essere varie.1) L’accumulo di sangue in addome (emoaddome) è un evento possibile in pazienti che hanno subito un trauma (un investimento, una caduta da altezza elevata) che ha causato la rottura di organi (es. milza o fegato) o di vasi sanguigni.Alcuni tumori, come l’emangiosarcoma (che origina spesso nella milza, un organo addominale estremamente ricco di sangue) possono andare incontro a rottura, anche spontanea senza che vi siano stati traumi, e causare sanguinamenti in addome.Anche l’ingestione accidentale di rodenticidi (sostanze tossiche comunemente utilizzate come esche per topi infestanti) impedisce al sangue di coagulare correttamente, determinando sanguinamenti in addome o in altre parti del corpo. Infine, pazienti che hanno subito una chirurgia addominale possono sviluppare un accumulo di sangue in addome di lieve entità e solitamente non rischioso, che si risolve spontaneamente nei giorni successivi alla chirurgia con le adeguate cure post-operatorie. - Un liquido di natura urinosa (caratterizzato dalla presenza di urina) può riversarsi in addome in seguito alla rottura delle vie urinarie (ureteri, vescica o uretra).- Un liquido di natura biliare (caratterizzato dalla presenza di bile, una sostanza prodotta dal fegato, necessaria per la digestione degli alimenti) può invece essere presente in caso di rottura della cistifellea (l’organo in cui la bile viene immagazzinata). Questi due eventi (rottura delle vie urinarie e delle vie biliari) possono altresì avvenire in seguito ad un trauma o in seguito ad un’ostruzione delle vie specifiche (presenza di calcoli urinari o biliari, tumori che ostruiscono le vie specifiche). - Alcune gravi malattie del fegato (insufficienza epatica, ipertensione epatica) o del cuore (insufficienza cardiaca) possono determinare la formazione di liquidi addominali chiamati trasudati, dei fluidi acquosi con variabili concentrazioni proteiche che originano dal circolo sanguigno.Anche altre malattie croniche es: malattia renale cronica (leggi l'articolo) o enteropatia proteino-disperdente (leggi l'articolo) possono, nei casi più gravi, portare allo sviluppo di questo tipo di fluido in addome. - Quando alcuni organi addominali sviluppano una patologia infiammatoria es. pancreatite (leggi l'articolo), una patologia infettiva es. peritonite infettiva felina (FOTO 3) si può avere la formazione di liquidi chiamati essudati, dei fluidi acquosi ricchi di cellule infiammatorie (globuli bianchi).Anche alcuni tipi di tumore (es. linfoma (leggi l'articolo)) possono determinare la formazione di un essudato ricco di cellule tumorali (es. linfociti, nel caso di un linfoma). - Nelle cagne e nelle gatte non sterilizzate si può sviluppare un’infezione dell’utero, caratterizzata da un accumulo di pus al suo interno, che prende il nome di piometra. FOTO 3 - Dilatazione addominale in un gatto (foto a sinistra) causata dalla presenza di materiale fluido in addome (foto a destra).L’addome del gatto appare ampio e con un aspetto rotondeggiante. Le analisi citologiche e biochimiche effettuate sul fluido hanno dimostrato che si trattava di un essudato, formatosi a causa di una malattia infettiva, la peritonite infettiva felina (FIP), diagnosticata successivamente con un’analisi di laboratorio specifica (RT-qPCR). GAS IN ADDOME O NEL TRATTO GASTROENTERICO La presenza di un’elevata quantità di gas nello stomaco o nell’intestino può essere dovuta ad una torsione degli stessi organi o ad una paralisi intestinale, che non permette al cibo e al gas al loro interno di essere espulso correttamente. La presenza di gas in addome può anche derivare da una perforazione del tratto gastroenterico (solitamente ciò è dovuto ad un oggetto ingerito che perfora l’intestino) o da una perforazione della parete addominale che causa l’entrata di aria dall’esterno.In casi più rari anche un’infezione batterica a carico di alcuni organi addominali (es. vescica, cistifellea) può portare alla formazione di gas in addome. I pazienti che hanno subito una chirurgia addominale possono avere una moderata quantità di gas in addome: anche in questo caso, come per i piccoli accumuli di sangue precedentemente citati, la condizione non risulta rischiosa e si risolve spontaneamente con le adeguate cure post-operatorie.   TORSIONE E CONGESTIONE DEGLI ORGANI ADDOMINALI Come già detto nel paragrafo precedente, una torsione del tratto gastroenterico può causare accumulo di gas al suo interno.La torsione può avvenire anche a carico altri organi addominali (es. milza, fegato): in questi casi il sangue può accumularsi (congestione) all’interno degli stessi organi, causando un aumento del loro volume, danneggiandone i tessuti e rischiando di causarne la rottura e determinare un sanguinamento in addome. Una patologia caratterizzata da torsione dello stomaco, con accumulo di aria al suo interno, ed eventuale torsione e congestione della milza, prende il nome di torsione/dilatazione gastrica (leggi l'articolo), una patologia che colpisce soprattutto cani di taglia grande. IPERADRENOCORTICISMO (SINDROME DI CUSHING) Una patologia presente prevalentemente nel cane, caratterizzata da un’eccessiva produzione o assunzione di steroidi (ipercortisolismo o sindrome di Cushing) (leggi l'articolo) può determinare una distensione dei muscoli dell’addome e ad un aumento di volume del fegato: entrambi questi fenomeni possono causare un aumento di volume dell’addome (FOTO 5).Questa malattia deve essere presa in considerazione ed eventualmente indagata dal vostro Medico Veterinario in presenza di alcuni segni clinici specifici (es. aumento del bere e dell’urinare, perdita del pelo) e di specifiche alterazioni agli esami del sangue. foto 5FOTO 5 e In Copertina - Cane di 11 anni affetto da sindrome di Cushing.Si noti l’addome aumentato di volume. COME FACCIO A CAPIRE SE LA DILAZIONE ADDOMINALE È UN’URGENZA PER IL MIO CANE E IL MIO GATTO? In alcuni casi la dilatazione addominale può svilupparsi velocemente e peggiorare nel giro di poche ore.In questi casi è importante notare se il cane o gatto possa aver subito un trauma o se presenti altri sintomi potenzialmente preoccupanti quali depressione del sensorio e debolezza generale, incapacità a camminare, dolore, perdita di appetito, vomito, presenza di conati o eccessiva salivazione.In questi casi è necessario contattare immediatamente il Medico Veterinario.   COME SI EFFETTUA LA DIAGNOSI? Per effettuare una diagnosi corretta della patologia sottostante il Medico Veterinario, a seconda della presentazione del paziente e della successiva visita clinica, potrà richiedere alcuni esami di laboratorio (emogramma, esame biochimico ed esame delle urine) che permettano di valutare la presenza di un’infezione, una perdita di sangue e la funzionalità dei principali organi addominali.Possono risultare fondamentali degli esami strumentali (ecografia addominale, radiografia addominale e toracica) per valutare la presenza di neoformazioni, fluidi patologici o gas in addome. Successivamente potrebbero essere necessarie ulteriori analisi specifiche, quali il prelievo dei fluidi patologici (solitamente effettuato con un ago sottile), su cui effettuare un esame citologico o biochimico per poterne determinare la natura.Il prelievo viene effettuato inserendo un ago nell’addome, una procedura normalmente non rischiosa e non dolorosa, che viene effettuata con il cane e il gatto svegli.Infine, la valutazione della funzionalità del cuore, tramite un’ecografia cardiaca o un elettrocardiogramma, e di specifici esami ormonali potranno essere richiesti sulla base dei sospetti diagnostici del Medico Veterinario.   QUAL È IL TRATTAMENTO PIÙ ADATTO? Per risolvere la causa dell’aumento di volume dell’addome nel cane e nel gatto è necessario intervenire sulla specifica causa scatenante. Nei casi più gravi, in cui la malattia sottostante mette a rischio la vita del cane e del gatto, può essere necessario intervenire in urgenza, attraverso cure intensive in pronto soccorso o richiedendo un intervento chirurgico urgente, come nei casi di una torsione/dilatazione gastrica o di una perforazione intestinale.In collaborazione con il Dr. Francesco Lunetta “DVM, Diplomato ECVIM-CA, EBVS® - European Veterinary Specialist in Small Animal Internal Medicine - Animali da compagnia, Endocrinologia non riproduttiva, medicina interna e terapia (Malattie Metaboliche).”Prof. Federico FracassiAutore

