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Gli occhi rossi nel cane e nel gatto

Gli occhi rossi nel cane e nel gatto

L’arrossamento oculare è una manifestazione clinica comune a tante condizioni nei nostri animali. Può essere associato a situazioni banali e passeggere, come le congiuntiviti follicolari canine o le forme lievi di congiuntivite da Herpesvirus felino, ma anche a patologie più gravi come le ulcere corneali, le uveiti ed il glaucoma. Il rossore congiuntivale che si nota è legato ad un aumento dell’apporto di sangue nel tessuto oculare a seguito di uno stimolo irritativo/infiammatorio e può essere o meno associato a gonfiore (chemosi congiuntivale), a iperlacrimazione (epifora) e a fastidio oculare (blefarospasmo). Nei cani in accrescimento spesso si osserva una condizione di iperemia e lacrimazione, chiamata congiuntivite follicolare, legata alla stimolazione cronica del sistema linfatico congiuntivale da parte di polveri ambientali. Tale condizione preoccupa molto i proprietari, ma in realtà tende a risolversi spontaneamente con la crescita e può essere attenuata dall’uso di antibiotici e cortisonici locali. Spesso nei soggetti allergici, così come avviene a livello cutaneo, anche l’occhio viene interessato da prurito e arrossamento intenso, sia a livello congiuntivale che palpebrale. In questi casi il veterinario potrà prescrivere è spesso necessaria una terapia multimodale per controllare le manifestazioni cliniche con l’impiego di antibiotici, cortisonici, farmaci antiprurito, dieta, terapia anticorpale, vaccini etc. Anche difetti di posizionamento palpebrale (entropion, ectropion) o ciglia “fuori posto” (distichiasi e ciglia ectopiche) creano irritazione continua, innescando l’infiammazione e l’arrossamento della congiuntiva. Queste condizioni si affrontano il più delle volte con una procedura chirurgica, che di solito è risolutiva. Nei gatti la congiuntivite è forse la patologia oculare più frequentemente riscontrata ed è legata all’infezione cronica da Herpesvirus, un agente patogeno praticamente diffuso in tutta la popolazione felina, che resta “nascosto” e innocuo finchè l’animale non subisce uno stress, a seguito del quale si ha un temporaneo calo delle difese immunitarie che permette così la riattivazione del virus e la manifestazione clinica (iperemia, lacrimazione e in casi gravi ulcere corneali). In queste situazioni il gatto viene trattato con antibiotici e antivirali fino alla remissione dei sintomi, ma il proprietario deve essere avvisato delle possibili e frequenti recidive. Se l’arrossamento oculare è improvviso e associato a dolore, è più probabile che ci sia uno stimolo irritativo acuto, potenzialmente pericoloso per l’integrità anatomica e funzionale del globo oculare, come una lesione corneale, un corpo estraneo, un’infiammazione delle strutture interne (uveite) o un importante aumento della pressione endoculare (glaucoma): in questi casi è bene non tergiversare e portare il prima possibile il proprio animale dal veterinario, così da avere una diagnosi tempestiva ed una terapia adeguata. Anche gli arrossamenti cronici non sono da sottovalutare perché potrebbero essere il primo campanello di allarme di malattie altrettanto invalidanti nel tempo, come la cheratocongiuntivite secca e la cheratite superficiale cronica (anche detta “panno corneale”), patologie spesso legate alla razza, che portano nel tempo ad un’infiammazione e opacamento corneale, con progressivo calo della vista se non si instaura la terapia specifica. L’occhio rosso può anche essere legato alla presenza di sangue all’interno dell’occhio. Questa condizione, chiamata ifema, può derivare sia da un evento traumatico contusivo, ma anche da situazioni cliniche più subdole, evidenziate proprio da questo sanguinamento intraoculare, quali distacchi retinici (secondari a ipertensione arteriosa sistemica) o avvelenamenti da rodenticidi anticoagulanti, o ancora in caso di alcune neoplasie oculari. Per concludere quindi, l’occhio rosso non è mai una condizione “normale” ed è bene che venga indagata dal medico veterinario per evitare di trovarsi in situazioni potenzialmente pericolose per la vista e l’integrità dell’organo stesso. “DVM, Dottore di Ricerca in Oftalmologia Veterinaria Specialista in Clinica e Malattie dei Piccoli Animali (Oftalmologia)” Dr. Domenico MultariAutore

