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IPERTENSIONE SISTEMICA NEL CANE E NEL GATTO

IPERTENSIONE SISTEMICA NEL CANE E NEL GATTO

Con la definizione di ipertensione sistemica si intende una condizione caratterizzata da un aumento della pressione del sangue nelle arterie, che è determinata dalla quantità di sangue che viene pompata dal cuore e dalla resistenza delle arterie al flusso del sangue. In condizioni di normalità, ci sono dei complessi meccanismi neuro-ormonali (che coinvolgo reni, cuore, cervello e pareti vascolari) che si attivano in combinazione con fattori tissutali locali, per mantenere i valori di pressione arteriosa nei valori fisiologici. Alcuni organi, tra cui i reni, hanno la capacità di regolare autonomamente la loro pressione entro certi limiti, infatti tale parametro varia in risposta a stimoli fisiologici (es. attività fisica, stress) e a meccanismi neuroregolatori atti a mantenere l’omeostasi emodinamica. Si distinguono due momenti fondamentali: la pressione sistolica, che coincide con la contrazione ventricolare sinistra, e la pressione diastolica, che corrisponde alla fase di rilassamento del ventricolo sinistro. I valori di riferimento nel gatto sono: 140-150 mmHg per la pressione sistolica, 135 mmHg come valore medio e 100 mmHg per la diastolica. Nei cani, i parametri considerati normali sono: 140 mmHg sistolica, 100 mmHg media e 75 mmHg diastolica, con alcune variazioni in base alla razza. Il monitoraggio della pressione arteriosa sistemica nei cani e nei gatti rappresenta una procedura complessa, influenzata in maniera significativa dalla tecnica impiegata, dal livello di esperienza dell’operatore e dalle condizioni ambientali in cui viene eseguita. Per questo motivo è raccomandato un approccio integrato che combini diverse metodiche diagnostiche, allo scopo di migliorare l’accuratezza nella valutazione pressoria.   Metodiche di Misurazione La pressione arteriosa sistemica può essere misurata tramite tecniche dirette o indirette. Le prime prevedono l’inserimento di una cannula all’interno di un’arteria, garantendo un contatto diretto tra il sistema di rilevazione e il flusso ematico. Questo tipo di metodica è riservato ai reparti di terapia intensiva o monitoraggi anestesiologici, mentre nella pratica clinica veterinaria quotidiana si preferiscono metodiche indirette, meno invasive e più facilmente applicabili. Le due tecniche indirette più diffuse sono: Metodo oscillometrico, che valuta le oscillazioni della parete arteriosa Metodo Doppler, che utilizza segnali acustici per rilevare il flusso ematico Entrambe le metodiche prevedono l’applicazione di un bracciale pneumatico, generalmente sull’arto anteriore o sulla coda. È buona norma eseguire almeno cinque misurazioni consecutive, scartando i valori estremi (più alti e più bassi) per entrambe le pressioni (sistolica e diastolica), e calcolando una media attendibile.   Figura 1: misurazione della pressione arteriosa in un cane con metodica oscillometrica. Braccialetto applicato sulla coda con il paziente in braccio alla proprietaria, al fine di ridurre lo stato di stress del paziente. Figura 2: misurazione della pressione arteriosa in un gatto con metodica oscillometrica. Braccialetto applicato sulla coda con il paziente tranquillo sul tavolo visita, evitando lo stress del contenimento. Figura 3 e in copertina: misurazione della pressione arteriosa in un gatto con metodica oscillometrica. Si noti in contemporanea la verifica dell’attendibilità della valutazione mediante valutazione grafica della gaussiana formata dall’onda pressoria. Organi bersaglio e fisiopatologia dell’ipertensione Con il termine organi bersaglio si indicano quelle strutture particolarmente suscettibili ai danni causati dall’aumento cronico della pressione sanguigna. Le patologie renali sono tra le principali cause di ipertensione nel cane e nel gatto, ma allo stesso tempo, il rene costituisce anche uno degli organi più vulnerabili a tale condizione. Oltre al rene, rientrano in questa categoria anche il sistema cardiovascolare, il sistema nervoso centrale e l’apparato visivo. L’aumento pressorio prolungato determina un sovraccarico del lavoro cardiaco, con conseguente sviluppo di ipertrofia miocardica e induce alterazioni vascolari a livello delle arterie. A livello oculare, le modificazioni arteriolari sistemiche si riflettono anche a livello retinico, con aumento della tortuosità dei vasi, rilevabile mediante esame oftalmologico. L’impiego di strumenti specifici consente un’analisi dettagliata delle strutture oculari. I danni d’organo a livello oculare possono includere distacco retinico acuto, emorragie oculari e cecità. L’integrazione dell’esame oftalmologico con metodiche come la misurazione oscillometrica della pressione e l’ecocardiografia, che può evidenziare alterazioni strutturali quali l’ipertrofia concentrica del ventricolo sinistro, permette di giungere a una diagnosi più precisa e completa.   Approccio clinico e terapeutico Un approccio clinico efficace nei confronti dell’ipertensione sistemica richiede una strategia integrata che includa: Rilevazioni seriali della pressione arteriosa Valutazione cardiaca tramite ecocardiografia Visita oftalmologica approfondita Nella specie canina e felina, l’ipertensione è frequentemente secondaria ad altre patologie sottostanti quali patologie renali (che costituiscono le cause più frequenti), ormonali, cardiache, iatrogene dovute alla somministrazione cronica di alcuni farmaci, idiopatiche ovvero di origine sconosciuta. Per questo motivo, identificare la causa primaria risulta fondamentale per la prognosi, in quanto il trattamento della patologia scatenante può determinare la normalizzazione della pressione arteriosa. In parallelo, la terapia farmacologica mira a migliorare il benessere clinico del paziente e a prevenire le lesioni secondarie agli organi bersaglio. Il consiglio è di chiedere al vostro Medico Veterinario di fiducia di effettuare periodicamente una visita generale ed esami di controllo fra cui anche la misurazione della pressione sistemica.Le immagini sono gentilmente concesse dall'Autrice. “Med. Vet., GPCert in Cardiologia - Dipl. ECVIM-CA Cardiology”Dr.ssa Marta ClarettiAutore #sppb-addon-1719818877863 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877863 img{}#sppb-addon-1719818877864 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877864 img{}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}