Un cucciolo in famiglia - I consigli del veterinario

Un cucciolo in famiglia - I consigli del veterinario

Un cucciolo in famiglia. I consigli del veterinario.Cari lettori vi presentiamo questo nuovo libro dedicato a chi vuole intraprendere la fantastica esperienza della convivenza con un cucciolo ed intende conoscere ed approfondire tutti gli aspetti legati sia alla scelta del cucciolo che all'alimentazione, educazione e prevenzione delle malattie.Riassume tutti i consigli e le raccomandazioni che i veterinari normalmente danno a chi porta un cucciolo alla prima visita ed anche i consigli che il veterinario darebbe se fosse consultato prima ancora di aver adottato o scelto un cucciolo.Con l'aiuto di  "consigli", "tabelle" e "immagini" vengono riassunti in modo semplice alcuni argomenti di carattere scientifico.Acquista su Amazon12 Capitoli scritti da 7 Autori Tutti gli Autori sono Medici Veteterinari esperti MYLAV. Acquista su AmazonGli Autori Med. Vet., PhD, Esperto in comportamento animale riconosciuto FNOVI - Esperto in IAA: Interventi Assistiti con gli Animali - (Medicina comportamentale)Dr.ssa Maria Chiara CatalaniAutoreMed. Vet., PhD, Diploma Master Universitario II livello in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva, consulente nutrizionale (Clinical Nutrition)Dr. Giuseppe FebbraioAutoreMed. Vet., PhD, Specialista in Clinica dei Piccoli Animali, Diplomato EVPC, EBVS® - European Veterinary Specialist in Parasitology”Dr. Luigi VencoAutoreMed. Vet, PhD, Diplomato ECVM, EBVS® - European Specialist in Veterinary Microbiology, Professore Ordinario di Malattie Infettive degli Animali Domestici.Prof. Nicola DecaroAutoreMed. Vet., Diplomata ECAR, EBVS ® - European Veterinary Specialist in Animal Reproduction (Fisiologia e patologia della Riproduzione, Ginecologia e Andrologia del cane, del gatto e dei mammiferi non convenzionali, Neonatologia)Dr.ssa Maria Carmela PisuAutoreMed. Vet, Esperto MYLAV in GeneticaDr. Michele MarinoAutoreMed. Vet., PHD, Direttore de "Il Fatto Veterinario"Dr. Isidoro GrilloAutore