Edema polmonare cardiogeno

Edema polmonare cardiogeno

Cos’è l’edema polmonare? L’edema polmonare è un’emergenza, potenzialmente fatale, caratterizzata da un accumulo anomalo di fluidi extravascolari in alcuni comparti del parenchima polmonare, quali l’interstizio (edema interstiziale) e/o gli alveoli polmonari (edema alveolare). Quali sono le cause di un edema polmonare? L’edema polmonare può essere determinato da problematiche cardiache e non, ma le prime risultano sicuramente tra le cause più frequenti e l’edema polmonare in questo caso caratterizza la cosiddetta “insufficienza cardiaca congestizia” o “scompenso cardiaco”. Tra le patologie cardiache più frequenti, potenzialmente responsabili di edema polmonare cardiogeno ricordiamo: La degenerazione mixomatosa della valvola mitrale, che rappresenta la patologia cardiaca acquisita riscontrata più frequentemente nel cane, specialmente nelle razze di piccola taglia. La miocardiopatia dilatativa (DCM), che è la forma di miocardiopatia (ovvero di patologia del muscolo cardiaco) più comune nel cane, specialmente nelle razze di grossa taglia (Dobermann, Terranova, Alano). La miocardiopatia ipertrofica (HCM) che rappresenta la malattia cardiaca più frequente nel gatto, in cui le razze maggiormente a rischio sono il Maine Coon, Ragdoll, Persiano, British Shorthair, Sphinx, anche se si riscontra con una frequenza molto elevata anche nei comuni europei. La miocardiopatia restrittiva; anche questa è una miocardiopatia tipica del gatto ma meno frequente rispetto alla forma ipertrofica. L’endocardite è tra le possibili cause di scompenso cardiaco e quindi edema polmonare nel cane, solitamente negli animali è a prevalenza aortica, a differenza dell’uomo; l’incidenza di questa patologia è piuttosto bassa, si attesta intorno allo 0,05%, e sono maggiormente a rischio cani adulti di grossa taglia. La miocardite (ovvero un disordine infiammatorio del muscolo cardiaco), rappresenta una delle patologie cardiache più complesse da diagnosticare ed ha un’incidenza dell’1,5% nella specie canina fino al 2,5% nella felina. Tachiaritmie. Sono molte le patologie del ritmo cardiaco che possono rendersi responsabili di uno scompenso cardiaco con edema polmonare. Ci sono anche delle cardiopatie congenite, quindi presenti sin dalla nascita, che possono essere responsabili di edema polmonare, tra cui il difetto del setto interventricolare (DIV) ed il Dotto Arterioso Pervio (PDA). Questa malattia è particolarmente frequente in alcune razze come il Pastore Tedesco, Pastore Australiano, Terranova, Border Collie, Maltese, con predisposizione maggiore nei soggetti di sesso femminile. Come posso sospettare uno scompenso cardiaco? L’animale in scompenso cardiaco presenta difficoltà respiratoria, che può essere più o meno evidente a seconda dell’estensione delle lesioni, del soggetto e della specie. Può comparire improvvisamente tosse o, a volte, si può avere solo un aumento della frequenza respiratoria, con respiro affannoso od a bocca aperta, inoltre si può notare una maggiore compartecipazione addominale (guardando il proprio animale si vedono delle escursioni importanti dell’addome durante gli atti respiratori). L’ animale in scompenso cardiaco può anche assumere posizioni particolari, volte ad agevolare la respirazione, come ad esempio la testa particolarmente estesa, allungata sul collo e gli arti anteriori divaricati, oppure comportamenti particolari, come la riluttanza a distendersi, ad adagiarsi nella cuccia ed a mangiare. Quando in un animale si nota una sintomatologia di questo tipo, l’indicazione è sempre quella di contattare il proprio medico veterinario curante e di condurre l’animale in visita d’urgenza nella struttura veterinaria più vicina, evitando per quanto possibile ogni forma di stress, così da non peggiorare una funzione respiratoria già compromessa. Come viene diagnosticato? La diagnosi deve essere confermata in maniera tempestiva in modo da evitare la progressione e la complicazione del quadro clinico, aumentando le probabilità di sopravvivenza. L’edema polmonare viene già sospettato dal veterinario in presenza di una storia clinica di malattia cardiaca, dei sintomi clinici precedentemente descritti e dei rilievi dell’esame fisico, tra cui il riscontro di soffi cardiaci o di aritmie, indicativi di una patologia cardiaca sottostante. Nell’auscultazione dei campi polmonari solitamente si percepiscono particolari rumori respiratori, quali crepitii e rantoli. La diagnosi viene poi confermata con un esame radiografico del torace, oppure da un’ecografia del torace, ed entrambi possono essere utilizzati dal veterinario anche per il monitoraggio del paziente. Nel gatto può essere considerata dal medico veterinario l’esecuzione di un test ematico volto alla ricerca di porzioni di proteine prodotte normalmente dal muscolo cardiaco. Solo una volta stabilizzato l’animale il veterinario potrà ritenere necessario eseguire un esame ecocardiografico, così come esami ematici di laboratorio possono essere necessari per la valutazione complessiva dell’animale in funzione delle necessità terapeutiche che il veterinario deve intraprendere. Quale è la terapia? I soggetti affetti da edema polmonare devono essere gestiti il più delicatamente possibile riducendo al minimo ogni forma di stress. La terapia è di tipo medico, volta a ridurre la congestione venosa ed a migliorare lo stato emodinamico e di ossigenazione del paziente. Quale è la prognosi? La prognosi dell’edema polmonare cardiogeno è riservata. È possibile aumentare le probabilità di sopravvivenza se il paziente viene portato dal veterinario il più rapidamente possibile. Cosa posso monitorare a casa in un animale cardiopatico che ha avuto un edema polmonare? Al proprietario di un animale che ha avuto un edema polmonare, ma in generale al proprietario di ogni soggetto affetto da patologia cardiaca, si consiglia di monitorare con costanza a casa la frequenza respiratoria del proprio animale. Per fare ciò si contano, quando l’animale è in assoluto riposo, gli atti respiratori in un minuto (può risultare più pratico contare gli atti respiratori in 15 secondi e poi moltiplicare per 4. In condizioni normali gli atti respiratori dei nostri animali a casa ed a riposo devono essere inferiori a 30; ovviamente tale parametro è riferito a condizioni di normalità in assenza di altri fattori determinanti un aumento della frequenza respiratoria (stato di agitazione, alte temperature…). Qualora si registri un aumento della frequenza respiratoria del proprio animale si consiglia di contattare il proprio medico curante o di condurre il soggetto a visita di controllo urgente. “Med. Vet., Med Vet, GPCert in Cardiologia - (Cardiologia)” Dr.ssa Marta ClarettiAutore