“Il mio gatto è giallo”: cause di ittero nella specie felina

“Il mio gatto è giallo”: cause di ittero nella specie felina

Vi sono diverse patologie che possano far assumere una colorazione “gialla” al nostro gatto, e con questo articolo vogliamo chiarire la nomenclatura e i diversi stati patologici che possono portare a questa condizione.  La bilirubina è un prodotto di degradazione dell’emoglobina contenuta prevalentemente nei globuli rossi (eritrociti). Questo processo rientra all’interno del fisiologico invecchiamento degli eritrociti: una volta completata la loro vita vengono “distrutti” e alcune loro componenti riciclate ed altre eliminate.    La bilirubina si divide in tre frazioni: Coniugata: bilirubina resa idrosolubile in seguito a un processo di coniugazione a livello epatico che consente poi di eliminarla tramite le urine e le feci; Non coniugata: bilirubina non idrosolubile, per lo più legata all’albumina, prima del processo di coniugazione; Delta: piccola frazione di bilirubina coniugata ma legata alle albumine.   Con ittero si intende una colorazione giallastra che possono assumere i tessuti, la pelle e le sclere in seguito al deposito di pigmento biliare. Con iperbilirubinemia si intende un aumento patologico della bilirubina sierica, mentre con bilirubinuria si fa riferimento alla sua concentrazione nelle urine, alterazione che compare solitamente più precocemente rispetto all’aumento ematico di bilirubina, sottoforma di urine di color ambrato/intensamente giallo. Una piccola frazione di bilirubina nel cane, soprattutto maschio intero e con urine concentrate, è considerato un reperto fisiologico, mentre nel gatto è sempre da considerarsi patologico salvo in corso di interferenze analitiche (es. presenza di urine pigmentate/colorate). In medicina, la bilirubina ematica viene utilizzata come marker di funzionalità epatica, di patologia colestatica e come supporto a una diagnosi di anemia emolitica; pertanto, le cause di ittero possono essere svariate, e si possono riassumere nelle seguenti categorie:   ITTERO PRE-EPATICO   Questa categoria è correlata ad un’aumentata produzione di bilirubina in seguito ad aumentata distruzione degli eritrociti in corso di processi emolitici, come ad esempio in seguito a distruzione immunomediata (es. auto-anticorpi contro gli eritrociti), stress ossidativo (es. esposizione a sostanze ossidanti endogene o esogene), frammentazione (es. vasculiti) etc. I pazienti che presentano questo tipo di ittero sono gravemente ed acutamente anemici e possono presentare alterazioni della morfologia dei globuli rossi che suggeriscono la patogenesi sottostante. La frazione di bilirubina che aumenta in corso di emolisi è prevalentemente quella non coniugata, soprattutto in una fase iniziale della malattia. L’ittero compare nel momento in cui la produzione di bilirubina supera la capacità del fegato di poterla coniugare e metabolizzare.   ITTERO EPATICO   Questa categoria è correlata a una ridotta captazione della bilirubina non coniugata da parte del fegato e una sua incapacità di coniugarla (quindi rendere la bilirubina idrosolubile per poterla eliminare). Gli stati patologici che si annoverano in questa categoria sono quelli che portano a una riduzione della massa funzionante del fegato (disfunzione/insufficienza epatica). Le cause possono essere le più svariate, tra cui patologie congenite (es. shunt porto-sistemici in soggetti giovani), metaboliche (es. lipidosi, diabete mellito), neoplastiche (es. patologie infiltrative, linfoma), infettive/infiammatorie (es. peritonite infettiva felina, epatite cronica, epatite batterica), tossiche e ipossiche. In questa categoria, le bilirubine coniugata e non coniugata possono risultare ugualmente aumentate.   ITTERO POST-EPATICO   Questa categoria è correlata a una ridotta escrezione di bilirubina coniugata in seguito patologie colestatiche, e possono essere divise in colestasi ostruttiva o funzionale. La colestasi ostruttiva indica un ridotto/rallentato flusso della bile nei canalicoli e nei dotti biliari (quindi all’interno del fegato o a livello extra-epatico); esempi di patologie colestatiche ostruttive sono presenza di calcoli biliari, neoplasie e processi infiammatori (es. colangiti, pancreatiti). In questi casi, la frazione della bilirubina maggiormente presente è quella coniugata: il fegato funziona bene, ma non riesce a escretare la bilirubina correttamente. In corso di patologie ostruttive, l’ittero e l’iperbilirubinemia risultano essere molto più marcati e gravi rispetto alle categorie riportate in precedenza. La colestasi funzionale invece è correlata a fenomeni settici o flogistici gravi di natura sistemica, e non direttamente correlati al fegato o alle vie biliari. In corso di queste patologie, l’alterato/rallentato flusso di bile dal fegato in assenza di ostruzione meccanica viene indotto da una ridotta capacità delle proteine di trasporto della bilirubina con le quali competono sostanze pro-infiammatorie prodotte dall’organismo. Rispetto alla specie canina, nel gatto non è infrequente riscontrare ittero clinico, e la presenza di questa alterazione è indicativa di un processo patologico grave e da indagare rapidamente. Se ci sia accorge di questa “colorazione anomala”, è importante portare il proprio gatto il prima possibile dal Medico Veterinario in modo che possa eseguire approfondimenti diagnostici mediante esami di laboratorio di base (esame emocromocitometrico, profilo biochimico ed esame delle urine) e mediante diagnostica per immagini. “DVM, dipl. ECVCP, EBVS® European Specialist in Veterinary Clinical Pathology; Esperto MyLav in Ematologia e Patologia Clinica.Dr.ssa Giulia MangiagalliAutore #sppb-addon-1719818877863 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877863 img{}#sppb-addon-1719818877864 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877864 img{}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}

Alopecia X: una malattia dermatologica del cane, dalla diagnosi alla terapia

Alopecia X: una malattia dermatologica del cane, dalla diagnosi alla terapia

L'Alopecia X è una malattia dermatologica che affligge principalmente cani giovani-adulti, ed è caratterizzata dalla perdita dei peli primari progredendo fino all'alopecia completa prevalentemente su tronco, collo e cosce, risparmiando la testa e le estremità distali. Spesso si osserva iperpigmentazione cutanea nelle aree affette, e per questo è altrimenti denominata, soprattutto dagli allevatori, “Black Skin Disease”. Alcune razze sono più predisposte, soprattutto quelle con mantello doppio e folto come Volpini di Pomerania, Alaskan Malamute e Chow Chow. Segnalata anche in Barboncini nani e Toy, può comunque presentarsi in qualsiasi altra razza.   Eziologia e Nomenclatura Colpisce cani maschi e femmine, giovani adulti, senza correlazione con lo stato di castrazione/sterilizzazione. Si ipotizza una base ereditaria, data la predisposizione di razza, ma necessita di ulteriori studi. La condizione è conosciuta con vari nomi: "Black Skin Disease (BSD)" o "coat funk" (tra gli allevatori), e nella letteratura scientifica come “deficit di ormone della crescita ad esordio adulto”, “alopecia responsiva all'ormone della crescita”, “alopecia responsiva alla castrazione”, “alopecia responsiva alla biopsia”, “sindrome simile all'iperplasia surrenale congenita”, e più recentemente, Alopecia X. La varietà di nomi riflette la mancanza di comprensione della causa, ad oggi ancora sconosciuta.   Segni Clinici L’alopecia nel cane si presenta da parziale a totale, bilaterale e simmetrica, clinicamente non infiammatoria, localizzata a tronco, collo, cosce, perineo e coda. Testa ed estremità distali sono risparmiati (Fig. 1).In alcuni cani la malattia si manifesta con la mancata ricrescita del pelo dopo la tosatura. Le aree affette possono presentare cute iperpigmentata e secca; dermatite papulare, pustolosa e crostosa e collaretti epidermici possono essere presenti in caso di follicolite batterica secondaria e, in questo caso, determinare prurito.Il paziente non presenta segni clinici sistemici e, ad eccezione del problema cutaneo, è sano. Fig. 1 ed in copertina - cane affetto da "Alopecia X". Presenta alopecia bilaterale e simmetrica, localizzata a tronco, collo, cosce, perineo e coda. Testa ed estremità distali sono risparmiati. Diagnosi Differenziali ed Esami Collaterali Le diagnosi differenziali da considerare sono le endocrinopatie (ipercortisolismo, ipotiroidismo, iperestrogenismo) e altri disordini follicolari (demodicosi, follicolite batterica, dermatofitosi). Per escludere queste patologie, gli esami collaterali che il Medico Veterinario potrà effettuare sono, nell’ordine: Raschiati cutanei multipli per la ricerca di acari Demodex spp (negativi in corso di Alopecia X); Esame citologico per apposizione dopo rimozione di eventuali croste o da pustola integra per valutare eventuale presenza di flogosi neutrofilica settica e batteri (in corso di follicolite batterica); Tricogramma: prevalenza di peli secondari, radici in fase telogena; possibile tricoressi nodosa. Lampada di Wood ed esame colturale per dermatofiti (negativi in corso di Alopecia X). Esame ematobiochimico completo ed esame chimicofisico delle urine: in caso mostrino alterazioni compatibili con ipotiroidismo o ipercortisolismo, occorrerà effettuare i relativi test specifici. E’ inoltre indicato  l’esame ecografico dell’addome con particolare attenzione a surreni e gonadi (ovaie e testicoli nei pazienti non sterilizzati). L’esame istopatologico della cute è necessario per la diagnosi definitiva e va eseguito come  ultimo esame dopo avere escluso le endocrinopatie.E’ diagnostico quando evidenzia le seguenti alterazioni istopatologiche: atrofia del derma, arresto diffuso del ciclo pilifero con telogenizzazione prominente dei follicoli piliferi e presenza di follicoli dismorfici e in kenogen, e "flame follicles" (follicoli a fiamma, così denominati a causa dell’aspetto determinato dall’eccessiva cheratinizzazione trichilemmale (Fig. 2). Fig. 2 - follicoli piliferi di cane a fiamma, così denominati a causa dell’aspetto determinato dall’eccessiva cheratinizzazione trichilemmale. Terapia I trattamenti che il Medico Veterinario potrà impostare sono molti, ma l'efficacia varia a seconda del paziente ed il successo non è prevedibile. Considerato che l’Alopecia X è solo un difetto cosmetico, il cane potrebbe non essere trattato (scientific neglect) ma solo sottoposto a cure ed attenzioni per evitare l’eccessiva secchezza cutanea o i danni derivanti dall’azione dei raggi UV.   Qualora si decida, in accordo con il Medico Veterinario, di effettuare una terapia per la risoluzione dell’alopecia, quelle proposte più di frequente sono le seguenti: Integrazione di Melatonina: Il meccanismo d'azione non è completamente noto, e diversi studi hanno mostrato efficacia in circa il 30% dei cani. La dose somministrata per via orale due volte al giorno, a seconda del peso, deve essere proseguita per almeno 3-4 mesi. Promuoverebbe la transizione da telogen ad anagen, ossia riattiverebbe la fase di crescita follicolare. Castrazione/sterilizzazione chirurgica dei cani interi: limitata ai cani maschi interi (non c’è evidenza di efficacia della ovaroisterectomia nelle femmine). Può esitare in ricrescita parziale o completa (43% dei casi) che può verificarsi in settimane, mesi o anni. In alcuni casi non c'è ricrescita (40%), o si verifica una recidiva (17%). Trilostano a basse dosi è apparso efficace nell’85% dei pazienti trattati; tuttavia deve essere prescritto solo da medici con esperienza poiché sono necessari monitoraggi frequenti e può avere effetti avversi gravi. Deslorelin: l'effetto sul follicolo pilifero non è noto, ed è stato segnalato che causi la ricrescita dei peli nel 75% dei cani maschi intatti. La ricrescita inizia 2-3 mesi dopo l'inizio del trattamento. Non si è dimostrato efficace nelle femmine. Il trattamento risulta reversibile, sicuro e facile da somministrare. Osaterone acetato, utilizzato con lo stesso protocollo suggerito per il trattamento dell’iperplasia prostatica benigna, ha dimostrato aneddoticamente successo variabile (25-50%) in maschi e femmine. Microneedling: è una procedura mediante la quale la cute viene punta più volte con aghi sottili (circa 2.5 mm) posti su un rullo (DermaRoller® ), inducendo irritazione e riparazione tissutale; in questo modo sarebbe in grado di stimolare la transizione alla fase anagen. I pazienti devono essere sottoposti ad anestesia generale/sedazione profonda; la ricrescita è variabile, e l’alopecia può in seguito recidivare. Terapia Laser a Basso Livello e Biomodulazione a Fluorescenza: singoli case reports e segnalazioni aneddotiche ne dimostrano l’efficacia, in assenza di effetti collaterali. Creme, unguenti, lozioni contenenti diversi principi attivi ed eccipienti sono presenti in commercio senza evidenza o studi scientifici, pertanto vengono proposti da allevatori di Volpini di Pomerania o toelettatori. Anche in questi casi, i risultati sono variabili e si pensa che la ricrescita del pelo sia conseguente a stimolo irritativo.Le immagini sono gentilmente concesse dall'Autore.“DVM,  Dipl. European College of Veterinary Dermatology (ECVD); Esperto MyLav in Dermatologia e AllergologiaDr.ssa Roberta SartoriAutore #sppb-addon-1719818877863 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877863 img{}#sppb-addon-1719818877864 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877864 img{}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}