Reflusso gastroesofageo nel cane

Reflusso gastroesofageo nel cane

La patologia da reflusso gastroesofageo definita dall’acronimo (GERD) (Gastro Esophageal Reflux Disease), è una delle patologie gastrointestinali più comuni nell’uomo, mentre nel cane e nel gatto è stata a lungo considerata rara. È solo negli ultimi anni che il reflusso gastroesofageo (GERD) viene diagnosticato con più frequenza anche nel cane e nel gatto. Il reflusso gastroesofageo consiste nel passaggio del contenuto liquido o solido presente nello stomaco attraverso l’esofago (struttura tubulare che trasporta il cibo dalla bocca allo stomaco) ed è un fenomeno normale che può verificarsi anche più volte al giorno. La mucosa dell’esofago ha infatti dei meccanismi di protezione per evitare che venga danneggiata dal contatto con il contenuto gastrico. Quando però la frequenza del reflusso aumenta l’acido gastrico e gli enzimi digestivi presenti nello stomaco danneggiano e infiammano la mucosa esofagea causando esofagite nei casi lievi e nei casi più gravi danni agli strati più profondi dell’esofago e quindi erosioni e/o ulcere o restringimenti del lume dell’esofago (stenosi). E’ in questi casi che si parla di malattia da reflusso gastroesofageo (GERD). La malattia da reflusso esofageo (GERD) è causata da un’alterazione a carico dello sfintere esofageo inferiore, una zona della muscolatura esofagea che in condizioni di normalità si contrae impedendo la risalita dei fluidi e del cibo lungo l’esofago.   Quali sono le cause del reflusso gastroesofageo nel cane ?   Le cause della malattia da reflusso gastroesofageo (GERD) nei cani possono essere molteplici e spesso causate dalla combinazione di più fattori. Uno sfintere esofageo inferiore debole oppure la presenza di ernia iatale (condizione patologica caratterizzata dal passaggio di una porzione dello stomaco dall'addome al torace, attraverso un foro del diaframma normalmente presente) possono determinare reflusso poiché entrambe le condizioni consentono al contenuto gastrico di refluire nell’esofago. Altre condizioni che possono causare reflusso gastroesofageo sono: vomito cronico corpi estranei esofagei condizioni anatomiche o funzionali che rallentano lo svuotamento del contenuto dello stomaco nell’intestino patologie delle vie respiratorie superiori la sindrome brachicefalica alcune procedure chirurgiche come la sterilizzazione nella cagna femmina alcuni farmaci come gli anestetici che riducono il tono dello sfintere esofageo inferiore.   Quali sono i principali sintomi clinici del reflusso gastroesofageo ?   I sintomi clinici dipendono dalla causa che determina il reflusso e soprattutto dalla sua gravità. Il sintomo più frequente è il rigurgito che consiste nell’eliminazione di materiale alimentare proveniente dall’esofago, che non ha raggiunto lo stomaco. Per tale motivo spesso l’animale tende a rimangiarlo, caratteristica tipica del rigurgito. Inoltre al contrario del vomito nel rigurgito l’espulsione del materiale contenuto nell’esofago è passiva, per cui non richiede sforzo o conati. Altri segni clinici che si riscontrano in corso di reflusso gastroesofageo (GERD) sono: eccessiva salivazione (ptialismo) difficoltà nel deglutire (disfagia) disagio e/o dolore durante la deglutizione irrequietezza durante il riposo soprattutto notturno masticazioni a vuoto e leccamento delle labbra. Nei casi più gravi, i cani possono iniziare a perdere peso perché non assumono più un’alimentazione adeguata o perché manifestano diminuzione dell’appetito. Possono inoltre comparire segni clinici che non riguardano l’apparato digerente, come tosse e febbre come conseguenza dell’inalazione di materiale liquido o solido (polmonite ab ingestis).    Come si diagnostica il reflusso gastroesofageo ?   Per la diagnosi del reflusso gastroesofageo (GERD) è importante descrivere bene al Medico Veterinario la storia clinica ed i sintomi. Per un proprietario non molto esperto può essere difficile differenziare il vomito dal rigurgito per cui può essere di grande aiuto, per il Veterinario, la visione di un video che consenta una chiara caratterizzazione del sintomo. Poiché esistono diverse patologie che causano segni simili al reflusso gastroesofageo, il Veterinario potrà richiedere esami di laboratorio e strumentali, come per esempio radiografie del torace ed ecografia addominale, utili per escludere altre cause potenzialmente responsabili dei sintomi descritti.  Nella maggior parte dei cani affetti da reflusso gastroesofageo (GERD), gli esami sopra indicati risulteranno nella norma. A questo punto il veterinario potrebbe procedere con un esame endoscopico del tratto digerente che si esegue con il paziente in anestesia generale. Questo esame viene eseguito con una sonda munita di telecamera all’estremità della punta, con la quale è possibile visionare direttamente gli organi interessati, nel caso specifico cavità orale, orofaringe, esofago, stomaco al fine di valutarne le caratteristiche anatomiche ed eventuali alterazioni. Le alterazioni riscontrabili all’esame endoscopico, in corso di reflusso gastroesofageo (GERD), possono essere diverse e di grado variabile come ad esempio variazioni di colore della mucosa (aumento del rossore della mucosa tipicamente in corrispondenza del cardias che è la porzione che mette in comunicazione esofago e stomaco), presenza di materiale estraneo liquido o solido che ristagna all’interno dell’esofago, corpi estranei (quando presenti), evidenza di strie di eritema soprattutto in corrispondenza del cardias o erosioni e/o ulcere della mucosa o stenosi (restringimenti del lume).In alcuni casi, pur in presenza di esofagite e reflusso gastroesofageo (GERD) è possibile non riscontrare lesioni visibili.   Quale terapia potrà prescrivere il Medico Veterinario?   Generalmente il trattamento che il Medico Veterinario potrà prescrivere, sarà costituito da una combinazione tra terapia farmacologica e modulazione della dieta, terapia che può variare da paziente a paziente in base alla gravità del problema ed alla causa sottostante. In primis un consiglio è quello di ridurre la quantità del pasto serale anticipandolo quando possibile nel tardo pomeriggio; questo perché durante il riposo si ha una riduzione del tono dello sfintere esofageo inferiore fattore predisponente il reflusso e la peristalsi (contrazione muscolare che consente il movimento del contenuto presente in questo organo) normalmente rallenta. Entrambe queste condizioni favoriscono il ritorno del cibo dallo stomaco all’esofago. In alcuni pazienti può essere consigliata una dieta con un minore tenore di grassi e di fibra, che possono ritardare lo svuotamento del contenuto dello stomaco nell’intestino, ottenendo in questo modo la riduzione della pressione sullo sfintere esofageo inferiore. In presenza di lesioni erosive/ulcerative potranno essere consigliati farmaci che agiscono come barriera protettiva sulla mucosa esofagea o che riducono o inibiscono la produzione acida gastrica (H2 antagonisti o inibitori di pompa protonica). Nel caso siano presenti sintomi respiratori compatibili con polmonite ab ingestis potrà essere associata anche una terapia antibiotica. “DVM, Master di 2° livello in Gastroenterologia ed Endoscopia degli animali d’affezione (gastroenterologia, pneumologia).”Dr. Pietro RuggieroAutore