Ipoglicemia nel cane e nel gatto, sintomi e cause

Ipoglicemia nel cane e nel gatto, sintomi e cause

Definizione: Nel cane e nel gatto si definisce ipoglicemia una concentrazione di glucosio nel sangue inferiore a 60 mg/dl. Meccanismi di regolazione del glucosio: nei soggetti sani i valori di glucosio ematici sono mantenuti nel range di normalità (70-110 mg/dl) grazie a complessi meccanismi neuroendocrini e cellulari tra loro collegati. I normali livelli di glucosio vengono mantenuti dall’interazione tra l’assorbimento alimentare, i depositi epatici ed il loro rilascio, e gli effetti dei principali ormoni che controllano la glicemia (insulina e glucagone). Il fegato funge da organo di deposito del glucosio, che viene accumulato in questa sede sotto forma di glicogeno e può essere rilasciato in seguito alla glicogenolisi o attraverso la mobilizzazione di acidi grassi o di aminoacidi (gluconeogenesi). Anche altri ormoni oltre all’insulina ed al glucagone, sebbene in misura minore, intervengono nel controllo glicemico aumentando il rilascio di glucosio da parte del fegato o influenzando la risposta cellulare all’insulina; tra questi vi sono i glucocorticoidi, gli ormoni tiroidei, le catecolamine e il progesterone. Il glucosio rappresenta la fonte energetica primaria per l’organismo, in particolare, il sistema nervoso centrale è totalmente dipendente dai livelli di glucosio in circolo. Sintomi clinici: bassi livelli di glucosio nel sistema nervoso (neuroglicopenia) determinano una sintomatologia neurologica di origine centrale, tipicamente caratterizzata da affaticamento, letargia, depressione, incoordinazione, nonché atteggiamenti bizzarri ed episodi convulsivi culminanti in uno stato comatoso. Le manifestazioni cliniche dipendono, tuttavia, dalla durata (ipoglicemie croniche a lenta insorgenza possono essere asintomatiche) e dall’intensità dell’episodio ipoglicemico, solitamente risultano evidenti quando i livelli di glucosio ematici risultano inferiori a 45 mg/dl.In caso si osservi una sintomatologia simile consigliamo di far visitare con urgenza il proprio animale da un Medico Veterinario. Cause di ipoglicemia: La condizione di ipoglicemica può essere il risultato di diversi meccanismi quali: un eccessivo consumo di zucchero da parte delle cellule sane o tumorali tumori che producono insulina (insulinomi) o fattori insulino simili anomalie connesse allo stoccaggio epatico del glicogeno insufficienza epatica (come nel caso di anomalie vascolari [shunt] epatici) carenza di cortisolo (ipoadrenocorticismo o Morbo di Addison) un insufficiente apporto dietetico di glucosio; questo si osserva soprattutto nei cuccioli o in animali giovani, si parla di ipoglicemia giovanile. una combinazione di uno o più di questi meccanismi, come nel caso infezioni sistemiche (sepsi). somministrazione accidentale di insulina somministrazione eccessiva di insulina o di altri farmaci ipoglicemizzanti in un animale diabetico assunzione di xilitolo nel cane (es uso di dentifrici con xilitolo o ingestione di caramelle che contengono xilitolo) Il riscontro di bassi livelli ematici di glucosio può essere anche un artefatto di laboratorio, ovvero il risultato di un intervallo di tempo troppo lungo dal momento del prelievo di sangue alla separazione del plasma o del siero per effettuare l’analisi. Terapia: La terapia migliore per l’ipoglicemia è sempre quella volta alla risoluzione della causa sottostante e deve essere impostata dal Medico Veterinario dopo una diagnosi precisa. Se ciò risultasse impossibile, il Veterinario potrà impostare una terapia sintomatica. Se l’animale è cosciente è possibile offrirgli dell’alimento. Somministrare alimento è una tecnica efficace nel cane e un po’ meno nel gatto. Se l’animale non è cosciente, si preferisce la somministrazione endovenosa di una soluzione a base di glucosio al 2,5-5%. In casi estremamente gravi, con risentimento neurologico, può rendersi necessaria anche la somministrazione di farmaci antiepilettici. Nel caso in cui l’episodio ipoglicemico si verifichi a casa si può ricorrere alla somministrazione per bocca di miele o sciroppi zuccherini. Nel caso in cui si identifichi una causa specifica dello sviluppo dell’ipoglicemia il veterinario potrà instaurare una terapia mirata: pasti piccoli e frequenti possono prevenire l’ipoglicemia giovanile fluidoterapia endovenosa con soluzioni glucosate per contrastare l’ipoglicemia da eccessiva somministrazione di insulina, altri ipoglicemizzanti, sepsi, insufficienza epatica acuta il trattamento ottimale per l’insulinoma o per tumori che producono ormoni simili all’insulina è la rimozione chirurgica del tumore. Se il tumore non può essere rimosso, o in attesa della rimozione, si ricorre a una terapia palliativa rappresentata da pasti piccoli e frequenti, limitazione dell’esercizio fisico, eventuale somministrazione di basse dosi di cortisonici (es prednisolone), eventuale somministrazione orale di diazzossido (un farmaco iperglicemizzante) la somministrazione di cortisonici è utile in caso di ipoadrenocorticismo (Morbo di Addison), insulinoma o altri tumori. antibiotici in caso di sepsi non esistono terapia specifiche per le malattie da anomalo accumulo di glicogeno Decorso: solitamente nei soggetti ipoglicemici le concentrazioni di glucosio vanno monitorate nel tempo fino a quando l’ipoglicemia non rientra. Un’eccezione è rappresentata dall’insulinoma che solitamente non richiede un monitoraggio costante della glicemia. Dopo la rimozione di un insulinoma solitamente la glicemia aumenta rapidamente e alcuni soggetti possono addirittura diventare iperglicemici; in tali casi può essere necessario introdurre una terapia insulinica. Prognosi: solitamente si osserva una buona risposta alla terapia quando l’ipoglicemia è dovuta a giovane età del soggetto (digiuno prolungato), accidentale o eccessiva somministrazione di insulina o Morbo di Addison.La prognosi è più riservata se l’ipoglicemia ha determinato gravi alterazioni neurologiche fino a crisi convulsive.L’asportazione chirurgica di un insulinoma è solitamente buona nel breve periodo. Tuttavia, trattandosi di un tumore che il più delle volte è maligno, non è infrequente osservare metastasi già entro un anno dalla chirurgia. In alcuni casi di insulinoma o altre neoplasie rimosse completamente, si può avere la completa guarigione dell’animale.L’ipoglicemia da sepsi o da insufficienza epatica può essere di difficile gestione e la risposta terapeutica può essere variabile. “DVM, Diplomato ECVIM-CA, EBVS® - European Veterinary Specialist in Small Animal Internal Medicine - Animali da compagnia, Endocrinologia non riproduttiva, medicina interna e terapia (Malattie Metaboliche).” Prof. Federico FracassiAutore

Il vomito: un sintomo molto frequente !

Il vomito: un sintomo molto frequente !

Il vomito e’ un segno clinico frequentemente riscontrato nei piccoli animali.La parola vomito deriva dal latino vomitus e dal greco “emetos, emesi” e riguarda l’atto di rigettare dalla bocca materiale contenuto nello stomaco.Il vomito e’ un meccanismo protettivo attuato dall’organismo per rimuovere tossine e altre sostanze pericolose che sono state ingerite direttamente o assorbite per via ematica.Le conseguenze del vomito sono disidratazione, perdita di elettroliti, alterazioni nell’emogas e polmonite ab ingestis (causata dall'aspirazione del vomito stesso). Le cause del vomito possono essere molteplici, da quelle molto semplici a quelle più complesse come: Cause alimentari Parassiti Medicinali Disordini endocrini /metabolici Tossine Patologie addominali Patologie Gastriche Patologie intestinali Diagnosi Gli esami di laboratorio che spesso si eseguono, in base ai vari casi, sono l’esame emocromocitometrico , il profilo biochimico (inclusi gli elettroliti), l’analisi completa delle urine, e un esame coprologico (incluso l’esame della Giardia). Questi esami possono essere considerati essenziali. Radiografie ed ecografia addominale dovrebbero essere eseguite se si sospetta un corpo estraneo oppure altre patologie addominali più gravi come pancreatite, peritonite, neoplasie, etc. La decisione del medico veterinario di eseguire dei test più sofisticati e specifici per determinate malattie potrà essere presa in considerazione dopo la valutazione dei risultati ottenuti dagli esami precedenti (per esempio potrebbe eseguire il test della stimolazione dell’ACTH nel caso di sospetto di morbo di Addison, T4 nel caso di sospetto ipertiroidismo, etc.) e/o dopo risposta ad una terapia prescritta (per esempio endoscopia e biopsie nel caso di sospetto di IBD, neoplasia etc). La laparotomia (opzione chirurgica) dovrebbe essere eseguita nel caso di corpi estranei, neoplasia, intussuscezione etc.Nel corso di laparotomia/laparoscopia esplorativa, il veterinario potrebbe eseguire biopsie da tutti gli organi addominali (stomaco, intestino piccolo, pancreas, fegato, linfonodi) e successivamente analizzarle.Terapia Il trattamento del vomito consiste nell’eliminazione di eventuali cause scatenanti e terapia di supporto come fluidoterapia ed antiemetici.Esistono diverse categorie di antiemetici che il veterinario può prescrivere e comprendono gli anti H2 (e.g ranitidina e famotidina), inibitori della pompa protonica (e.g. omeoprazolo, lansoprazolo), medicine citoprotetive (e.g. sucralfato), procinetici (e.g. ranitidina, metoclopramide, cisapride, eritromicina, etc), analoghi della prostaglandina (e.g. misoprostolo), antiemetici (e.g. metoclopramide, ondasendron, dolasedron, maropitant, clorpromazina).Poichè il vomito è un sintomo che può comparire anche in caso di patologie gravi ed a volte a risoluzione chirurgica, è bene che il paziente sia condotto a visita dal veterinario il più presto possibile ed è assolutamente necessario che la terapia sia decisa dal veterinario dopo aver visitato il paziente ed aver eseguito le procedure diagnostiche che ritiene necessarie.E' assolutamente sconsigliabile il fai da te "per vedere se passa" ! “DVM, CertSAM, Diplomata ECVIM-CA, EBVS® - European Veterinary Specialist in Small Animal Internal Medicine - Animali da compagnia (Gastroenterologia, Ematologia, Autoimmunità, Endocrinologia, Medicina Interna).” Dr.ssa Magda Georu Ferriani