Ulcera corneale indolente: una patologia che colpisce il cane e raramente il gatto

Ulcera corneale indolente: una patologia che colpisce il cane e raramente il gatto

Il vostro cane ha una lesione corneale che nonostante le cure tende a non guarire e perdurare nel tempo (da settimane o mesi), caratterizzata da momenti in cui l’occhio colpito sta “bene” (sembra “aperto”) ed altri in cui risulta al contrario “dolente e chiuso” (i proprietari di solito lo definiscono “gonfio”): potrebbe allora essere affetto da una cosiddetta “ulcera indolente o ricorrente”, che da alcuni anni viene internazionalmente denominata SCCEDs (spontaneous chronic corneal epithelial defects).Le ulcere “indolenti” o erosioni epiteliali recidivanti (REE), sono delle lesioni ulcerative superficiali della cornea, inizialmente non infette, caratterizzate dalla spontaneità di insorgenza e difficoltà di guarigione, che vengono riscontrate frequentemente nel cane, ma che possono colpire più raramente anche il gatto ed il cavallo. Si presentano con improvviso fastidio o dolore oculare (l’animale tende a tenere l’occhio chiuso e a grattarsi) e risultano “refrattarie” alle terapie comunemente utilizzate (antibiotiche o altro). Sono di solito colpiti soggetti di età adulta/anziana (> 5-8 anni) di cani di razze diverse, meticci compresi, ma sembrano maggiormente predisposti Boxer, Bouledogue Francese, Bulldog Inglese, Pinscher e Corgi.  La loro origine risiede in un difetto dell’epitelio corneale (distrofia) che tende a “ulcerarsi da solo” e non è in grado di riparare velocemente come avviene nei cani normali, perché il “collante” intercellulare, costituito da piccole propaggini (desmosomi), nei soggetti malati non viene prodotto adeguatamente. Ne consegue che queste ulcere possano diventare “croniche” (da qui il termine “indolente”), con una sintomatologia altalenante e ricorrente; spesso gli animali colpiti ricevono terapie topiche per mesi senza raggiungere la guarigione completa e prima che venga emessa la diagnosi corretta. Queste lesioni infatti devono essere trattate dal Medico Veterinario con particolari tecniche che possiamo definire “parachirurgiche” e che nel 98% dei casi portano alla risoluzione della sintomatologia. Le procedure in anestesia locale consistono in una “pulizia” (debridement) dell’area ulcerativa con cotton fioc sterili e in una “stimolazione” delle zone limitrofe e sottostanti con la punta di un piccolo ago (cheratotomia a griglia) o con una fresa corneale diamantata (diamond burr), favorendo così l’arrivo di cellule epiteliali sane in grado di riparare il difetto. I tempi di guarigione medi sono di circa 15-20 giorni durante i quali il cane dovrà portare il collare elisabetta, ricevendo terapie topiche a base di antibiotici e lacrime artificiali. Solo nel 2% dei casi si dovrà ricorrere ad una “vera” chirurgia in anestesia generale (cheratectomia superficiale).  Questa patologia non è di solito grave per l’integrità della visione, anche se possono residuare cicatrici corneali più evidenti e, specialmente in soggetti brachicefalici, rare complicanze legate a infezioni batteriche secondarie.  Inoltre, è bene ricordare che queste “ulcere indolenti” possono recidivare sullo stesso occhio e, più frequentemente, comparire sull’altro anche a distanza di tempo. In caso il vostro cane (o gatto) mostri dolore oftalmico è bene portarlo rapidamente a visita presso il Medico Veterinario per risparmiare tempo e dolore all’animale, rivolgendosi, quando necessario, ad uno specialista.Foto di copertina gentilmente concessa dall'Autore “DVM, Dottore di Ricerca in Oftalmologia Veterinaria Specialista in Clinica e Malattie dei Piccoli Animali (Oftalmologia)”Dr. Domenico MultariAutore #sppb-addon-1719818877863 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877863 img{}#sppb-addon-1719818877864 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877864 img{}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}