Tartarughina d’acqua: habitat e alimentazione

Tartarughina d’acqua: habitat e alimentazione

Le tartarughe acquatiche sono molto diffuse, le specie più comuni sono la Chrysemys picta e la Trachemys scripta scripta che, se gestite in modo corretto, possono superare i 30 anni d’età. Sono animali molto robusti e resistenti tanto da poter essere allevati da adulti in laghetti e stagni anche d’inverno. Il loro habitat in cattività non corrisponde alla classica “vaschetta di plastica”, bensì ad un acquaterrario munito di un filtro per depurare l’acqua, un ossigenatore e un sistema di termostati sia in acqua che nella porzione emersa. La parte di acqua deve essere alta più del doppio della lunghezza della tartaruga e deve occupare circa 2/3 dell’acquario perché questi animali devono avere la possibilità di nuotare. La parte emersa serve per fare “basking”, con questo termine si indica il comportamento tipico delle tartarughe quando si espongono alla luce solare. Le tartarughe acquatiche sono degli animali a sangue freddo non in grado di regolare la loro temperatura corporea; è importante, quindi, che la temperatura all’interno della vasca sia mantenuta costante tra i 22°C e i 28°C durante il giorno, mentre durante la notte può essere anche di 5°C più bassa. È necessario riscaldare sia l’acqua che la parte emersa. In acqua si deve inserire un termostato per acquari che può essere in plastica oppure in vetro. In quest’ultimo caso, deve essere protetto da una rete perché gli animali potrebbero procurarsi delle ustioni e le tartarughe di grandi dimensioni potrebbero romperlo con il movimento. Nella parte emersa deve essere inserita sia una lampada in ceramica collegata ad un termostato per terrari che una lampada UV. La lampada in ceramica serve per riscaldare l’ambiente non acquatico, in questo modo gli animali non subiranno sbalzi di temperatura una volta usciti dall’acqua. La lampada UV deve sviluppare UVA e UVB e deve restare accesa per dieci ore al giorno, si consiglia di sostituire la lampada una volta all’anno. La carenza di esposizione ai raggi UVA/B, che simulano l’esposizione alla luce naturale del sole, può causare l’insorgenza di malattie metaboliche. La malattia ossea metabolica (MOM, MBD o Metabolic Bone Disease), ad esempio, è una patologia che causa demineralizzazione e ridotta calcificazione del tessuto osseo. È una patologia tipica delle tartarughe di acqua non gestite in modo corretto e si può prevenire fornendo un ambiente e un’alimentazione idonea alle necessità della specie. Per quanto riguarda l’alimentazione delle tartarughe di acqua, le tartarughe adulte sono principalmente onnivore ma da piccole preferiscono alimentarsi con una dieta carnivora. Nei primi anni di vita il cibo deve essere somministrato tutti i giorni, successivamente è possibile alimentarle tre volte a settimana. La dieta delle tartarughine di acqua deve essere varia e possiamo scegliere diversi alimenti quali: latterini, novellame di sardine e acciughe, ritagli di salmone, sgombro, trota, gamberi decongelati, mazzancolle, scampi, vongole, cozze, pezzetti di pollo e tacchino, mela, cocomero, melone, fagiolini, cicoria, radicchio, carota, lattuga e pellet per tartarughe acquatiche. Il cibo essiccato deve essere evitato perché è spesso contaminato e povero di sostanze nutritive. È possibile alimentare le tartarughe di acqua in una vasca a parte per mantenere l’acqua pulita più a lungo.In questo caso è necessario controllare anche la temperatura dell’acqua della vasca per l’alimentazione al fine di evitare sbalzi termici che potrebbero farle ammalare. “DVM, GPCert medicina e chirurgia degli animali esotici, Responsabile settore Animali non Convenzionali Mylav La Vallonea”Dr. Gustavo PicciAutore