Gli occhi del mio cane e del mio gatto hanno una eccessiva lacrimazione (epifora): posso fare qualche cosa?

Gli occhi del mio cane e del mio gatto hanno una eccessiva lacrimazione (epifora): posso fare qualche cosa?

Il cane o il gatto possono avere una eccessiva lacrimazione degli occhi, che rappresenta un fastidioso problema, di solito estetico, spesso non completamente risolvibile. Esistono molti “falsi miti” sulle cause della lacrimazione (alimentazione, allergie, ostruzione delle vie lacrimali) che, in qualche modo, vanno sfatati; con questo breve articolo cerchiamo di fare un po’ di chiarezza e suggerire qualche possibile soluzione.In tutto il mondo stanno diventando sempre più popolari cani appartenenti a razze toy, quali Maltesi, Barboncini, Bichon, Shih-tzu e Chihuahua, perché, oltre che essere facilmente gestibili per la piccola taglia, sono anche dolci e affettuosi (con qualche rara eccezione!). Spesso però questi cani possono presentare una lacrimazione eccessiva (detta epifora), che spinge il proprietario a rivolgersi al veterinario, all’allevatore o al negoziante nel tentativo di trovare un rimedio. Lo stesso può accadere per alcune razze feline.In questi animali le lacrime non vengono drenate completamente attraverso le naturali vie dell’apparato escretore (dette vie lacrimali) con la conseguente fuoriuscita delle stesse dalla rima palpebrale.Per questo motivo il pelo intorno agli occhi rimane costantemente bagnato, esitando in una “poco cosmetica” colorazione marrone a volte maleodorante ed evidente soprattutto negli esemplari a mantello più chiaro. Il colore rossiccio è in parte ricollegabile all'ossidazione di composti ferrosi normalmente contenuti nelle lacrime, ma non è sangue come molti proprietari erroneamente pensano!Ad eccezione dei soggetti in cui la lacrimazione è legata a “vere” patologie oculari (ulcere corneali, cheratiti, uveiti, glaucomi) la maggior parte delle epifore croniche, soprattutto in soggetti giovani, sono dovute a diversi fattori legati soprattutto alla conformazione e posizione dei bulbi oculari e delle palpebre. Nelle razze con occhi “molto grandi” (brachicefaliche), come Shih-Tzu, Carlini, Bulldog, e nei gatti Persiani o Exotic, uno dei motivi principali dell’evidente e costante lacrimazione è legato alla loro particolare anatomia oculare: l’orbita risulta più piatta e di conseguenza gli occhi, spinti in avanti verso la rima palpebrale, impediscono alle lacrime di trovare lo spazio (lago lacrimale) per scorrere e defluire nei punti lacrimali, causandone quindi la fuoriuscita all’esterno. Sempre in questi animali possono essere presenti dei peli sovrannumerari che nascono in punti “anomali”, per esempio sul bordo delle palpebre (distichie) o all'interno di esse (ciglia ectopiche), oppure nell’angolo mediale dell’occhio, formando a volte dei veri e propri “ciuffi” (trichiasi caruncolare mediale). La costante irritazione dell'occhio da parte di questi peli, e l'eccessiva esposizione del bulbo oculare, che non viene correttamente protetto e umettato per l’incompleta chiusura delle palpebre (lagoftalmo), rappresenta uno dei fattori principali responsabili della lacrimazione.Una ulteriore comune aggravante è legata alla forma e posizionamento della fessura palpebrale che tende ad essere eccessivamente lunga (macroblefaro) e spesso mal conformata in corrispondenza dell’angolo interno (entropion mediale). Infine in molte delle razze canine di piccola taglia (es. Chihuahua e Pinscher) può essere presente anche un’alterazione della qualità delle lacrime (dislacrimia) dovuta ad infiammazioni ricorrenti delle palpebre (blefariti) e conseguente danno delle ghiandole e delle cellule responsabili della produzione delle componenti lipidica e mucinica del film lacrimale, con peggioramento della lacrimazione. Il recente impiego di strumentario per la valutazione della meibografia e della osmolarità, con l’analisi dei deficit qualitativi e della superficie oculare, ha dato un nuovo spunto al trattamento e monitoraggio di questi casi.Anche le patologie della bocca e dei denti possono contribuire ad accrescere la lacrimazione poiché l’accumulo di placca e tartaro provoca una risalita di batteri dal cavo orale alla congiuntiva aumentando l’infiammazione e l’epifora stessa. Per quanto detto quindi l’epifora del cane e del gatto è un problema “multifattoriale” difficilmente controllabile in maniera definitiva dato che bisognerebbe agire contemporaneamente sulle numerose cause. Il modo migliore di procedere è quello di far visitare il proprio pet da un veterinario esperto che dopo la visita oculistica potrà consigliare terapie mediche con antibiotici e antinfiammatori e alcuni selezionati sostituti lacrimali, con lo scopo di ridurre in parte la colorazione bruna delle secrezioni.Nei soggetti con alterazioni palpebrali importanti è possibile intervenire chirurgicamente asportando i peli mediali e riducendo la lunghezza delle palpebre con l’ausilio di blefaroplastiche particolari (es. cantoplastica mediale). Questa chirurgia viene spesso consigliata anche in Carlini o Shih-Tzu come prevenzione per ridurre lo sviluppo di patologie corneali quali cheratite pigmentosa e ulcere ricorrenti, responsabili di possibili deficit visivi permanenti. La procedura contribuisce ad alleviare l'irritazione cronica, riduce la lacrimazione e migliora anche l'aspetto estetico. L’oculista veterinario potrà anche consigliare trattamenti aggiuntivi per aumentare il deflusso delle vie lacrimali (per es. allargamento dei punti lacrimali). Un discorso a parte deve essere fatto per il gatto dove la lacrimazione più evidente è spesso secondaria ad infezione cronica da Herpes virus (FHV1). Generalmente nel gatto adulto l’epifora si manifesta prevalentemente a carico di un solo occhio associata o meno ad altri segni di malattia (congiuntiviti, cheratiti, ulcere). In questo caso bisogna trattare l'animale con farmaci antibiotici e antivirali appropriati, ma va purtroppo evidenziato che l'herpes rappresenta una patologia cronica non sempre controllabile, la cui sintomatologia dipende anche molto dalla riposta individuale del sistema immunitario del soggetto colpito. Un consiglio pratico che possiamo in generale suggerire ai proprietari per migliorare l’effetto delle terapie è quello di pulire quotidianamente la zona perioculare con delle salviettine umidificate o prodotti dedicati, associato al mantenimento di una adeguata toelettatura dell’area interessata. In questo modo si eviterà che le secrezioni si secchino e si appiccichino al pelo troppo lungo, aumentando così le infezioni e il cattivo odore. Per concludere possiamo affermare che la lacrimazione cronica del cane e del gatto è una condizione patologica legata a numerose varianti, non sempre completamente gestibili. Gli integratori, le diete, i prodotti “sbiancanti” e i rimedi naturali, possono essere di aiuto, ma per ogni singolo caso è necessaria una valutazione medica accurata e specialistica. Deve essere comunque di conforto sottolineare che questa lacrimazione eccessiva in molti soggetti non comporta dolore o fastidio ma rappresenta per lo più un problema cosmetico. Rimane comunque importante differenziare tra le cause quelle che necessitano di trattamenti medici o chirurgici, al fine di preservare la trasparenza corneale e la visione dell'animale esaminato. “DVM, Dottore di Ricerca in Oftalmologia Veterinaria Specialista in Clinica e Malattie dei Piccoli Animali (Oftalmologia)” Dr. Domenico MultariAutore