Penfigo foliaceo nel cane

Penfigo foliaceo nel cane

Cos’è il pemfigo foliaceo nel cane? Il pemfigo foliaceo è la malattia autoimmune cutanea più frequente del cane ed è caratterizzato dalla produzione di autoanticorpi diretti contro antigeni localizzati nei desmosomi che sono le strutture che ancorano e connettono le cellule epiteliali.In particolare nel cane l’antigene bersaglio degli autoanticorpi sono due proteine presenti nei desmosomi principalmente la desmocollina 1 e in minor misura la desmogleina 1. L’azione degli autoanticorpi induce la perdita di coesione e il distacco tra le cellule dell’epidermide (processo che prende il nome di acantolisi) per cui si formano delle pustole contenenti granulociti neutrofili e cellule epiteliali distaccatesi singolarmente o in piccoli gruppi libere all’interno della pustola che prendono il nome di cheratinociti acantolitici.    Esiste una predisposizione di razza di sesso e di età?   Non vi è alcuna predilezione di sesso nel pemfigo foliaceo del cane mentre sembrano predisposte le razze Akita inu, Chow Chow, Dobermann, Terranova, Collie, Bassotto, Shar-pei e Pastore Australiano. Il pemfigo foliaceo può essere osservato in cani di qualunque età anche se mediamente si manifesti in cani adulti con età media di sei anni.   Come si manifesta il pemfigo foliaceo nel cane?   La lesione primaria è la pustola, in genere più grande di quella che si osserva nella piodermite in quanto ingloba più unità follicolari, che evolve rapidamente in erosione ricoperta da croste giallastre. A volte le croste assumono una disposizione circolare formando ampi collaretti epidermici (Fig. 1). Fig.1 - Ampio collaretto epidermico circondato da un alone eritematoso e da croste giallastre in un cane con pemfigo foliaceo. Le lesioni si sviluppano frequentemente sulla testa in particolare sul dorso del naso, nelle aree perioculari e sulla faccia interna dei padiglioni auricolari (Fig.2, 3 e 4).   Fig.2 - Croste giallastre ed erosioni sulla canna nasale di un cane con pemfigo foliaceo.Fig.3 - Ampie croste perioculari in un cane con pemfigo foliaceo.Fig.4 - Lesioni crostose sulla faccia interna del padiglione auricolare di un cane con pemfigo foliaceo. Altre localizzazioni frequenti sono i cuscinetti plantari, con ipercheratosi e lo scroto (Fig.5). Il tartufo è spesso interessato da depigmentazione accompagnata da erosioni e ulcerazioni (Fig.6). Fig.5 - Ipercheratosi sui cuscinetti di un cane con pemfigo foliaceoFig.6 - Depigmentazione infiammatoria ed erosioni sul tartufo di un cane con pemfigo foliaceo.Notare la contemporanea presenza di lesioni crostose localizzate sul dorso del tartufo Nei casi in cui siano coinvolti i follicoli si osserva alopecia mentre il prurito è variabile (Fig. iin copertina).In alcuni casi si riscontrano segni sistemici quali letargia, anoressia, ipertermia e linfoadenomegalia generalizzata.   Come si fa la diagnosi di pemfigo foliaceo?   L’esame citologico, eseguito per apposizione da una pustola integra o al di sotto di una crosta, è fortemente suggestivo.Il quadro citologico è caratterizzato da numerosi granulociti neutrofili non degenerati e cheratinociti acantolitici che si presentano come cellule tondeggianti con nucleo centrale e citoplasma intensamente basofilo spesso circondati da neutrofili (Fig.8). Possono essere osservati anche granulociti eosinofili. La diagnosi deve essere confermata dall’esame istopatologico. Fig.8 - Esame citologico: cellule acantolitiche a citoplasma rotondeggiante e nucleo centrale disperse tra numerosi granulociti neutrofili. Come si tratta il pemfigo foliaceo?   Il pemfigo foliaceo è considerato una malattia cronica per cui l’obiettivo della terapia è rappresentato dal controllo della malattia ovvero dalla risoluzione della maggior parte delle lesioni presenti in assenza di nuove lesioni. La terapia d’elezione deve essere impostata del Medico Veterinario e si basa sull’utilizzo di glucocorticoidi che consentono una rapida remissione dei segni clinici.In associazione si possono utilizzare farmaci immunosoppressivi non steroidei come l’azatioprina, la ciclosporina o i clorambucile, i cosiddetti “risparmiatori di glucocorticoidi”, che consentono di ridurre il dosaggio dei glucocorticodi con lo scopo di aiutare nel mantenimento della remissione.  Tutte le immagini sono gentilmente concesse dall'Autore “Medico Veterinario - (Dermatologia, Allergologia, Otologia veterinaria e Parassitologia cutanea).”Dr. Federico LeoneAutore #sppb-addon-1719818877863 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877863 img{}#sppb-addon-1719818877864 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877864 img{}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}

Il mio gatto ha un

Il mio gatto ha un "Nigrum": cosa debbo aspettarmi?

Con il termine di “Nigrum” o sequestro corneale si intende una malattia che colpisce l'occhio in cui una parte più o meno estesa della cornea va incontro a degenerazione e necrosi, ovvero “morte cellulare”. Tipicamente colpisce il gatto e clinicamente si manifesta come un’area opaca di colore scuro (ocra, marrone o decisamente nera) a volte circondata da un alone grigiastro di edema e accompagnata da vasi neoformati.  Il gatto normalmente si presenta infastidito, a volte abbattuto, tende a grattarsi e a socchiudere l’occhio che apparirà più arrossato e con un aumento delle secrezioni. Di solito la malattia è unilaterale, ma non è infrequente che si presenti anche dall’altra parte, simultaneamente o a distanza di tempo, in particolare nei soggetti più giovani. Generalmente il sequestro corneale colpisce gatti di media età, di entrambi i sessi e soprattutto di razza brachicefalica (Persiani ed Esotici), ma possono essere affetti anche gatti domestici o di altre razze.  Fra i fattori predisponenti ricordiamo le condizioni che tendono ad irritare la superficie oculare come l’esposizione anatomica del bulbo oculare (esoftalmo), il mal posizionamento delle palpebre (entropion), le infezioni croniche associate a ulcere corneali (es. per herpes virus felino), ma anche i traumi e i deficit qualitativi e quantitativi del film lacrimale. La prognosi migliore si raggiunge di solito con il trattamento chirurgico: solo asportando la componente alterata della cornea si controlleranno meglio i segni clinici e le recidive, facilitando la guarigione e prevenendo le possibili complicanze oculari (a volte anche gravi), che possono causare anche la perdita della vista nell’occhio malato.  A seconda della profondità e dell’estensione della lesione, il chirurgo opterà per la migliore tecnica chirurgica, da eseguirsi rigorosamente con l’ausilio di un mezzo di ingrandimento (microscopio operatorio); tra le diverse procedure ricordiamo la cheratectomia superficiale associata al flap temporaneo della terza palpebra, la cheratectomia profonda supportata da un lembo congiuntivale e/o un innesto di materiale biocompatibile, la membrana amniotica o il trapianto di cornea. Se si interviene in maniera tempestiva e l’operazione viene fatta da personale esperto, la ripresa funzionale è buona ed il tasso di recidiva basso (circa il 10%), anche se in alcune razze può essere più elevato (es. nel Devon Rex). Se si decide di non intervenire chirurgicamente, è possibile instaurare una terapia medica a base di antibiotici e antivirali, in attesa che il nigrum “si sollevi e venga espulso spontaneamente”, evenienza possibile, ma comunque rara.Questo atteggiamento prudenziale o di attesa non è di solito consigliato dai veterinari specialisti perché spesso la patologia tende comunque a ripresentarsi, o peggio, ad aggravarsi fino alla possibile perforazione oculare, complicanza che può esitare in glaucoma o distacco di retina con perdita definitiva della visione o, più raramente, in endoftalmite, con necessità di rimuovere il globo oculare stesso (enucleazione). “DVM, Dottore di Ricerca in Oftalmologia Veterinaria Specialista in Clinica e Malattie dei Piccoli Animali (Oftalmologia)”Dr. Domenico MultariAutore #sppb-addon-1719818877863 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877863 img{}#sppb-addon-1719818877864 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877864 img{}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}