La paralisi laringea nel cane

La paralisi laringea nel cane

La laringe è un organo composto da diverse cartilagini, avente funzione principale di garantire il passaggio d’aria e impedire l’aspirazione di cibo e liquidi. Normalmente in fase inspiratoria la laringe aumenta il diametro glottideo tramite la contrazione dei muscoli cricoaritenoidei dorsali che abducono le cartilagini aritenoidi.Questo in termini più semplici significa che durante l'inspirazione la laringe si apre per permettere il passaggio dell'aria. I muscoli cricoaritenoidei dorsali sono innervati dal nervo laringeo caudale che rappresenta la parte terminale del nervo laringeo ricorrente, a sua volta derivante dal nervo vago.  La denervazione dei muscoli cricoaritenoidei ha come principale conseguenza l’immobilità delle cartilagini aritenoidi che tendono a posizionarsi stabilmente su un piano paramediano durante tutte le fasi respiratorie (ovvero la laringe non si apre più). Nella maggior parte dei casi questo deficit motorio è progressivo e possono passare anche mesi prima che il paziente mostri segni clinici riferibili ad un diminuito diametro della glottide.Questa situazione crea sintomi ingravescenti in caso di aumentata attività fisica e/o condizioni climatiche caldo-umide innescando una serie di circoli viziosi che portano l’animale verso una crisi dispnoica potenzialmente mortale.   Che cosa succede?   Per vincere l’ostruzione glottidea il cane deve aumentare la profondità degli atti inspiratori creando un flusso d’aria più veloce e vorticoso in grado di causare, come prima conseguenza, iperemia ed edema della mucosa laringea con ulteriore progressiva diminuzione del diametro glottideo. L’incremento dell’attività dei muscoli intercostali e del diaframma, necessario a vincere l’ostruzione, causa un ulteriore aumento della velocità di flusso ed un collasso dinamico delle cartilagini aritenoidi sulla base dell’effetto Bernoulli. Il maggiore lavoro muscolare determina un incremento nel fabbisogno di ossigeno e un aumento della temperatura corporea, entrambe evenienze che innescano un ulteriore incremento dello sforzo inspiratorio.  Questo concatenarsi di eventi ha come possibile effetto finale la formazione di un edema polmonare non cardiogeno, verosimilmente secondario alle elevate pressioni negative intratoraciche in grado di favorire la fuoriuscita di fluido dai capillari polmonari verso gli alveoli e l’interstizio.   Quando posso sospettare una paralisi laringea nel cane?   Sono particolarmente colpiti gli animali adulti-anziani di razze grandi-giganti; tuttavia, la paralisi laringea può essere diagnosticata a cani di qualunque taglia o età. I sintomi più frequentemente riscontrati in corso di paralisi laringea si verificano durante l’attività fisica o condizioni di caldo intenso e comprendono: Respiro rumoroso con stridore, con aumento dello sforzo inspiratorio Intolleranza all’esercizio fisico  Intolleranza al caldo Modifiche nella sonorità dell’abbaio Nei casi più gravi la dispnea si manifesta anche a riposo, con stridore udibile anche se di minore intensità, atteggiamento ortopnoico (collo esteso, bocca aperta, commessura labiale retratta); se il cane viene portato a compiere attività fisica anche modesta può manifestare perdita di saliva, cianosi, ipertermia, fino al collasso cardiocircolatorio.   Come si diagnostica?   In caso di presenza dei sintomi su menzionati il consiglio è di portare il cane con urgenza dal Medico Veterinario per una visita ed eventuali indagini successive: L’auscultazione permette infatti di identificare la zona laringea come area di insorgenza del rumore respiratorio. La valutazione radiografica rappresenta un passaggio fondamentale per il corretto inquadramento della malattia. Lo studio radiografico può individuare o far escludere masse o deformazioni a livello del tratto laringeo o tracheale cervicale o toraciche che possono essere la causa della paralisi. Inoltre il rilievo di complicazioni come polmonite o megaesofago rappresentano senza dubbio un elementi negativi che devono essere valutati attentamente prima di eseguire eventuali procedure chirurgiche. La laringoscopia è la tecnica diagnostica di elezione per emettere una diagnosi di paralisi laringea. Consiste nell’ispezione della laringe eseguita con un piano anestesiologico superficiale: con questa procedura è possibile non solo valutare l’ipomobilità o l’immobilità delle cartilagini aritenoidi ma anche evidenziare i segni secondari che si associano a paralisi, quali edema ed eritema mucosali, iperplasia da contatto, presenza di saliva o materiale alimentare a contatto delle aritenoidi o nello spazio subglottideo. Con la laringoscopia è possibile evidenziare i movimenti paradossi delle cartilagini aritenoidi derivanti dal movimento passivo che il flusso d’aria fa compiere alle cartilagini aritenoidi e alle corde vocali con l’avvicinamento delle cartilagini in fase inspiratoria e il loro allontanamento in fase espiratoria. Il quadro endoscopico mostra caratteristiche peculiari in presenza di una concomitante paralisi del nervo laringeo craniale che porta a paralisi sensoriale della mucosa laringea: in questo caso la laringe e il primo tratto tracheale sono spesso quasi completamente coperti da saliva e detriti alimentari poiché l’animale non percepisce il contatto con questi elementi che causano, nell’individuo sano, la chiusura immediata della glottide e l’innescarsi del riflesso difensivo della tosse. In presenza di paralisi laringea di tipo sensoriale la prognosi è generalmente infausta per l’elevata probabilità di aspirazione, che aumenta considerevolmente dopo l’intervento di lateralizzazione aritenoidea.   Qual è la terapia se il paziente non è stabile?   I pazienti in grave distress respiratorio devono essere considerati come una vera emergenza ed il Medico Veterinario provvederà ad instaurare una rapida terapia di emergenza in base alla gravità della situazione con il fine di stabilizzare il paziente.   Qual è la terapia se il paziente è stabile?   Nei casi in cui l’animale viene portato a visita non in situazione di emergenza, la terapia per la paralisi laringea è chirurgica e consiste nella lateralizzazione unilaterale della cartilagine aritenoidea, ovvero l’abduzione permanente (allargamento verso l’esterno) di una delle due cartilagini al fine di ottenere un diametro glottideo adeguato a permettere il normale passaggio dell’aria. Tale abduzione ha come effetto secondario la diminuzione, talvolta fino alla perdita, dell’attività fonatoria.   Le complicanze più gravi della lateralizzazione aritenoidea possono essere: Aspirazione di cibo: il lume glottideo viene reso stabilmente più ampio del normale per cui il rischio di aspirazione di cibo e fluidi è potenzialmente aumentato. È da tenere presente che le vie respiratorie inferiori sono protette da altri due sistemi difensivi: l’epiglottide e il riflesso della tosse. La cartilagine epiglottide ruota durante la deglutizione agendo come una sorta di ponte levatoio che si chiude proteggendo la glottide, mentre la tosse allontana piccole particelle comunque venute a contatto con la mucosa laringea.  Frattura della cartilagine aritenoide per trazioni da collare o da attività fisica troppo intensa nell’immediato periodo post-operatorio. In questo caso il cane manifesterà un riacutizzarsi improvviso della sintomatologia dispnoica: per questo motivo gli animali operati non devono essere portati a passeggio con il guinzaglio ma solo con la pettorina e l’attività fisica deve essere fortemente limitata durante le prime due settimane dopo la chirurgia. Med. Vet., Dottore di Ricerca in Fisiopatologia e Clinica degli Animali da Compagnia. Specialista in Clinica e Patologia degli Animali da Compagnia - (Malattie dell’apparato respiratorio e otorinolaringoiatriche - Citopatologia generale)Dr. Davide De LorenziAutore