IL MIO CANE BEVE TROPPO?!

IL MIO CANE BEVE TROPPO?!

L’aumento della sete (polidipsia) nel cane è un sintomo aspecifico che può verificarsi in corso di diverse patologie sia acute che croniche e spesso si presenta associato ad altri segni clinici. Tra i sintomi associati più frequenti c’è la poliuria, ossia l’emissione di elevate quantità di urine. Quasi sempre queste due problematiche sono associate e nei testi scientifici la terminologia tecnica utilizzata è di poliuria/polidipsia, ossia l’urinare e il bere eccessivo. Nel caso in cui il cane abbia libero accesso all’esterno, può accadere che venga notata esclusivamente l’eccessiva assunzione di acqua ma non l’eccessiva urinazione. Questi sintomi possono insorgere in maniera repentina e molto evidente, sintomo di malattia acuta, viceversa una patologia cronica può portare ad un’insorgenza lenta e graduale. Ma come facciamo a capire se il nostro cane sta bevendo troppo? Normalmente i nostri cani bevono, nell’arco della giornata, circa 30-40 ml di acqua per kg di peso corporeo. E’ normale che un cane alimentato esclusivamente a crocchette o nella stagione estiva beva un po’ di più. Solitamente si parla di polidipsia patologica nel cane quando vi è un’assunzione di acqua >100 ml/kg al giorno. Per fare quindi un esempio, un cane di 10 kg si può definire polidipsico quando beve più di 1 litro si acqua al giorno (10 kg x100 ml=1000 ml). Per determinare l’assunzione di acqua è opportuno lasciare a disposizione una sola ciotola di acqua da riempire con una quantità nota e valutare, dopo 24 ore, quanta ne abbia bevuta. Bisogna fare attenzione a fonti di acqua che si possano trovare fuori casa, ad esempio al parco o nel giardino, che possono quindi influenzare tale valutazione. Se l’aumento della sete non è così evidente e repentino può essere d’aiuto anche l’osservare i cambiamenti di abitudine dell’animale, ad esempio la richiesta di acqua dal rubinetto o il cercare di bere acqua dai sanitari. Una volta sospettato un reale aumento della sete è sempre importante fissare una visita con il veterinario curante, poiché questo sintomo, anche se si presenta da solo, può essere indice di patologie, a volte anche gravi. Le cause di poliuria/polidipsia sono molte, includono sia malattie acute che croniche Quali sono le principali patologie che portano a poliuria e polidipsia? DIABETE MELLITO. Il diabete mellito è una patologia molto comune nei cani al di sopra dei 6-7 anni ed è una malattia caratterizzata dall’aumento di glucosio nel sangue dovuto ad una carenza dell’ormone insulina. L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas e serve a mantenere normali i livelli di glucosio nel sangue. Nel cane il diabete mellito deve essere riconosciuto in fretta e la terapia deve essere iniziata il prima possibile, altrimenti vi è il rischio di uno scompenso chiamato chetoacidosi diabetica. La terapia del diabete mellito si basa principalmente sulla somministrazione sottocutanea di insulina e sulla somministrazione di un’apposita dieta. SINDROME DI CUSHING. Questa malattia è caratterizzata da un aumento dell’ormone cortisolo, un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali, secondario ad una malattia dell’ipofisi o delle ghiandole surrenali stesse. E’ una malattia che solitamente insorge i cani anziani ma si può verificare anche in cani di mezza età. In questi soggetti, solitamente, il bere e l’urinare eccessivo si associa a un aumento dell’appetito e a volte a problemi dermatologici o altri sintomi (es aumento di volume dell’addome, debolezza, ansimare eccessivo, ecc.). La diagnosi di questa malattia non è semplice e per arrivare a confermarla e ad impostare una terapia il veterinario deve effettuare diverse indagini diagnostiche (esami del sangue e delle urine di base, esami di diagnostica per immagini e test endocrini specifici). INSUFFICIENZA RENALE. L’insufficienza renale può manifestarsi in maniera sia acuta che cronica e generalmente nel cane è secondaria a diverse patologie o comunque causa di diversi meccanismi patologici. La forma acuta generalmente è molto pericolosa, insorge in maniera repentina e può risolversi solo con adeguate terapie e spesso è necessario il ricovero dell’animale. le cause di insufficienza renale acuta sono il più delle volte infettive (es. leptospirosi), tossiche (es. farmaci antinfiammatori, piante tossiche) o ostruttive. La forma cronica invece, in cui i sintomi di poliuria e polidipsia sono spesso più evidenti, è dovuta nella maggior parte dei casi ad un danno cronico dell’organo e le cause possono essere diverse e non sempre identificabili. La terapia, soprattutto per le forme croniche, si basa sull’assunzione di una dieta specifica ed eventuali terapie farmacologiche che possono essere differenti da caso a caso. PIOMETRA. La piometra è un’infezione uterina che si può presentare abbastanza frequentemente nelle cagne non sterilizzate. La poliuria ha solitamente una insorgenza acuta. Oltre alla poliuria e polidipsia si osservano frequentemente scolo vulvare, apatia, dolore addominale, calo dell’appetito e vomito. La terapia è il più delle volte di tipo chirurgico. POLIDIPSIA PSICOGENA. Alcuni cani iniziano a bere in modo eccessivo per un problema comportamentale. Il più delle volte si tratta di soggetti giovani e spesso tale disturbo si associa ad altri problemi comportamentali. Solitamente questi soggetti non cercano l’acqua in modo costante e il bere eccessivo si manifesta maggiormente in corrispondenza di determinate situazioni (es quando qualche componente della famiglia rientra o esce da casa o quando si viene a creare una condizione stressante per l’animale). A questa diagnosi si arriva dopo avere escluso tutte le altre cause di poliuria polidipsia (diagnosi per esclusione). Per la terapia è necessario rivolgersi a un veterinario comportamentalista. ALTRE CAUSE. Esistono molte altre patologie, più infrequenti, che possono portare ad un aumento della sete, ad esempio tumori, malattie in grado di determinare aumento di calcio nel sangue, policitemia (aumento dei globuli rossi), infezioni delle vie urinarie (es. pielonefriti), malattie del fegato, diabete insipido (carenza o inattività di un ormone chiamato ADH che serve a far concentrare le urine), eccessivo contenuto di sodio nella dieta ed altre cause. FARMACI. Un'altra importate causa di aumento della sete nel cane è l’assunzione di certi farmaci. In particolare i farmaci diuretici e ancor di più i cortisonici possono indurre allo sviluppo di urine diluite con conseguente intensa poliuria polidipsia. Può essere utile ridurre l’acqua a disposizione del cane? Nella maggior parte dei casi non è una buona idea quella di ridurre l’acqua a disposizione. Nella maggior parte dei casi i cani bevono in modo eccessivo perché ne hanno bisogno. Quasi sempre i cani bevono troppo poiché la patologia sottostante li porta ad urinare eccessivamente. Bevono quindi per non disidratarsi. E’ quindi evidente come sia importante lasciare sempre abbondante acqua fresca a disposizione. Esistono dei rari casi nei quali può essere utile limitare l’acqua da somministrare. Si tratta tuttavia di situazioni particolari e poco frequenti (es polidipsia psicogena) e in tal caso la restrizione di acqua deve essere prescritta dal medico veterinario. Cosa fare e come si fa diagnosi? All’apparire di questo sintomo è importante recarsi dal proprio veterinario curante. Dopo la raccolta della storia clinica (anamnesi) e l’esecuzione una visita accurata, vengono generalmente effettuati degli esami ematologici e delle urine: Esame emocromocitometrico completo Profilo biochimico completo Analisi delle urine completo con eventuale urinocoltura e antibiogramma Successivamente può essere necessario procedere con delle analisi più specifiche, generalmente test ormonali e esami di diagnostica per immagini: Test di stimolazione con ACTH, test di soppressione con desametasone a basse dosi e misurazione dell’ACTH endogeno per la Sindrome di Cushing Misurazione del calcio ionizzato se si sospetta un problema di ipercalcemia RX addominale e toracica per valutare focolai infiammatori/infettivi o presenza di tumori Ecografia addominale Tomografia Computerizzata (soprattutto per valutare la presenza di tumori o problematiche alla ghiandola ipofisi) Test di privazione dell’acqua o prova analoga (es. risposta alla vasopressina) TERAPIA Poiché le patologie che portano all’aumento di sete sono numerose e molto diverse fra loro, anche le terapie possono essere molto differenti. E’ ovviamente importante iniziare una qualsiasi terapia solo dopo aver ottenuto una diagnosi certa.In collaborazione con la Dr.ssa Elena Zanato “DVM, Diplomato ECVIM-CA, EBVS® - European Veterinary Specialist in Small Animal Internal Medicine - Animali da compagnia, Endocrinologia non riproduttiva, medicina interna e terapia (Malattie Metaboliche).” Prof. Federico FracassiAutore