L'insufficienza pancreatica esocrina nel cane: sintomi, diagnosi e tarapia

L'insufficienza pancreatica esocrina nel cane: sintomi, diagnosi e tarapia

L'insufficienza pancreatica esocrina nel cane, sintomi, diagnosi e terapia  L’insufficienza pancreatica esocrina è una patologia piuttosto frequente nel cane ed è caratterizzata da un’inadeguata produzione, da parte del pancreas esocrino, degli enzimi essenziali per la digestione degli alimenti. Una carenza degli enzimi pancreatici provoca accumulo di materiale alimentare non digerito nell’intestino, con conseguente malassorbimento delle sostanze nutritive e diarrea. La persistenza di materiale indigerito determina alterazioni quali/quantitative a carico della normale flora microbica intestinale (microbiota) che contribuisce a determinare infiammazione intestinale. Nel cane giovane la causa più comune dell’insufficienza pancreatica esocrina è l’atrofia acinosa pancreatica (PAA), una patologia ad origine multifattoriale. Secondo alcuni studi, infatti, la distruzione delle cellule acinari del pancreas esocrino, si realizza mediante meccanismi immunomediati in soggetti geneticamente predisposti. Sebbene il meccanismo non sia del tutto chiaro si presume inoltre che l'EPI in alcune razze come Pastore tedesco e Collie a pelo ruvido abbia una base ereditaria, con molteplici fattori genetici e ambientali probabilmente responsabili.  Altre patologie, seppur rare, che possono causare l’EPI sono l’Ipoplasia pancreatica congenita (difetto congenito nello sviluppo del pancreas), la pancreatite cronica e le neoplasie pancreatiche.   Segnalamento Insufficienza pancreatica esocrina è una patologia riscontrata in diverse razze di cani, meticci compresi, anche se sembra esserci una maggiore incidenza soprattutto nel Pastore tedesco, Collie a pelo ruvido, Chow Chow, Labrador retriver, Cavalier King Charles Spaniel, Setter, Rottweiler, Boxer. Generalmente si riscontra in pazienti giovani soprattutto quando la causa è immunomediata o la malattia è congenita. Nelle razze in cui l’insufficienza pancreatica esocrina si manifesta nei soggetti adulti, a determinarla potrebbero esserci altre condizioni patologiche, come la pancreatite cronica o le neoplasie pancreatiche.   Segni clinici    I segni clinici sono legati alla maldigestione degli alimenti, cui consegue un ridotto assorbimento intestinale dei nutrienti. Generalmente i sintomi non sono evidenti fino a quando non si ha perdita del 90% della capacità secretoria, visto che il pancreas esocrino ha una grande capacità di produrre enzimi di riserva. I pazienti vengono generalmente portati a visita, presso un Medico Veterinario, per dimagrimento o per difficoltà nel prendere peso. A questo si associa diarrea che tipicamente ha colore giallastro o grigiastro ed aspetto untuoso (steatorrea), con aumento del volume delle feci e della frequenza di defecazione e flatulenza. Come conseguenza del malassorbimento intestinale i pazienti affetti da EPI manifestano aumento della fame (polifagia) e tendono a mangiare materiale non commestibile (pica), o le feci proprie o di altri cani (coprofagia). Spesso anche la cute può avere un aspetto scadente per la carenza di acidi grassi essenziali.  Quando all’EPI si associa anche una condizione infiammatoria intestinale si può osservare vomito, appetito ridotto e dolore addominale.    Esami diagnostici   La diagnosi di insufficienza pancreatica esocrina nel cane si basa sul segnalamento e la storia clinica del paziente, sui sintomi e sulla dimostrazione di una ridotta secrezione di enzimi pancreatici attraverso un test di funzionalità pancreatica. Gli esami di routine (ematobiochimico, elettroforesi ed urine) non evidenziano alterazione specifiche e spesso sono normali. In alcuni pazienti si osserva ipocolesterolemia (riduzione del colesterolo), riduzione delle proteine totali come segni secondari al malassorbimento intestinale, o alterazioni degli enzimi epatici come conseguenza della presenza di sostanze tossiche per il fegato provenienti dall’intestino.  Attualmente il test di prima scelta nella diagnosi dell’ insufficienza pancreatica esocrina nel cane è il TLI sierico o immunoreattività tripsino simile. Si tratta di un test che attraverso l’utilizzo di anticorpi specifici per ogni specie, individua la presenza di tripsina (enzima pancreatico) o dei suoi precursori (tripsinogeno) nel sangue. È importante che la misurazione venga fatta a digiuno, per evitare che il rilascio degli enzimi pancreatici, legato all’ingestione del cibo, possa causare falsi aumenti dei livelli di enzimi nel sangue, alterando il test. Qualora sia stata già iniziata l’integrazione prima della misurazione del TLI, non è invece necessario interrompere la somministrazione degli enzimi pancreatici perché gli enzimi somministrati non vengono assorbiti dall’intestino e non vengono immessi in circolo. Inoltre essendo il test specifico per la specie canina non mostra reattività con la tripsina di altre specie utilizzate per l’integrazione.  Quando i valori riscontrati non sono certamente significativi (cosiddetta zona grigia), è opportuno ripetere il test perché potremmo essere di fronte ad una forma di EPI subclinica. E’ opportuno sempre eseguire anche una misurazione della vitamina B12 nel sangue, che spesso risulta ridotta in corso di insufficienza pancreatica esocrina nel cane. La Vitamina B12 ha origine alimentare e viene assorbita a livello dell’ileo grazie alla presenza del fattore intrinseco e ad un pH dell’ambiente intestinale non eccessivamente acido. ll fattore intrinseco nel cane è prodotto principalmente dal pancreas ed in minima parte dalla mucosa gastrica. Il pancreas inoltre produce i bicarbonati essenziali per rendere meno acido il ph intestinale. In corso di insufficienza pancreatica esocrina nel cane una carenza sia del fattore intrinseco ed un ph non adeguato riducono l’assorbimento della cobalamina. Quest’ultima se carente può causare atrofia (scomparsa) de villi intestinali, strutture essenziali per l’assorbimento dei nutrienti, peggiorando la condizione di malassorbimento intestinale.   Terapia   La terapia principale per l’ insufficienza pancreatica esocrina nel cane consiste nell’integrazione degli enzimi pancreatici che deve essere fatta per tutta la vita del paziente. L’integrazione enzimatica può essere fatta in diversi modi, somministrando la polvere, le capsule, capsule con rivestimento enterico (capsule rivestite in modo da evitare che gli enzimi vengano inattivati dal ph acido dello stomaco riducendone la funzione), estratto pancreatico essiccato, pancreas crudo di suino e/o bovino. Indipendentemente dalla tipologia utilizzata è importante che ci sia sempre un giusto rapporto tra gli enzimi somministrati e la quantità di cibo, e che ogni pasto, compreso un eventuale snack, deve essere sempre associato alla somministrazione contemporanea degli enzimi. Questo perché gli enzimi che somministriamo devono agire sul pasto ingerito e lo svuotamento gastrico degli enzimi dovrebbe avvenire in parallelo con i nutrienti per ottimizzare la digestione e l'assorbimento dell’alimento. Se l’integrazione non dovesse essere efficace a controllare i sintomi è opportuno cambiare le variabili terapeutiche aumentando la quota di enzimi, provando a cambiare tipo di formulazione.  Raramente l’integrazione enzimatica può portare ad effetti collaterali come il sanguinamento gengivale, in questi casi può essere utile ridurre la dose o provare con la preincubazione che consiste nel mettere in contatto gli enzimi con il cibo 10 minuti prima della somministrazione al paziente. In passato l'approccio dietetico iniziale ai pazienti con insufficienza pancreatica esocrina nel cane era quello di ridurre la quota di grassi nella dieta. In realtà recentemente è stato evidenziato che la digestione dei grassi e l'assorbimento sono migliori quando gli enzimi vengono assunti con una dieta ricca di grassi rispetto ad una povera di grassi. Inoltre diete con ridotto contenuto di grassi rendono più complesso il recupero del peso in pazienti spesso già molto magri. Per questo motivo la restrizione dei grassi della dieta non dovrebbe più essere considerata come prima scelta nella gestione dei pazienti con insufficienza pancreatica esocrina nel cane. In generale si consiglia la somministrazione di diete iperdigeribili commerciali o casalinghe anche se non c’è una dieta migliore in assoluto, visto che diverse strategie dietetiche sembrano adattarsi a cani diversi. Pertanto quando la risposta clinica non è soddisfacente oltre a modificare l’integrazione enzimatica è opportuno cambiare la dieta.  Considerando che la carenza di vitamina B12 è particolarmente comune nei cani con insufficienza pancreatica esocrina nel cane, per i motivi precedentemente indicati, il Medico Veterinario potrà prescriverne un’adeguata integrazione. In alcuni pazienti può essere necessario l’utilizzo di una terapia antibiotica per controllare la disbiosi associata (alterazione quali quantitativa del microbiota intestinale), condizione comune nei cani con insufficienza pancreatica esocrina nel cane, probabilmente legata alla perdita dei fattori batteriostatici (impediscono o riducono la proliferazione batterica) presenti nel succo pancreatico e per la presenza di una maggiore disponibilità di alimento non digerito nel lume intestinale utile alla crescita batterica. Tuttavia, anche se alcuni studi hanno dimostrato che l'uso di antibatterici può migliorare la risposta clinica, generalmente la sola integrazione enzimatica se correttamente effettuata da sola può essere sufficiente. Sarà quindi il Medico Veterinario curante a valutarne la necessità caso per caso.   Prognosi    L’ insufficienza pancreatica esocrina nel cane è una patologia cronica in cui la prognosi è favorevole purchè vi sia collaborazione da parte del proprietario, condizione fondamentale per il successo della terapia. L’obiettivo principale è trovare il giusto equilibrio tra la dieta somministrata, un’integrazione enzimatica adeguata e la terapia di supporto, al fine di garantire una buona qualità di vita del paziente Una volta raggiunto questo equilibrio il paziente affetto da EPI può mantenere un’adeguata condizione di vita per anni. “DVM, Master di 2° livello in Gastroenterologia ed Endoscopia degli animali d’affezione (gastroenterologia, pneumologia).”Dr. Pietro RuggieroAutore #sppb-addon-1719818877863 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877863 img{}#sppb-addon-1719818877864 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877864 img{}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}