MONITORAGGIO DELLA SINDROME DI CUSHING: LA PROSPETTIVA DEL PROPRIETARIO

MONITORAGGIO DELLA SINDROME DI CUSHING: LA PROSPETTIVA DEL PROPRIETARIO

L'iperadrenocorticismo, noto comunemente come “sindrome di Cushing”, è una patologia endocrina che colpisce frequentemente il cane (più raramente il gatto).  In sintesi quello che accade è che l’organismo inizia a produrre delle quantità eccessive di cortisolo, un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali. Le due principali forme sono quella ipofisaria (80-85% dei casi) e quella surrenalica 15-20% dei casi).  Questa condizione causa solitamente a una serie di sintomi sgradevoli e mettere a dura prova la salute del cane o gatto colpito da tale condizione. Una una diagnosi tempestiva, un trattamento adeguato e uno scrupoloso monitoraggio terapeutico permettono solitamente di controllare il quadro sintomatologico in modo efficace. Le domande che frequentemente il proprietario di un animale con Sindrome di Cushing si pone sono: cosa succede dopo la diagnosi iniziale? In che modo io proprietario posso contribuire al monitoraggio della terapia? È importante comprendere che la sindrome di Cushing prevede come unica terapia definitiva l’intervento di ipofisectomia (forma ipofisaria) o di surrenalecromia (forma surrenalica); tuttavia, la sintomatologia può quasi sempre essere controllata con successo anche attraverso una combinazione di terapie farmacologiche, monitoraggi da parte del veterinario e particolari attenzioni da parte del proprietario.  Di seguito esploriamo il processo di monitoraggio della terapia della Sindrome di Cushing dal punto di vista del proprietario del cane.   Comunicazione aperta con il veterinario La prima e più importante tappa nel monitoraggio della terapia è mantenere una comunicazione aperta con il veterinario curante. Questo è essenziale per garantire che il trattamento sia adattato alle esigenze specifiche dell’animale.Il veterinario definirà le dosi più appropriate dei farmaci e valuterà eventuali cambiamenti necessari in base alla risposta clinica ed alle analisi del sangue.   Monitoraggio dei Sintomi Il proprietario deve essere attento nel rilevare potenziali sintomi ascrivibili ad un controllo non ottimale della sindrome di Cushing.  Questi possono includere:  eccessiva sete,  eccessiva produzione di urine,  aumento dell'appetito,  alterazioni del pelo e/o della cute,  letargia e debolezza.  Prendere nota dei cambiamenti di comportamento e dei sintomi è utile per capire se la terapia sia efficace o meno e se siano necessari eventuali cambiamenti di dosaggio.    Esami di Follow-up Il veterinario programmerà regolari esami di follow-up per monitorare l'efficacia della terapia. Questi includono test ormonali, esami ematochimici ed esame delle urine.A questi, in base alle esigenze del singolo caso, possono sommarsi indagini di diagnostica per immagini quali ecografie o tomografia computerizzata (TC). I test ormonali di monitoraggio utilizzati sono:  Test di stimolazione con ACTH: da eseguire a digiuno e a distanza di 2-3 ore dall’assunzione del farmacooppure Cortisolo basale pre-pill: da eseguire prima della somministrazione mattutina del farmaco È essenziale rispettare scrupolosamente le scadenze delle visite di controllo per valutare il progresso e apportare eventuali modifiche alla terapia. Dopo l’inizio della terapia e dopo ogni cambio di dosaggio del farmaco risulta opportuno eseguire un controllo dopo circa 4 settimane, mentre in animali ben controllati si consiglia un monitoraggio cadenzato ogni 3-4 mesi a seconda del singolo paziente. Riscontro di eventuali effetti avversi Possibili effetti collaterali in corso di terapia possono essere determinati dall’insorgenza di: inappetenza vomito diarrea eccessivo abbattimento del sensorio Tali sintomi potrebbero essere legati a una eccessiva azione del farmaco che comporta un calo eccessivo delle concentrazioni di cortisolo. Qualora dovesse manifestarsi uno o più di questi sintomi è opportuno sospendere la terapia e contattare il veterinario per ulteriori indicazioni.  Queste problematiche potrebbero essere causate da fattori non inerenti alla sindrome di Cushing (in questo caso è comunque indicata la sospensione del farmaco) o da un’eccessiva soppressione dei livelli di cortisolo in circolo. Per questo motivo è sempre necessario consultare il veterinario per valutare se e in quale modo procedere con la terapia.  Se il cane dovesse manifestare dei segni clinici neurologici: vagare senza meta per casa, fissare il vuoto, incunearsi negli angoli, è importante contattare il veterinario. In alcuni casi, il tumore ipofisario può crescere e creare dei deficit neurologici. In tali casi è molto importante approfondire il quadro attraverso una tomografia computerizzata (TC) o una risonanza magnetica (RMN) dell’encefalo.   In conclusione, il monitoraggio terapeutico della sindrome di Cushing richiede un impegno costante da parte dei proprietari. La malattia può essere gestita efficacemente, ma richiede attenzione, collaborazione con il veterinario e un occhio vigile sui sintomi. Articolo redatto con la collaborazione del Dr.ssa Mariachiara Re “DVM, Diplomato ECVIM-CA, EBVS® - European Veterinary Specialist in Small Animal Internal Medicine - Animali da compagnia, Endocrinologia non riproduttiva, medicina interna e terapia (Malattie Metaboliche).”Prof. Federico FracassiAutore