Come vedono i nostri amici animali ?

Come vedono i nostri amici animali ?

“Dottore, ma il mio cane li vede i colori?” Quante volte mi sono sentito fare questa domanda dai proprietari! Effettivamente c’è molta confusione sull’argomento: vediamo di fare un po' di chiarezza. Il meccanismo della visione negli animali è molto simile a quello nell’uomo: uno stimolo luminoso colpisce le cellule retiniche più esterne (fotorecettori), viene trasformato in impulso elettrico e tramite il nervo ottico e le altre strutture nervose raggiunge la corteccia visiva dove viene acquisito come immagine. La capacità di un individuo di distinguere un oggetto da ciò che lo circonda dipende fondamentalmente da 5 fattori: la luminosità, la trama, il movimento, la profondità ed il colore. Nei nostri animali quest’ultimo aspetto è generalmente meno importante ed infatti la maggior parte di loro riesce a vedere una scala di colori molto limitata, che va dal blu al verde (visione dicromatica). Il nostro cane quindi non sarà mai capace di distinguere una pallina verde da una rossa, a meno che questa non presenti altre caratteristiche in grado di differenziarla dall’altra, come per esempio una trama diversa. Anche se non distinguono tutti i colori gli animali sono comunque in grado di vedere molti più livelli di grigi di noi, riuscendo a discernere gli oggetti sulla base della tonalità. La trama (o texture) di un oggetto si riferisce all’impressione che la superficie di quell’oggetto ci dà, ovvero è la rappresentazione cerebrale della profondità, dimensione, forma e composizione di quella cosa. La capacità di distinguere i maggiori dettagli e di mantenerli a fuoco sulla retina è l’indice di acuità visiva.Questa risulta inferiore negli animali rispetto all’uomo e dipende dalla qualità di tutti i mezzi diottrici dell’occhio, che comprendono il film lacrimale, la cornea, l’umor acqueo e la lente. Se un oggetto viene messo a fuoco perfettamente sulla retina, il soggetto è definito emmetrope, mentre se viene messo a fuoco davanti alla retina, si definisce miope; se infine il fuoco cade dietro la retina, allora si parla di ipermetrope. La maggior parte dei nostri cani e gatti risulta emmetrope, cioè non ha bisogno di occhiali correttivi! Una certa familiarità e predisposizione alla miopia è stata riscontrata in gruppi di Pastori tedeschi, Schnauzer nani, Barboncini toy, Rottweiler e Collie; mentre alcuni Pastori Australiani e Alaskan Malamute sarebbero risultati ipermetropi. Un ruolo importante nella messa a fuoco dell’immagine lo ricopre il cristallino (o lente): grazie alla sua elasticità e struttura può arrotondarsi o appiattirsi a seconda delle necessità e della distanza di un oggetto dall’occhio. Per questa ragione se ad un cane viene rimosso il cristallino (per esempio in seguito alla comparsa di una cataratta o di una lussazione di lente) senza essere poi sostituito con una lente artificiale intraoculare (IOL), l’animale, pur rimanendo ipermetrope, sarà comunque in grado di vedere abbastanza bene da vicino, in quanto le immagini vengono proiettate sulla retina più grandi del normale. L’acuità visiva non è solamente correlata alla qualità dei mezzi diottrici e alla capacità di mettere correttamente a fuoco le cose, ma anche al tipo e al numero di fotorecettori presenti sulla retina. Queste cellule si dividono in coni e bastoncelli. I coni sono adibiti alla visione diurna, alla distinzione dei colori e dei dettagli e, di solito, sono concentrati nella porzione centrale della retina; i bastoncelli, al contrario, si trovano alla periferia della retina e sono i fotorecettori responsabili della visione in condizioni di poca luce. I nostri animali possiedono inoltre il “tappeto lucido”, costituito da un foglietto rifrangente che diventa visibile e “riflettente” illuminando i loro occhi di notte, ad esempio con i fari dell’auto. Questa struttura permette alla luce di attraversare due volte i fotorecettori retinici aumentando così la capacità visiva in condizione di scarsa luminosità: ecco quindi spiegato perché molti riescono ad orientarsi bene anche in ambienti poco illuminati! Un’altra peculiarità del mondo animale è la notevole capacità di vedere i movimenti, anche quelli più piccoli e lontani, grazie al numero più elevato di bastoncelli rispetto ai coni. Questo squilibrio cellulare permette una miglior visione, rispetto all’uomo, degli oggetti mobili piuttosto che quelli statici, in accordo con lo stato di essere prede o predatori. Il campo visivo, inteso come range di spazio visibile frontale, nel cane e nel gatto risulta comparabile a quello umano per la posizione dei globi oculari. Questo permette una buona visione binoculare centrale e monoculare laterale, con una “zona cieca” posteriore di circa 160 gradi nel gatto e di 120 gradi nel cane. Gli erbivori come il cavallo, al contrario, hanno una minor visione frontale con entrambi gli occhi, ma una maggior veduta laterale e caudale monoculare, che gli permette di rilevare potenziali pericoli provenienti da ogni dove (spazio cieco posteriore di soli 3 gradi!). Da quanto detto la visione è un meccanismo complesso e dipende ovviamente anche dalla salute delle strutture oculari; molte patologie come cheratiti, cataratta, glaucoma e degenerazioni retiniche possono ridurre o addirittura danneggiare irrimediabilmente la capacità visiva. Sarà molto importante quindi che i proprietari degli animali prestino attenzione ai primi segnali di malattia quali arrossamento, opacamento e dolore oculare, recandosi tempestivamente da un medico veterinario, meglio se specialista in oftalmologia. “DVM, Dottore di Ricerca in Oftalmologia Veterinaria Specialista in Clinica e Malattie dei Piccoli Animali (Oftalmologia)” Dr. Domenico MultariAutore