La dermatofitosi (micosi) del cane e del gatto

La dermatofitosi (micosi) del cane e del gatto

Cos’è la dermatofitosi (micosi) del cane e del gatto?   La dermatofitosi è un’infezione micotica delle strutture cheratinizzate della cute rappresentate da peli, strato corneo e unghie. I dermatofiti, in base all’habitat naturale in cui vivono, sono classificati in zoofili (associati agli animali e trasmissibili all’uomo), geofili (saprofiti del suolo anche se occasionalmente possono essere causa di problemi dermatologici negli animali e nell’uomo) e antropofili (parassiti dell’uomo). Microsporum canis è il fungo zoofilo responsabile nella maggior parte dei casi delle dermatofitosi nel gatto e nel cane e riconosce come serbatoio preferenziale il gatto. Trichophyton mentagrophytes (si preferisce parlare di Trichophyton mentagrophytes complex in quanto si tratta di un complesso di specie distinguibili su base molecolare) è un altro fungo zoofilo che riconosce come serbatoio preferenziale i roditori. Nannizia gypsea (nota in passato come Microsporum gypseum) è il principale fungo geofilo, vive nel suolo decomponendo detriti cheratinici e può infestare il cane e, più raramente, il gatto.   Come si manifesta la dermatofitosi (micosi) nel cane e nel gatto ?   L’alopecia, focale o multifocale, rappresenta la presentazione clinica tipica nel cane e nel gatto ed è rappresentata da aree di forma frequentemente circolari, e ricoperte variabilmente da scaglie (Fig. 1 e 2).Le aree alopeciche si allargano in senso centrifugo arrivando ad interessare, nei casi più gravi, anche intere regioni corporee (alopecia diffusa) (Fig. 3). Fig. 1 - Alopecia focale sul padiglione auricolare di un gatto con dermatofitosi.Fig. 2 - Alopecia multifocale sulla testa di un gatto con dermatofitosi.Fig. 3 e in copertina - Alopecia diffusa in un cane con dermatofitosi. Le aree anatomiche più spesso coinvolte sono la testa, il muso, i padiglioni auricolari e le zampe, sia nel gatto che nel cane. Nel gatto manifestazioni non tipiche sono rappresentate da dermatite miliare, caratterizzata da lesioni papulo-crostose, dermatite esfoliativa, dermatite papulare, come descritta nel Devon Rex, e da lesioni nodulari come nello pseudomicetoma dermatofitico.Quest’ultimo, causato da una localizzazione dermica e sottocutanea del dermatofita che determina un’imponente flogosi piogranulomatosa, è caratterizzato da noduli, singoli o multipli, talvolta ulcerati e gementi un essudato contenente granuli (Fig. 4). Anche nel cane è frequente lo sviluppo di lesioni nodulari a sede dermica, il kerion dermatofitico, costituito da noduli singoli o multipli, alopecici, talvolta essudativi e localizzati più frequentemente sul muso, lungo la canna nasale, e sulle estremità distali (Fig. 5). I gatti Persiani e i cani Yorkshire Terrier manifestano una predisposizione a sviluppare forme croniche di dermatofitosi caratterizzate spesso da gravi segni clinici.  In merito alla predisposizione del gatto Persiano alla dermatofitosi, è rilevante notare che la maggior parte dei casi descritti di pseudomicetoma dermatofitico coinvolge gatti di questa razza. Fig. 4 - Pseudomicetoma dermatofitico in un gatto persiano.Fig. 5 - Kerion dermatofitico sulla canna nasale di un cane. Come si fa la diagnosi di dermatofitosi?   Dato che la dermatofitosi è una malattia contagiosa, è fondamentale ottenere rapidamente una conferma della presenza dell’infezione per poter eseguire un trattamento specifico e limitare la possibilità di contagio agli altri animali e alle persone conviventi. Secondo le recenti linee guida nessun test diagnostico dovrebbe essere considerato come “gold standard” ma di volta in volta, in base alla situazione clinica, ciascuna delle possibili tecniche potrebbe risultare più idonea ad individuare o ad escludere l’infezione fungina. Esame con la lampada di Wood  Test di screening molto utile per evidenziare le infezioni sostenute da Microsporum canis ed è il primo esame che si esegue quando si ha il sospetto di una dermatofitosi. Quando vengono irradiati con questa luce, i ceppi di Microsporum canis emettono una caratteristica fluorescenza color giallo-verde o verde-mela, dovuta alla produzione di un metabolita del triptofano, la pteridina. Esame microscopico del pelo  Tecnica diagnostica di semplice esecuzione che permette rapidamente di individuare gli elementi fungini, emettere diagnosi di dermatofitosi e iniziare una terapia senza attendere il risultato dell’esame colturale.  Finalità della metodica è di visualizzare l’invasione dei tessuti cheratinizzati da parte degli elementi fungini rappresentati dalle ife e dagli artroconidi (Fig.6). Esame citologico  Tecnica diagnostica riservata a lesioni legate alla localizzazione profonda di dermatofiti quali il kerion dermatofitico e lo psudomicetoma dermatofitico (Fig.7). Esame colturale  Si esegue per ottenere la tipizzazione del dermatofita utilizzando terreni di coltura quali l’Agar Sabouraud destrosio e il DTM (Dermatophyte Test Medium) che è un terreno Sabouraud additivato di un indicatore di pH, il rosso fenolo, che permette di evidenziare il viraggio di colore del terreno indotta dai dermatofiti in crescita (Fig.8). Biopsia cutanea  Può essere utilizzata nelle situazioni in cui si ha un forte sospetto clinico a cui non corrisponde una coltura positiva o in presenza di kerion e pseudomicetoma dermatofitico. Si possono richiedere colorazioni specifiche come la PAS (Periodic Acid Schiff) o la Grocott che permettono una miglior visualizzazione delle ife e degli artroconidi. Biologia molecolare Il principale vantaggio della PCR rispetto alla coltura è rappresentato dal poter ottenere i risultati in tempi molto più rapidi (1-3 giorni vs 7-21 gg). C’è però da considerare che la PCR è molto sensibile e rileva sia il DNA fungino vitale sia quello non vitale con la possibilità di evidenziare falsi positivi.   Fig. 6 - Esame microscopico del pelo: pelo destrutturato avvolto da artroconidi fungini.Fig. 7 - Esame citologico di un peseudomicetoma dermatofitico: le frecce indicano la presenza di ife settate.Fig. 8 - Colonie di Microsporum canis su piastra con terreno DTM.  Come si tratta la dermatofitosi? La terapia deve permettere la guarigione dell’animale, limitare la diffusione del contagio ad altri animali suscettibili o all’uomo e minimizzare la contaminazione ambientale per cui il miglior protocollo terapeutico prevede l’associazione di terapia topica, terapia sistemica e decontaminazione ambientale. La terapia topica si basa sull’utilizzo di antifungini come il miconazolo, l’enilconazolo o l’econazolo, applicabili come spugnature o shampoo, e permette di uccidere le spore presenti sul mantello e di minimizzare la dispersione di spore nell’ambiente. La terapia sistemica prevede l’utilizzo di antifungini come l’itraconazolo permettendo di raggiungere elementi fungini intrafollicolari e sterilizzando progressivamente il pelo di nuova formazione. La decontaminazione ambientale è necessaria per eliminare i peli infetti e le spore dall’ambiente e può essere realizzata aspirando tutti i giorni l’ambiente per rimuovere i peli infetti e con la regolare pulizia e lavaggio con acqua e normale detergente.Tutte le immagini sono gentilmente concesse dall'Autore “Medico Veterinario - (Dermatologia, Allergologia, Otologia veterinaria e Parassitologia cutanea).”Dr. Federico LeoneAutore #sppb-addon-1719818877863 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877863 img{}#sppb-addon-1719818877864 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877864 img{}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}

Cos’è la trombiculosi nel cane e nel gatto ?

Cos’è la trombiculosi nel cane e nel gatto ?