I parassiti delle vie respiratorie del gatto: da cacciatore a preda

I parassiti delle vie respiratorie del gatto: da cacciatore a preda

Il gatto può essere colpito, con una frequenza maggiore di quanto si pensi, da parassiti che allo stadio adulto, vivono nelle vie respiratorie (trachea, bronchi). Le modalità con cui il gatto si infesta e la gravità delle manifestazioni cliniche variano in base alla specie e all’età dei gatti infestati ma i segni clinici sono sempre rappresentati da tosse e difficoltà respiratorie. Le 3 specie più frequentemente riscontrabili sono Capillaria aerophila, Aelurostrongylus abstrusus e Troglostrongylus braevior.  Capillaria aerophila sottile e di colore biancastro, lunga circa 2 cm vive nello spessore della mucosa della trachea e dei bronchi degli animali infestati (Fig. 1). Il ciclo è diretto. Le femmine dopo l’accoppiamento emettono uova, dalla caratteristica forma a limone, che deglutite vengono espulse con le feci e diventano infestanti dopo alcune settimane, in grado cioè di infettare altri e gatti direttamente se ingerite. Questo ciclo può essere più complesso se le uova vengono ingerite da lombrichi che a loro volta siano preda di animali selvatici o domestici (uccelli, polli) e che fungono da cosiddetti ospiti paratenici (trasportatori passivi delle uova infestanti). Il segno clinico più frequente nei gatti colpiti è la tosse cronica con tentativo di espettorazione anche se difficilmente la gravità è tale da porre a rischio vita i gatti colpiti. Fig. 1 - Adulto di Capillaria aerophila (freccia) nella sottomucosa della trachea.Decisamente più gravi sono le infestazioni da Aelurostrongylus abstrusus e Troglostrongylus braevior che vivono nel lume di bronchi e bronchioli causando oltre che tosse gravi problemi respiratori, spesso letali specie nei gatti giovani. In questo caso il ciclo è indiretto e prevede necessariamente la presenza di un ospite intermedio (lumaca o chiocciola) all’interno della quale e larve emesse con le feci continuano il loro sviluppo per divenire infestanti. È raro che il gatto ingerisca direttamente la lumaca o la chiocciola ma più frequentemente sono gli ospiti paratenici (anfibi, uccelli, piccoli mammiferi) che dopo avere predato l’ospite intermedio  (lumaco o chiocciola) diventino a loto volta preda del gatto. Per Troglostrongylus braevior è frequente la trasmissione verticale (da madre a neonati durante allattamento). In questi casi le manifestazioni cliniche possono colpire tutti o più soggetti nati dalla stessa madre, se pur con diversa gravità e il quadro clinico manifestarsi chiaramente anche in gattini molto giovani con età inferiore ai 2-3 mesi.   La diagnosi viene effettuata da parte del medico veterinario con esame delle feci con tecniche diverse (flottazione per Capillaria aerophila, apparato di Baermann per Aelurostrongylus abstrusus e Troglostrongylus braevior) ed è fondamentale per una terapia mirata (Fig. 2, 3, 4).Fig. 2 - Uova di Capillaria aerophila dalla caratteristica forma a limone, esame delle feci eseguito con tecnica di flottazione. Fig. 3 - Larva di Aelurostrongylus abstrusus evidenziata ad esame delle feci con apparato di Baermann.Fig. 4  - Larva di Troglostrongylus braevior evidenziata ad esame delle feci con apparato di Baermann.Per quanto riguarda Aelurostrongylus abstrusus l’esame delle feci deve essere effettuato anche prima di programmare un intervento di sterilizzazione.I gatti giovani possono essere infestati in forma clinica non apparente ed hanno una percentuale di mortalità intra-operatoria molto elevata.   Come prevenzione (oltre a quella farmacologica suggerita dal medico veterinario) viste le modalità di trasmissione di questi parassiti è importante cercare di limitare l’attività di predazione dei nostri gatti (anche nel rispetto della biodiversità in ambito urbano o peri-urbano) e nutrirli con carne che non sia ben cotta (in particolare per quelle di pollo e volatili). Le immagini sono gentilmente concesse dall'Autore. “DVM, Specialista in Clinica dei Piccoli Animali, Diplomato EVPC, EBVS® - European Veterinary Specialist in Parasitology”.Dr. Luigi VencoAutore