Il mio amico ha le mucose pallide, devo preoccuparmi ?

Il mio amico ha le mucose pallide, devo preoccuparmi ?

Il colore delle mucose è determinato da diversi fattori fra cui la quantità di emoglobina ossidata nel sangue, la perfusione del tessuto e la presenza di pigmenti come la bilirubina, la mioglobina etc.In alcuni animali il colore delle mucose può essere pigmentato di nero e spesso ciò è caratteristico di alcune razze fra cui per esempio il Chow chow. Il termine "pallore" indica l’assenza patologica di colore in un tessuto ed è causato da due categorie di patologie: 1) anomalie che possono causare anemia (ovvero diminuzione del numero dei globuli rossi e dell’emoglobina contenuta nei globuli rossi) 2) anomalie che possono causare riduzione della perfusione tissutale (fra le cui cause vi sono lo shock, il dolore, le patologie cardiache, il trauma, l'emoraggia). Spesso possono essere coinvolti entrambi i meccanismi. Il pallore può essere notato sulle mucose facilmente esplorabili come quelle congiuntivali e quelle della bocca, ma in alcuni casi si può notare anche al livello nasale (per esempio nel gatto), sulle labbra, narici, cute oppure sulle mucose urogenitali. Nel caso si noti pallore delle mucose è fortemente consigliato far visitare tempestivamente il proprio animale da un veterinario che durante la visita clinica potrà anche valutare il polso e le sue caratteristiche, la frequenza e l’auscultazione cardiaca alla ricerca di soffi cardiaci oppure anomalie del ritmo. I test diagnostici di base per ogni animale che presenta pallore delle mucose sono l’esame emocromocitometrico, l’esame biochimico e l’analisi delle urine.In caso di pallore delle mucose dovuto ad anemia il veterinario potrà effettuare ulteriori esami alla ricerca della causa primaria che l'ha determinata, per esempio radiografie del torace, ecografia dell'addome, test ormonali, esame del midollo osseo, test di coagulazione.In caso di sospetto di anemia su base immunomediata si dovranno richiedere ulteriori esami specifici.Se invece si sospetti che il pallore delle mucose sia dovuto a cause cardiocircolatorie, il veterinario potrà richiedere un elettrocardiogramma, le radiografie del torace ed un esame ecocardiografico completo oltre alla misurazione della pressione sistemica.La terapia dipenderà prevalentemente dalla causa primaria del pallore.Nel caso di anemia, se il paziente è abbattuto, letargico, con polsi deboli e tachicardico può trarre beneficio da una trasfusione di sangue. In conclusione il pallore delle mucose è un sintomo che deve mettere in allarme e il proprietario, che è stato talmente attento da notarlo precocemente, deve portare il proprio amico animale da un veterinario, con urgenza. “DVM, CertSAM, Diplomata ECVIM-CA, EBVS® - European Veterinary Specialist in Small Animal Internal Medicine - Animali da compagnia (Gastroenterologia, Ematologia, Autoimmunità, Endocrinologia, Medicina Interna).” Dr.ssa Magda Georu Ferriani