Cos’è la trombiculosi nel cane e nel gatto ?    La trombiculosi nel cane e nel gatto è una malattia dermatologica parassitaria dovuta all’infestazione di larve di acari appartenenti alla famiglia Trombiculidae.  In Europa la specie più comune è rappresentata da Neotrombicula autumnalis. La caratteristica di questa famiglia è che solo lo stadio larvale è parassita mentre le ninfe e gli acari adulti, vivono liberi nell’ambiente esterno. Le larve sono parassiti obbligati, non sono strettamente ospite-specifiche e possono infestare il cane, gatto e diversi altre specie animali, uomo compreso. Le larve esapodi di Neotrombicula autumnalis sono ovoidali e sono caratterizzate da un tipico colore rosso-arancio (Fig.1). Fig. 1 - Larva esapode dal caratteristico color arancio La femmina depone uova sferiche sul terreno da cui schiudono, dopo circa una settimana, le larve che si muovono attivamente sul terreno e risalgono sull’erba in attesa del passaggio dell’ospite; una volta raggiunto l’ospite le larve si agganciano per mezzo dei cheliceri e si alimentano per 3-15 giorni. Dopo essersi alimentata la larva cade sul terreno e completa il suo ciclo biologico nell’ambiente. In Europa le femmine generalmente depositano le uova in primavera e in estate per cui le larve sono particolarmente abbondanti in tarda estate e in autunno ma, in funzione delle condizioni climatiche, si possono verificare più cicli completi nel corso di un anno per cui non è infrequente il riscontro di larve in altre stagioni.   La trombiculosi è una zoonosi?   La Trombiculosi non è considerata una zoonosi, l’uomo si infesta direttamente dall’ambiente, anche se non si esclude una possibile trasmissione dall’animale all’uomo. Sono a maggior rischio di infestazione le persone che, per motivi professionali o ricreativi, soggiornano in campagna o in zone forestali nei periodi in cui sono presenti le larve. Negli individui non sensibilizzati si osservano macule e papule pruriginose mentre nei soggetti sensibilizzati il prurito è molto intenso e accompagnato da orticaria, papule, vescicole, febbre e linfoadenomegalia. Le lesioni si localizzano principalmente sui polsi, sulla superficie flessoria degli avambracci, sulla linea di cintura, sulle caviglie, sui cavi poplitei e sulle cosce.   Come si manifesta la trombiculosi nel cane e nel gatto ?   I segni clinici nel cane e nel gatto si osservano soprattutto nelle aree corporee a contatto con il terreno quali regione ventrale, spazi interdigitali, letto ungueale, muso e padiglioni auricolari, in particolare all’interno della sacca marginale posta alla base del padiglione (tasca di Henry), tendendo a formare degli aggregati individuabili per il caratteristico colore rosso-arancio (Fig.2). Fig. 2 - Aggregati di Trombicula sulla testa di un gatto In alcuni soggetti l’infestazione è completamente asintomatica e gli animali possono essere condotti a visita per la scoperta da parte del proprietario di granuli di colore arancione sul corpo dell’animale o essere casualmente rilevati durante il controllo sanitario annuale per la vaccinazione. Altri soggetti manifestano prurito di intensità variabile, da moderato a intenso, probabilmente legato all’instaurarsi di fenomeni di ipersensibilità individuale che può persistere anche dopo che le larve hanno abbandonato l’ospite. Alcuni gatti presentano quadri di dermatite miliare e alopecia autoindotta.   Come si fa la diagnosi di trombiculosi nel cane e nel gatto ?   La diagnosi si basa sull’anamnesi e l’osservazione macroscopica e microscopica dei parassiti. L’esame visivo del mantello con lente di ingrandimento evidenzia piccoli aggregati di larve di colore arancione (Fig. in copertina).L’esame microscopico del materiale raccolto mediante del nastro adesivo trasparente o raschiato cutaneo superficiale consente l’identificazione dei parassiti (Fig.4). Fig. 4 -: Esame microscopico: diverse larve raccolte mediante raschiato cutaneo superficiale  Come si tratta la trombiculosi?   Il trattamento è relativamente semplice, in quanto è noto che una varietà di prodotti ectoparassicidi è efficace, ma la reinfestazione può essere frequente nei soggetti con accesso alle aree infestate.In copertina: piccoli aggregati di larve di colore arancioneTutte le immagini sono gentilmente concesse dall'Autore. “Medico Veterinario - (Dermatologia, Allergologia, Otologia veterinaria e Parassitologia cutanea).”Dr. Federico LeoneAutore #sppb-addon-1719818877863 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877863 img{}#sppb-addon-1719818877864 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877864 img{}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}