LA ROGNA NOTOEDRICA DEL GATTO

LA ROGNA NOTOEDRICA DEL GATTO

Cos’è la rogna notoedrica del gatto ? La rogna notoedrica, conosciuta anche come scabbia felina, è una malattia parassitaria pruriginosa del gatto causata dall’acaro Notoedres cati.L’acaro può infestare altri mammiferi, uomo compreso, ed eccezionalmente anche il cane.   La rogna notoedrica del gatto è una malattia contagiosa? La rogna notoedrica del gatto è una malattia estremamente contagiosa e, dal momento che la trasmissione avviene soprattutto per contatto diretto, la vita in collettività (colonie, allevamenti, gattili) aumenta notevolmente il rischio di trasmissione.Sicuramente nelle zone in cui sono mantenute e registrate le colonie feline, la malattia può persistere e rendersi stanziale in particolar modo in quelle aree urbane o extra urbane come cimiteri, ruderi, aree limitrofe ad ospedali o scuole. La rogna notoedrica del gatto è una zoonosi e l’uomo può essere infestato transitoriamente manifestando lesioni rappresentate da papule, vescicole e croste pruriginose soprattutto localizzate su arti e tronco.Le lesioni regrediscono spontaneamente in circa tre settimane una volta eliminato il contatto con il gatto infestato.   Come si manifesta la rogna notoedrica del gatto?   Le lesioni iniziali sono rappresentate da papule, papule-crostose e da scaglie che, con il progredire della malattia, vengono sostituite da croste grigio-giallastre, ispessite e tenacemente adese alla cute, che ricoprono i padiglioni auricolari.La distribuzione delle lesioni è piuttosto caratteristica: nelle fasi iniziali si osservano lesioni sul bordo mediale del padiglione auricolare che rapidamente coinvolgono tutto il padiglione, la faccia e il collo.Con il progredire dell’infestazione le lesioni possono generalizzare interessando la testa, il collo e successivamente tutto il corpo.Il prurito è solitamente intenso per cui sono frequenti lesioni secondarie da auto-traumatismo (alopecia, erosioni ed ulcere) che possono favorire l’insorgenza di infezioni secondarie.Le comuni operazioni di toelettatura svolte dai gatti e la loro abitudine a dormire aggomitolati può favorire la diffusione delle lesioni agli arti e alla regione perineale. Fig. 2 - Alopecia e croste sugli arti di un gattino con rogna notoedrica.Fig 3 - Lesioni crostose in un gatto affetto da rogna notoedrica generalizzata. Come si fa la diagnosi di rogna notoedrica?   La diagnosi di certezza di rogna notoedrica la ottiene il Medico Veterinario mediante l’osservazione microscopica del parassita e/o delle sue uova e/o delle sue deiezioni (riconoscibili dalla loro forma ovale e il colore marrone scuro) nel materiale raccolto mediante raschiato cutaneo superficiale.I parassiti sono in genere numerosi per cui la diagnosi non presenta particolari difficoltà. Recentemente è stato descritto l’utilizzo dell’esame microscopico del materiale raccolto tramite nastro adesivo trasparente per la diagnosi di rogna notoedrica con una sensibilità sovrapponibile a quella del raschiato cutaneo superficiale.La tecnica appare meno traumatica e indicata per aree corporee non agevoli alla manualità con lama, come le labbra e la regione perioculare. Occasionalmente possono essere osservati adulti o uova in corso di esame coprologico per flottazione. L’esame istologico non è generalmente utilizzato per la diagnosi vista l’estrema facilità con cui si evidenziano i parassiti mediante raschiato cutaneo superficiale. Fig. 4 - Raschiato cutaneo superficiale: adulti uova e deiezioni di Notoedres cati. Come si tratta la rogna notoedrica del gatto ? Il trattamento della rogna notoedrica si basa sull’utilizzo di molecole ad attività acaricida. Attualmente in Italia sono diverse le molecole registrate per il trattamento della rogna sarcoptica in formulazione spot-on. Essendo la rogna notoedrica una malattia estremamente contagiosa è fondamentale il trattamento di tutti gli animali conviventi per evitare ricontaminazioni. In copertina: Lesioni crostose sui margini del padiglione auricolare in un gatto con rogna notoedrica.Tutte le immagini sono gentilmente concesse dall'Autore.  “Medico Veterinario - (Dermatologia, Allergologia, Otologia veterinaria e Parassitologia cutanea).”Dr. Federico LeoneAutore

Informazioni

Via Colajanni 23 A - 70125 Bari
P.Iva: 06180570720

Orari di Apertura

Aperti 24 ore