La diarrea cronica nel cane e nel gatto

La diarrea cronica nel cane e nel gatto

La diarrea è uno dei motivi più comuni per portare cani e gatti dal veterinario.I problemi gastroenterici rappresentano uno dei principali motivi per i quali i proprietari di cani e gatti si rivolgono al medico veterinario per un consulto. In particolare, i disturbi cronici dell’apparato digerente costituiscono una patologia frustrante per diversi possessori di pet. Questi disturbi richiedono spesso un iter diagnostico e terapeutico di lunga durata, nel corso del quale la collaborazione e la comunicazione veterinario–proprietario risulta fondamentale per il raggiungimento di una diagnosi corretta e un trattamento soddisfacente.A differenza della diarrea acuta, che spesso è un problema autolimitante e non richiede un lavoro diagnostico approfondito (ma richiedono soprattutto una terapia di supporto che dipende dalla gravità della condizione e da eventuali complicanze sistemiche), la diarrea cronica rappresenta una sfida diagnostica molto maggiore data l’ampia varietà di diagnosi differenziali da prendere in considerazione. Considerato la molteplicità delle cause di enterite cronica è facile comprendere come tali problemi siano a volte difficili da trattare. Le patologie che coinvolgono l’apparato gastroenterico sono caratterizzate da segni clinici aspecifici (vomito, diarrea, perdita di peso, nausea, appetito altalenante), variabili nel tempo e possono essere sovrapponibili a quelli presenti in altre malattie. Nella pratica quotidiana queste malattie possono avere un tipico decorso, caratterizzato da fasi altalenanti, durante le quali si manifestano i sintomi che tendono a regredire per periodi più o meno lunghi. Questo ciclo si ripete costantemente nel corso della vita con tendenza progressiva all’aggravamento.A causa di queste caratteristiche, si tende a volte a sottovalutare la patologia sottostante e questo può portare a conseguenza molto gravi. La visita gastroenterologica è indicata ogni qual volta evidenziamo nei nostri animali segni clinici come variazioni nell’appetito, coprofagia, dimagrimento o incapacità a prendere peso, variazioni dell’appetito (aumentato, ridotto o capriccioso), vomito, rigurgito o anche frequente ingestione di erba, borborigmi, feci malformate se non addirittura diarroiche, associate o meno a presenza di muco e/o sangue.Un paziente può presentare diversi di questi sintomi e allo stesso tempo più patologie possono essere presenti nello stesso individuo.Nel cane e nel gatto, la diarrea cronica può avere molte cause. È molto importante raccontare al veterinario (durante la raccolta dell'anamnesi) il maggior numero di informazioni sulla natura, frequenza, gravità e sul momento della comparsa dei segni clinici.Un’anamnesi dietetica completa è di estrema importanza per il veterinario. L’obiettivo è determinare se la diarrea sia secondaria ad una malattia dell'intestino tenue o del crasso o interessi tutto il tratto intestinale o al contrario sia dovuta a patologie a carico di altri organi. Differenziare le cause primarie di diarrea cronica da quelle secondarie. Il veterinario dovrà effettuare una serie di esami per l’esclusione di patologie infettive e parassitari, disturbi non gastroenterici, insufficienza pancreatica esocrina o anomalie che richiedono la chirurgia.Dopo aver escluso queste cause di diarrea, i gruppi di malattie intestinali associati alla diarrea cronica sono la malattia infiammatoria intestinale, l’enteropatia responsiva alla dieta, l’enteropatia responsiva agli antibiotici e la linfangiectasia. L’approccio a questo gruppo di pazienti è solitamente determinato dalla gravità dei segni clinici (diarrea grave e frequente, dimagrimento eccessivo, riduzione dell’appetito), e dalla presenza di ipoalbuminemia o vitamina B12. Nei pazienti in cui si sospetti una di queste patologie causa di diarrea cronica, il veterinario potrà richiedere delle indagini aggiuntive come esami di laboratorio generali e specifici, esami strumentali come per esempio un esame ecografico ed endoscopico ed un esame bioptico intestinale per definire la causa precisa e poter ottimizzare la terapia. L’approccio terapeutico della diarrea cronica causata da una di queste patologie intestinali, dipenderà dalla gravità della malattia in base ai segni clinici e mirerà a correggere le carenze nutrizionali, a contrastare l’infiammazione e la disbiosi, ovvero lo squilibrio della popolazione batterica intestinale, che consiste in un aumento delle specie batteriche che favoriscono l’infiammazione ed in una diminuizione delle specie batteriche meno inclini a indurre infiammazione.Per concludere possiamo dire che le malattie intestinali croniche del cane e del gatto sono patologie complesse e rappresentano una sfida diagnositica e tarapeutica che potrà essere vinta solo se ci sarà una stretta collaborazione e complicità fra il proprietario di animale ed il veterinario curante. “DVM, PhD, Diploma Master Universitario II livello in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva, consulente nutrizionale (Clinical Nutrition).". Dr. Giuseppe FebbraioAutore

Il mio pet fà feci brutte.

Il mio pet fà feci brutte.

Uno dei più comuni motivi di consultazione con il medico veterinario è la diarrea o ancora meglio la cattiva consistenza o aspetto delle feci prodotte dal proprio animale da compagnia. La consistenza e la forma delle feci dipendono soprattutto dal loro contenuto in acqua. Maggiore è il contenuto di acqua non riassorbito lungo il tratto intestinale maggiore sarà il volume delle feci e la consistenza varierà dal molle al liquido. Le feci “normali”, idealmente dovrebbero essere costituite da un cilindro lungo alcuni centimetri e sufficientemente spesso (anche in funzione delle dimensioni del pet in questione), di consistenza solida o morbida ma non molliccia e prodotte con una frequenza di evacuazione normale. La variazione da ciò che è la norma è un chiaro segnale che qualcosa non ha funzionato correttamente durante il processo digestivo. L'esame obiettivo delle feci può aiutarci a capire lo stato di salute dell’apparato digerente, e non solo, del nostro piccolo amico. In particolare se si riscontra una delle anomalie di seguito riportate, è bene contattare il proprio medico veterinario di fiducia e sottoporre il nostro pet ad una visita di controllo. Il veterinario clinico valuterà tutti gli aspetti, così come riferiti dal proprietario; ogni variazione da ciò che è considerata la norma per un animale in termini di consistenza e frequenza, colore, odore, tracce di sangue o presenza di muco/gelatina sulla superficie delle stesse dovrà essere considerata potenzialmente anormale e degna di discussione. La diarrea è il segno caratteristico della disfunzione intestinale. La diarrea può essere provocata da malattie intestinali primarie, patologie di organi importanti ai fini del processo digestivo (fegato, pancreas) o ad altri fattori (parassitosi) o condizioni che, invece, interessano in qualche modo la funzionalità intestinale comprese imprudenze dietetiche. Molti animali da compagnia con “diarrea” possono essere trattati con successo. La diarrea che non risponde soddisfacentemente alle abituali cure entro un periodo ragionevole necessita di un approccio diagnostico sistematico e rigoroso in funzione dell’età, della razza e delle condizioni complessive del paziente. Il medico veterinario può effettuare una serie di test supplementari, anche specifici qualora ce ne fosse bisogno, per facilitare la diagnosi e il trattamento della patologia sottostante. Esistono una varietà di test utili fra cui scegliere; la scelta varia ampiamente a seconda dell’anamnesi e dati clinici raccolti oltre che dalle condizioni generali del paziente. Le analisi di laboratorio aiutano il verterinario clinico ad identificare la causa o meglio comprendere la natura di alcuni disturbi intestinali persistenti o altre volte evidenziano importanti complicazioni causate dalla malattia gastroenterica o persino quadri clinici a essa non correlati. Una diagnosi precoce permette di formulare una prognosi favorevole e ottenere una buona risposta al trattamento nella maggior parte dei casi. “DVM, PhD, Diploma Master Universitario II livello in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva, consulente nutrizionale (Clinical Nutrition).". Dr. Giuseppe FebbraioAutore

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