L'ernia perineale nel cane e nel gatto

L'ernia perineale nel cane e nel gatto

Che cosa è l' ernia perineale ? Per ernia perineale si intende una condizione patologica in cui, a causa del cedimento del cosiddetto diaframma pelvico muscolare, si produce in primis la dislocazione retto ed eventualmente anche di organi addominali quali prostata e/o vescica e, più raramente, piccolo intestino.   Che cosa è il perineo? Il perineo è la regione anatomica compresa tra ano e scroto/vulva (ventralmente) e subito ai lati di queste strutture. L’area è delimitata dalla coda dorsalmente, dalla tuberosità ischiatica e, lateralmente, dal legamento sacrotuberoso (assente nel gatto). Nel gatto, in questa regione, è incluso anche il pene.   Quali sono le strutture muscolari che costituiscono il diaframma pelvico?  Le strutture che costituiscono il cosiddetto diaframma pelvico (che offre supporto laterale al retto) sono il muscolo elevatore dell’ano o levatore ani (subito laterale al retto), il muscolo sfintere anale esterno (che circonda l’ano) e il muscolo coccigeo (laterale al muscolo elevatore).   Quali cani sono maggiormente colpiti? L’ernia perineale colpisce prevalentemente cani maschi interi adulti/anziani (7-9 anni) ma è anche segnalata in femmine intere e gatti. La minore incidenza nelle femmine è giustificata dalla maggiore robustezza della muscolatura pelvica, adatta al parto; i casi riportati in letteratura nel cane femmina sono secondari a distocia (difficoltà nel parto), tosse cronica ed eventi traumatici. Anche nel gatto l’ernia perineale è in genere conseguente a traumi.   Quali sono le razze canine predisposte?  Le razze pure predisposte includono: pechingese, boston terrier, corgie, boxer, barbone, bovaro delle fiandre, bobtail; è frequente nei cani meticci. È una patologia segnalata maggiormente nei soggetti a coda corta e rudimentale in cui la maggiore debolezza del diaframma pelvico sarebbe correlato a un minore sviluppo dei muscoli levator ani e coccigeo.    Quali sono i fattori predisponenti e determinanti per la formazione dell'ernia perineale ? Tra i fattori predisponenti sono segnalati i disturbi endocrini, anche in termini di coesistenza, nel 30% dei casi di ernia perineale, di tumori testicolari ormono-secernenti (per lo più interstizioma). Si presume, infatti, che uno squilibrio nella produzione di androgeni e/o estrogeni possa in ultimo esitare in un aumento delle dimensioni della prostata (prostatomegalia), eventualmente concomitante allo sviluppo di cisti prostatiche intraparenchimali; anche l’eventuale coesistenza di cisti prostatiche extraparenchimali (ex-paraprosatatiche, non primariamente attribuibili ad alterazioni endocrine e frequentemente a sviluppo anche intrapelvico) può determinare un effetto massa in grado di aumentare lo sforzo evacuativo delle feci. E’ stato infine suggerito che una maggiore produzione di relaxina da parte della ghiandola prostatica possa favorire l’indebolimento del diaframma pelvico. Ulteriori fattori predisponenti sarebbero l’atrofia neurogena del muscolo levator ani (probabilmente secondaria a neuropatie del nervo pudendo o del plesso sacrale), l’atrofia muscolare senile e le miopatie del muscolo levatori ani. Condizione determinante per lo sviluppo di ernia perineale è il tenesmo fecale protratto (inteso come aumento della pressione intra-addominale e sforzo evacuativo cronico) con progressivo cedimento del diaframma muscolare pelvico. Tra le patologie potenzialmente associate a tenesmo fecale si annoverano, oltre alle già citate cisti prostatiche extraparenchimali, la prostatomegalia  (ma solo quando la ghiandola è ancora in sede intrapelvica),  le ostruzioni delle basse vie urinarie, le ostruzioni colorettali di diversa natura, la diarrea cronica, i processi infiammatori perianali/perineali cronici (ad esempio sacculiti,  fistole perianali), etc.   Quando posso sospettare che il mio cane abbia un'ernia perineale?  Tra i segni clinici maggiormente segnalati possiamo riscontrate: - tumefazione perineale mono o bilaterale - tenesmo fecale (il cane si mette in posizione ma non defeca o defeca con difficoltà) e costipazione; a volte è possibile osservare prolasso rettale durante la defecazione (fuoriuscita della mucosa rettale dall’ano) - tenesmo urinario con stranguria (il cane si mette in posizione ma non urina immediatamente) - anuria (il cane si mette in posizione ma, nonostante gli sforzi, non urina).   Quali sono gli organi che possono erniare?  L’organo sempre dislocato (deviato o sacculato) è il retto. Possono inoltre dislocarsi in regione perineale la prostata, la vescica e alcune anse del piccolo intestino.    Come si emette diagnosi di ernia perineale?  Il sospetto diagnostico deriva dalla raccolta dei dati anamnestici e, durante la visita clinica presso il medico veterinario, dal rilievo di una tumefazione perineale deformabile alla palpazione. In alcuni casi, la cute circostante può apparire edematosa, arrossata o addirittura ulcerata. Durante l’esplorazione digito-rettale è apprezzabile la deviazione/sacculazione laterale del retto, in esito all’indebolimento o completo cedimento del diaframma muscolare pelvico. Ulteriori test diagnostici includono l’esame ecografico dell’addome (per escludere patologie intraaddominali - compresa la prostatomegalia - in grado di favorire l’aumento di pressione intraddominale) e dei testicoli (per svelare la presenza eventuale di neoplasie). L’esame radiografico dell’addome e della regione perineale è di aiuto nel valutare il grado di collezione fecale a livello di colon e retto. Sia l’esame radiografico sia quello ecografico sono inoltre utili per la valutazione del grado di prostatomegalia e per definire la posizione della vescica. In caso di impegno della vescica nell’ernia, quest’ultima non è infatti più ecograficamente identificabile a livello addominale ma solo più a livello perineale. L’ultimo dato è particolarmente importante quando siano presenti stranguria o addirittura anuria.   Quando l' ernia perineale è un'emergenza medico chirurgica?  L’ernia perineale diventa un’emergenza quando si verifica la dislocazione della vescica nel sacco erniario. Tale organo può addirittura ribaltarsi (retroflessione), con possibile ostruzione, oltre che del flusso urinario, anche del flusso di sangue a livello delle arterie vescicali caudali; quest’ultimo evento può determinare necrosi di una parte o di tutta la vescica. Inoltre, l’infiammazione sierofibrinosa della parete vescicale può eccezionalmente favorire lo stabilirsi di aderenze con la fascia perineale, con impossibilità, dopo cistocentesi per via perineale, del suo riposizionamento in addome.La retroflessione vescicale può inoltre causare stranguria o addirittura anuria; in quest’ultimo caso si stabilisce uno stato azotemico (aumento nel sangue della cretatinina e dell’azoto ureico) e iperkaliemia (aumento del potassio) se ostruzione grave o occlusione si protraggono per oltre 36-48 ore. In questi casi è fondamentale provare con delicatezza a cateterizzare il paziente al fine di evacuare la vescica; se questo non è possibile (organo “inginocchiato” a livello del collo che impedisce la progressione del catetere, motivo per cui è indispensabile essere delicati), la vescica è prima decompressa mediante cistocentesi transucutanea perineale (se non decompressa è spesso impossibile risospingerla) e poi risospinta in addome mediante digitopressione perineale. Seguono l’applicazione di un catetere di Foley, l’esecuzione degli opportuni esami di laboratorio e di diagnostica per immagini e la stabilizzazione del paziente prima di procedere con l’intervento chirurgico.   Se il mio cane ha una tumefazione in regione perineale è sicuramente un'ernia perineale?  La visita dal Medico Veterinario è fondamentale per emettere la diagnosi di certezza. In diagnosi differenziale vi posso essere: patologie a carico delle ghiandole epatoidi (presenti solo nel cane e situate a livello perianale, dorso della coda, prepuzio e più raramente a livello della groppa), sacculiti, neoplasie dei sacchi anali, e tumori cutanei e sottocutanei della regione perineale.    In che cosa consiste il trattamento chirurgico dell'ernia perineale? Il trattamento dell’ernia perineale è chirurgico e prevede la castrazione (essenziale per ridurre il tasso di recidiva dopo erniorrafia) e l’erniorrafia perineale; a queste due procedure si possono o meno associare anche interventi diversi di pessi, cioè di fissazione alla parete addominale di colon discendente (colopessi, a livello di parete addominale sinistra), dei deferenti (deferentopessi bilaterale - per stabilizzare in posizione la prostata) ed eventualmente della vescica (cistopessi - procedura controversa). I diversi interventi sono oggi di norma eseguiti durante la stessa seduta anestesiologica ma possono, se del caso, essere intervallati di 1-3 settimane; in ogni caso castrazione e le procedure addominali precedono sempre l’erniorrafia. Quest’ultima ha l’obiettivo di ripristinare il diaframma muscolare pelvico.    Quali tecniche chirurgiche sono descritte per la ricostruzione del diaframma pelvico ? Nel corso degli anni sono state descritte diverse tecniche chirurgiche.  In generale, si raccomanda di intervenire su entrambi i lati, anche in caso di ernia clinicamente solo monolaterale. L’ernia perineale, nel cane, è classificata come caudale (tra sfintere anale esterno e elevatore dell’ano; è la più frequente); dorsale (tra elevatore dell’ano e muscolo coccigeo); sciatica/laterale (tra muscolo coccigeo e legamento sacrotuberoso); e ventrale (ventralmente alla muscolatura ischiouretrale). Le procedure di correzione chirurgica descritte sono erniorrafia apposizionale, erniorrafia apposizionale associata a trasposizione del muscolo otturatore interno, impianto di reti di polipropilene o di biomateriali (tunica vaginale testicolare, sottomucosa del piccolo intestino, fascia lata), trasposizione del muscolo gluteo superficiale e trasposizione del muscolo semitendinoso (soprattutto per le ernie ventrali o come procedura di salvataggio in caso di recidiva).   Una volta eseguito l' intervento chirurgico cosa si deve fare ? Il paziente, una volta operato, può essere dimesso nella stessa giornata o nei giorni successivi a seconda del tipo di intervento eseguito e delle condizioni cliniche prechirurgia. Una volta giunto a casa, è fondamentale seguire le indicazioni per la gestione post operatoria fornite dal Medico Veterinario per evitare l’instaurarsi di complicanze. E' fondamentale applicare un collare elisabettiano per impedire il leccamento della ferita per le prime 2-3 settimane e somministrare per bocca uno sciroppo a base di lattulosio per ammorbidire le feci e facilitare così la defecazione. E’ bene inoltre far passeggiare l’animale. Inoltre, nei primi giorni post intervento, sono consigliabili farmaci anti-infiammatori e anti dolorifici. L'utilizzo postoperatorio di antibiotici è consigliato. E’ infine importante anche iniziare una dieta ad alto contenuto di fibre ed a basso contenuto di grassi.   Quali possono essere le complicanze correlate all’intervento di ernia perineale? - prolasso rettale  - intrappolamento/stiramento del nervo sciatico (subito laterale al legamento sacroischiatico) in uno dei punti di sutura applicati  - intrappolamento dell’uretra in uno dei punti di sutura applicati (per mancata cateterizzazione preventiva)  - inconsapevole prostatectomia in area perineale in caso di dislocazione dell’organo nel sacco erniario  - infezione - incontinenza fecale: transitoria o permanente, secondaria a lesioni nervose e/o muscolari che possono essere già presenti anche preoperatoriamente - incontinenza urinaria: per intrappolamento del nervo pudendo, per danni vescicali, o come esito della castrazione (1-2% dei casi)  - atonia vescicale: nel 33% dei soggetti con retroflessione vescicale trattati con cistopessi o secondaria a danno neuromuscolare e/o vascolare  - recidiva dell’ernia: nel 5-10 % dei casi, anche a distanza di diversi mesi; tale percentuale può variare a seconda della tecnica utilizzata e, in caso di mancata castrazione, può arrivare fino al 40%.    Quali sono le cure post operatorie ? Nell’immediato postoperatorio e dopo la dimissione, il Medico Veterinario prescriverà sia una terapia farmacologica che riabilitativa: Terapia antibiotica Farmaci antinfiammatori non steroidei Dieta ad alto contenuto di fibre e basso contenuto di grassi Prodotti per ammorbidire le feci (lattulosio) per alcune settimane (8-12 settimane) Impacchi freddi applicati sul sito chirurgico per contrastare l’infiammazione locale Fare passeggiate tranquille ma far camminare l’animale Articolo redatto con la partecipazione della Dr.ssa Alice Ricci Medico Veterinario“DVM, MRCVS, MSc (Oncologia), GpCert(SASTS), GpCert (ENDO), Dipl. European College of Veterinary Surgeon (ECVS), EBVS European Specialist in Small Animal Surgery”Dr. Vincenzo MontinaroAutore“DVM, Prof. Ordinario Clinica Chirurgica Veterinaria, Diplomato ECVS, EBVS® - European Specialist in Small Animal Surgery - (Oncologia Clinica, Chirurgia Oncologica, Chirurgia dei Tessuti Molli)”Prof. Paolo BuraccoAutore #sppb-addon-1719818877863 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877863 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877863 img{}#sppb-addon-1719818877864 { box-shadow: 0 0 0 0 #ffffff; margin:0px 0px 30px 0px;} @media (min-width: 768px) and (max-width: 991px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 20px;margin-left: 0px;}}@media (max-width: 767px) {#sppb-addon-1719818877864 {margin-top: 0px;margin-right: 0px;margin-bottom: 10px;margin-left: 0px;}}#sppb-addon-1719818877864 img{}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}.sp-page-builder .page-content #section-id-1719818877856{padding-top:30px;padding-right:0px;padding-bottom:30px;padding-left:0px;margin-top:0px;margin-right:0px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}#column-id-1719818877862{box-shadow:0 0 0 0 #fff;}

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